L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 marzo 2015

Def, si cerca la copertura per 10 miliardi degli 80 euro, attraverso l'impoverimento del paese, si chiamano tagli ai trasporti pubblici nazionali e locali

| categoria: politica

DEF/ Verso il rialzo del Pil, obiettivo destinare più risorse al welfare

L’obiettivo principale è quello di disinnescare aumenti di Iva e imposte indirette per oltre 16 miliardi. Ma dal mix di revisione della spesa, risparmi da spread e spiragli di crescita più sostenuta il governo conta anche di ottenere un margine di manovra, seppure ristretto, per dirottare maggiori risorse sul welfare. Tesoro e Palazzo Chigi ormai stanno limando gli ultimi dettagli sul Def, e si lavora per presentare il nuovo ‘tagliando’ sullo stato dell’economia prima della scadenza del 10 aprile, con un Consiglio dei ministri che potrebbe essere convocato già martedì o al massimo mercoledì prossimo. Certo, i segnali positivi dei primi mesi dell’anno si stanno moltiplicando – ultimo il balzo della fiducia delle imprese – ma non sono univoci, come hanno dimostrato i dati negativi sulla produzione e il fatturato industriale di gennaio e quello – significativo anche in prospettiva – degli ordinativi. Per questo, e anche per evitare di ‘inciampare’ come nel 2014 (quando ad aprile si era previsto il ritorno di un segno più che poi non si è verificato) l’intenzione dell’esecutivo sarebbe comunque quello di dare sì un chiaro messaggio di ottimismo, ma restando prudenti. L’asticella della crescita sarà così fissata oltre lo 0,6% indicato a ottobre, ma il ritocco sarà di uno, due decimali al massimo (0,7-0,8%). Stessa linea per il deficit che potrebbe scendere al 2,5% il prossimo anno (rispetto al 2,6% dell’ultimo aggiornamento del Def). Della migliore performance dell’economia, il premier Matteo Renzi sarebbe intenzionato a dedicare almeno un miliardo interamente a sostegno delle fasce più deboli (a partire dagli incapienti, anche se non è detto che si vada a toccare la famosa platea degli ’80 euro’). La precisa destinazione di eventuali risorse aggiuntive (dalla minore spesa per interessi si potrebbero recuperare tra i 4,5 e i 6 miliardi, cui andranno aggiunti gli incassi della voluntary disclosure) potrebbe non essere comunque specificata già del Def, dove invece dovrebbero essere indicati i nuovi obiettivi della spending review, affidata a Yoram Gutgeld e Roberto Perotti, dopo l’uscita lo scorso autunno del commissario Carlo Cottarelli. I suoi dossier, che ancora non sono stati resi pubblici, resteranno il canovaccio su cui si muoveranno i nuovi responsabili della revisione della spesa, che dovrebbero avere come target il recupero di almeno 10 miliardi. Tra i capitoli che dovrebbero essere cifrati, quello del taglio delle partecipate locali (entro fine marzo le amministrazioni dovrebbero inviare alla Corte dei Conti i loro piani di razionalizzazione, come previsto dalla legge di Stabilità), così come l’intera riforma della P.a. in dirittura d’arrivo entro l’estate. Sul tavolo anche il più volte rimandato riordino degli incentivi alle imprese (che vanno per la maggior parte a infrastrutture e trasporti). E dopo la cura dimagrante già imposta agli enti locali (in arrivo la suddivisione dei tagli alla sanità in carico alle Regioni), il faro si dovrebbe concentrare quest’anno sulle spese centrali e dei ministeri.

http://www.online-news.it/2015/03/30/def-verso-il-rialzo-del-pil-obiettivo-destinare-piu-risorse-al-welfare/#.VRoRrEaptE4

Nessun commento:

Posta un commento