L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 marzo 2015

Dobbiamo uscire dall'Euro, comandano loro e ci fanno apparire miserabili


Debito Italiano più Solvibile di quello Tedesco? Scopriamolo con alcune Infografiche…


debito-pubblico-solvibile
L’Italia qualche anno fa è entrata nell’infame categoria dei PIIGS, che identifica i paesi le cui non finanze sono a rischio e che soffrono di un rischio di insolvenza alto. Certo, le cose oggi sono migliorate ma chi potrebbe mettere in discussione un giudizio così negativo del Bel Paese, dal momento che solo quattro anni fa eravamo a rischio bancarotta? Qualcosa in grado di scardinare questa percezione c’è, e il riferimento non va solo agli sforzi “fiscali” a cui gli italiani sono stati chiamati di recente.
Due infografiche de Il Sole 24 Ore mostrano chiaramente che, se escludiamo il dato quantitativo (ossia la massa tout court) il nostro debito non è solo è sostenibile, ma lo è molto di più di quello tedesco.
Alcuni potrebbero storcere il naso di fronte alla decisione di trascurare il dato quantitativo, ma si tratta di una decisione fondata. Una piccola grande verità che in televisione spesso non viene detta, e che gli economisti tendono a trascurare, sta nel fatto che a incidere non è la grandezza del debito ma la sua composizione e gli interessi che si pagano su di esso. Gli interessi infatti sono gli unici elementi “debitori” che pesano sui bilanci statali. La prova di ciò si trova in Estremo Oriente. Il Giappone ha un debito di oltre 7.000 miliardi di dollari, pari al 220% del PIL. In termini assoluti, il triplo del nostro; in termini relativi, quasi il doppio. Eppure il debito nipponico è considerato tra i più solventi.
Oltre agli interessi, a influire sulla questione della solvibilità è il discorso sui detentori. Chi detiene il debito? Insomma, chi ha prestato i soldi allo Stato? Rispondere vuol dire scoprire il grado di insolvenza di un paese. E proprio le due infografiche dimostrano che, almeno da questa prospettiva, l’Italia è messa bene.
titoli-debito-pubblico
Da questa tabella si evince la quantità di debito interno, ossia in mano a individui o a istituzioni (pubbliche o private) che con il debito condividono la nazionalità. E’ sinonimo di solvenza, dal momento che non vengono convolti soggetti esteri. In breve, la parte blu (banche centrali nazionali), la parte azzurra (banche nazionali) e arancione scuro (investitori nazionali non bancari) sono ascrivibili alla categoria “creditori interni”. Ebbene, quelli italiani superano, per quota detenuta, tutti i paesi europei, persino la Germania (che in questa speciale classifica mangiano un po’ di polvere).
durata-media-debito-totale
Questa infografica mostra invece la durata media del debito. La durata è un fattore importante dal momento che più lunga è la scadenza di un debito minore è la possibilità di insolvenza: gli interessi vengono spalmati, l’onere di cercare un investitore che – al momento del rimborso – lo rimpiazzi è da porsi lontano nel tempo.
Ebbene, da questa immagine è chiaro che l’Italia è posta allo stesso livello della Germania e versa in una situazione migliore rispetto a quella di un colosso come gli Stati Uniti. La durata media del nostro debito è 6 anni. Solo il Regno Unito è staccato in modo deciso da noi, con 14 anni.

https://www.webeconomia.it/debito-italiano-solvibile-tedesco-infografiche/5827/

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