L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 marzo 2015

Bugiardi non sono assunzioni ma richieste di decontribuzioni


Jobs Act. Continua la truffa dell'informazione

Jobs Act. Continua la truffa dell'informazione

Con le capacità che sono note, Tito Boeri, neo presidente dell’INPS offre i propri servigi al Governo Renzi, tenendosi comunque una porta aperta per le scontate contestazioni alle sue dichiarazioni. Ci riferiamo alla conferenza stampa nella quale dichiara, prendendosi pagine intere di quotidiani e ampi spazi televisivi, che dal primo al 20 febbraio sono state fatte 76 mila assunzioni grazie al Jobs Act.
Questo fa titolare al Corriere della Sera: “ Effetto bonus” 76 mila aziende assumono.
Le bugie hanno le gambe corte ed è facile scoprire che non di assunzioni si tratta, ma solo di una richiesta di un “codice per la decontribuzione” che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) servire ad assumere in futuro. E non potrebbe altrimenti, dato che il contratto a tutele crescenti è divenuto operativo solo il 7 marzo.
Altrettanto certo è che molte di queste aziende assumeranno. E’ scontato.
Questo lo sa bene Boeri perché è difficile che, da conoscitore del mercato del lavoro qual’è, non abbia chiesto agli uffici i dati concernenti le assunzioni nel 2014 nella tipologia “contratti a tempo indeterminato”. Per buona pace di Renzi il Jobs Act non servirà a creare nuova occupazione, ma solo a non fa pagare i contributi a chi comunque avrebbe assunto anche senza gli sgravi del Jobs Act. Questo invece dovrebbe preoccupare non poco il Presidente dell’INPS poiché tutti i nuovi assunti non pagheranno i contributi che saranno tutti figurativi a carico della collettività.
Invece Tito Boeri dà i numeri ma non quelli del 2014. Li diamo noi.
Nel terzo trimestre quindi da luglio a settembre del 2014, lungi dall’essere approvato il contratto renziano del “libero licenziamento”, le assunzioni a tempo indeterminato sono state ben 400 mila su circa 2,4 milioni di contrati di lavoro avviati! Tra l’altro con un incremento del 7.1 % su base annua. A questi dati vanno aggiunti più di 200 mila assunzioni con contratto di apprendistato che in termini di decontribuzione e precarietà è identico al contratto a tutele crescenti (addirittura più economico perché consente anche un salario contrattuale più basso).
In Italia a tutt’oggi abbiamo circa 12 milioni di occupati di cui più di 10 milioni con contratto a tempo indeterminato. E’ fisiologico che vi sia un turn over anche di questa tipologia contrattuale.
In conclusione continua la truffa del Governo e Informazione sulle norme e gli effetti del Jobs Act.
Purtroppo rimane la cruda realtà che ci dice che crescerà nel paese la precarietà del lavoro e la disoccupazione. Nel frattempo diminuiscono da subito diritti e democrazia.
Infine due considerazioni: 1°) Possibile che nessun giornalista senta la necessità di verificare quanto detto nelle conferenze stampa?
2°) Comincia proprio male signor Presidente Boeri. Non serve nascondersi dietro un inciso con il quale si afferma che “i dati non sono di facile interpretazione”. In questo caso I numeri sono numeri, parlano da soli. Nascondendoli non si fanno gli interessi dei “soci di riferimento” dell’INPS, che Le ricordiamo sono i lavoratori e le lavoratrici che pagano i contributi. Non il Governo che vorrebbe usare l’Istituto Previdenziale pubblico come un bancomat. Evitiamo di tramutarlo anche nell’ufficio stampa e propaganda” dell’esecutivo.

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