L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 marzo 2015

foreign fighter, chi li paga, chi li mantiene, chi li arruola, chi li addestra, per riposarsi ritornano nei paesi d'origine, per poi ripartire


su Esteri, In Primo Piano / di REDAZIONE ESTERI / il 27 febbraio 2015
il generale James Clapper, Director of National Intelligence (DNI), denunzia al Senato federale: permette libertà di movimento ai jihadisti, vanificando gli sforzi

James Clapper, Director of National Intelligence (DNI)
  James Clapper, Director of National Intelligence (DNI)


Washington – L’intelligence statunistense si toglie i guanti nei confronti della Turchia, con una dichiarazione che non mancherà di sollevare reazioni da Ankara. Nel corso di un’audizione di fronte alla Commissione Difesa del Senato federale, il generale in quiescenza dell’Air Force James Clapper, Director of National Intelligence (DNI, vertice dell’intelligence community americana e nuova denominazione dal 2005 del direttore della CIA), ha affermato di ritenere che “la Turchia abbia altre priorità e altri interessi” nella guerra al jihad islamista, permettendo ai jihadisti di muoversi liberamente verso la Siria.
“I sondaggi della pubblica opinione in Turchia – ha aggiunto Clapper – non mostrano l’Isis come una minaccia primaria” per la Turchia, dove si crea un ambiente “permissivo” per il reclutamento dei cosiddetti “foreign fighter” che si recano in Siria per unirsi al sedicente Stato Islamico: Stato Islamico è una definizione che però non viene mai utilizzata nell’ambito dell’Amministrazione Obama, usa a sfuggire alla realtà e alla minaccia statale costituita dal movimento jihadista sunnita operante tra Siria e Iraq. 
“Così qualcosa come il 60 per cento di questi combattenti stranieri trovano la loro strada verso la Siria attraverso la Turchia”, ha chiarito Clapper, il quale ha anche riconosciuto una riluttanza iniziale di altri Stati del Medio Oriente verso l’ISIS. Freddezza che  però sembra essere svanita di fronte alla “selvaggia brutalità” dei jihadisti agli ordini di Abu Bakr al-Baghdadi, che ha avuto un paradossale “effetto galvanizzante sull’opinione pubblica nella regione mediorientale”, spingendo i governi della regione a rafforzare la Coalizione Internazionale guidata dagli Usa.
In particolare la posizione del re giordano Abdullah II, in reazione all’inumano rogo in cui è stato ‘giustiziato’ l’ufficiale dell’aviazione militare giordana, Muad al-Kasaesbeh, ha smosso l’opinione pubblica mediorientale, che ha nel presidente egiziano Abd al-Fattā al-Sīsī un altro paladino della lotta al jihadismo e un grande riformatore sociale e politico.
Tuttavia Abd al-Fattā al-Sīsī è su posizioni critiche verso l’Amministrazione Obama, accusata di aver sbagliato del tutto l’analisi e gli strumenti con cui opporsi al fondamentalismo islamico fin dal sostegno americano ai Fratelli Musulmani egiziani nella falsa primavera araba del 2011.
Le parole di Clapper peraltro sono espresse da un ex militare e non sono mai rivolte agli ambienti militari turchi, perché l’ex generale dell’Air Force conosce quale ruolo abbiano svolto i militari nella modernizzazione della Turchia e nella tenuta contro l’islamismo, che invece sembra essere lo scenario di sviluppo della leadership politica turca guidata dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

http://www.horsemoonpost.com/2015/02/27/guerra-al-jihad-il-capo-dellintelligence-usa-punta-il-dito-contro-la-turchia-non-considera-priorita-la-lotta-a-isis/

Nessun commento:

Posta un commento