L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 marzo 2015

come non essere d'accordo con Don Angelo

«L’ideologia gender più pericolosa dell’Isis»: la frase choc in chiesa

Don Angelo Perego voleva invitare i fedeli a partecipare ad un incontro di riflessione programmato per il 27 marzo. Polemica sui social network

di Anna Campaniello

Don Angelo Perego
Don Angelo Perego
Messa con strascico polemico, in chiesa e sui social network. Ha scatenato una bufera la frase del sacerdote di Arosio (Como), don Angelo Perego, che ha annunciato un incontro sul tema delle identità di genere e ha detto: «L’ideologia gender è più pericolosa dell’Isis. La prima ci attacca dall’interno, la seconda dall’esterno». Un’unica frase, pronunciata al termine della messa per invitare i fedeli della piccola parrocchia in Brianza a partecipare ad un incontro di riflessione programmato per il 27 marzo per approfondire il tema dell’identità di genere. Tra i presenti alla messa, non tutti hanno preso bene l’intervento. Un omosessuale, che sembra conosca bene il sacerdote, è andato a chiedere spiegazioni e poi, evidentemente non soddisfatto dal tentativo di chiarimento, ha sfogato la sua rabbia contro don Angelo su Facebook.
Rapidamente, la frase pronunciata dal parroco è diventata di pubblico dominio e ha diviso i parrocchiani e non solo. Una polemica destinata a tenere banco, almeno fino all’incontro in programma a fine mese. Il sacerdote ha precisato di non essere omofobo e ha ripetuto che il suo non era un giudizio sugli omosessuali. Poi però non ha voluto più aggiungere altre dichiarazioni.
«Non dico più nulla, d’accordo con il mio parroco che mi ha chiesto di non fare altri commenti», ripete oggi. Domenica, giornata festiva, in parrocchia ovviamente l’argomento è diventato oggetto di discussione. Ma il sacerdote ha glissato e non ha detto nulla, almeno non ufficialmente. A questo punto, è in dubbio addirittura l’incontro del 27 marzo. «Non so – dice don Angelo -. Vedremo. Non posso dire altro». 

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