L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 marzo 2015

el Sisi, un'altro passo avanti nella guerra all'Isis

Egitto-Libia, l’Isis ha un nuovo nemico. È l’università Al-Azhar

Un centro per combattere propaganda sul web. Al Sisi prepara doppia offensiva

isisL’isis ha formalmente un nuovo nemico molto potente: è l’università Al-Azhar (“la luminosa”) del Cairo, uno dei centri culturali e religiosi più importanti dell’Islam sunnita. La struttura, guidata dall’imam Ahmed Muhammad Ahmed al-Tayeb, ha annunciato la costituzione di un centro informatico per monitorare e contrastare su internet lo Stato Islamico, usando lo stesso linguaggio dei fondamentalisti e i medesimi canali di divulgazione. Recentemente l’Istituto si era schierato contro il Daesh e il fondamentalismo in generale con le parole dell’Imam, che aveva esortato i giovani a non cadere nelle trappole dei gruppi terroristici e con il lancio di un canale satellitare multilingue (arabo, inglese, francese e tedesco) per contrastare la diffusione di ideologie fondamentaliste. L’apertura del Centro, però, fa fare un salto di qualità all’Organizzazione e la pone formalmente come nemico dell’Isis. Soprattutto per le sue caratteristiche “offensive” nei confronti della propaganda del Califfato. La struttura potrà contare potenzialmente su circa 300 mila occhi e orecchie, che corrispondono al numero annuale degli inscritti all’università e provenienti non solo dall’Egitto, ma da quasi tutti i paesi musulmani del mondo e non solo.
Inoltre, le stesse specializzazioni dell’ateneo, che vanno da ʿulūm dīniyya (scienze religiose) a Giurisprudenza (basata soprattutto sull’insieme delle discipline giuridiche che fanno riferimento alla Shari’a), permetteranno a chi opererà nel centro di poter contrastare efficacemente la propaganda ihadista, sfatando le  interpretazioni che i fondamentalisti attribuiscono ai precetti del Corano e che giustificherebbero la loro personale “Guerra Santa”. Nel frattempo, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha ordinato la chiusura di 27 mila moschee nel paese a rischio di infiltrazione da parte di elementi o predicatori jihadisti. Non è stata resa nota la lista dei luoghi di culto, ma sembra che siano collocati in tutto il paese. L’obiettivo è ridurre la capacità operativa e di reclutamento di combattenti da parte del Daesh nel momento in cui il paese si appresta – se nel frattempo non muteranno favorevolmente le condizioni in Libia (vedi un accordo tra i due “governi) – a lanciare una doppia offensiva di massa nella Penisola del Sinai e a Derna, roccaforte dell’Isis.
Sul primo versante, lo scopo è eliminare il movimento Ansar Bayt al-Maqdis, alleato da tempo con l’Isis. A questo proposito, sono già cominciati bombardamenti mirati con gli elicotteri Apache che hanno causato la morte di 15 membri dell’organizzazione tra cui uno dei suoi capi: Ashraf Abu Zrai’y. Le azioni sono avvenute presso il villaggio di al-Moqataa e hanno visto gli apparecchi attaccare tre edifice e un veicolo (su cui viaggiavano Zrai’y, l’autista e una guardia del corpo, tutti uccisi). Sul secondo, è cacciare gli jihadisti dalla loro roccaforte libica. Dopo la recente operazione nella città e grazie alle informazioni ottenute dai 55 guerriglieri catturati, Il Cairo ha cominciato a pianificare l’operazione assemblando una forza militare ad hoc.
Si tratta di un contingente misto a livello di brigata di cui fanno parte assetti di fanteria leggera e meccanizzata, nonché di artiglieria pesante, che si andranno ad affiancare ai commandos delle unità 777 e 999, che da tempo si sono infiltrati in Libia e monitorano costantemente la situazione nell’area per rilevare le coordinate dei bersagli e preparare l’arrivo del grosso delle forze. I miliziani del Daesh, intuendo i rischi, hanno invece cominciato a ripiegare verso Gebel el-Achdar, la “Montagna Verde” situata nei distretti di Derna, Gebel el-Achdar e Al-Marj, nota per essere stata il luogo di rifugio dei ribelli anti-Gheddafi, sterminati però dai mercenari serbi ingaggiati dal Rais. L’obiettivo è duplice: da una parte evitare di rimanere imbottigliati nella città, diventando un facile bersaglio; dall’altra usare la posizione “privilegiata” per analizzare i movimenti del nemico e “sganciarsi” verso altre direzioni se necessario.

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