L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 marzo 2015

Francesco è sempre un passo avanti rispetto all'idiozia al governo


Riforma della Scuola. Matteo Renzi vada a scuola da Papa Francesco!

Posted on Antonio Curci
papa francesco scuola
Ci voleva Papa Francesco ad accendere i riflettori sul mondo della scuola. Dopo anni di riforme basate esclusivamente sulla logica del “taglia” e “incolla” da un’altra parte, i docenti si sono ritrovati senza più credibilità sociale e una degna retribuzione per un lavoro non facile e soprattutto strategico per la vera crescita del Paese.
Papa Francesco ha detto: “Insegnare è un lavoro bellissimo. Peccato che gli insegnanti siano malpagati“. Senza se e senza ma, la verità è questa: i docenti percepiscono stipendi umilianti.
Se mai ce ne fosse stato bisogno, il Santo Padre ha tenuto a far sapere al mondo (e soprattutto alla classe politica italiana, ndr) che “non c’è soltanto il tempo che (i docenti, ndr) spendono per fare scuola, poi devono prepararsi, poi devono pensare ad ognuno degli alunni: come aiutarli ad andare avanti“. E’ intellettualmente onesto questo Papa che tanto sta “rompendo” stereotipi e tabù, al punto che probabilmente non sono pochi coloro che lo vorrebbero al più presto destituito dalla sua carica di Capo della Chiesa Universale; del resto Egli stesso ha ammesso che il suo Pontificato potrebbe durare ancora per poco.
Francesco parla senza timori e in nome della Verità. “È un’ingiustizia – ha affermato quando parla dello stipendio degli insegnanti -. Io penso al mio Paese, che è quello che conosco: poveretti, per avere uno stipendio più o meno che sia utile, devono fare due turni! Ma un insegnante come finisce dopo due turni di lavoro?“.
Non c’è dubbio che l’insegnamento sia un mestiere strategico per il Paese e Papa Francesco ha voluto sottolinearlo: “È un lavoro malpagato, ma bellissimo perché consente di veder crescere giorno dopo giorno le persone che sono affidate alla nostra cura. È un po’ come essere genitori, almeno spiritualmente. È anche una grande responsabilità!“.
I giovani, davanti a loro, hanno sostanzialmente due possibilità: sottomettersi alla logica della strada o vivere con gioia la dimensione della scuola. Soprattutto in certi luoghi, l’insegnante è quella persona che con la sua missione sociale e testimonianza di vita sottrae (talvolta senza neanche saperlo) alla malavita potenziali risorse umane utili a costituire la nervatura di quella manovalanza che consente di ossigenare certe ben note attività.
Il prof invece infonde ai ragazzi l’amore per la vita, il gusto del bello, il piacere della scoperta, la voglia di conoscere, il bisogno di migliorarsi, giorno dopo giorno. La migliore arma per ripulire il mondo dalla mediocrità e dall’ignoranza, naturali concimi di tessuti sociali malati, è proprio la Scuola, anche con le sue inevitabili contraddizioni. Non c’è alternativa e questo i Governanti di questo Paese lo devono sapere.
Perché bisogna ridare ai professori credibilità sociale che passa anche attraverso il riconoscimento economico del loro impegno quotidiano?
La risposta la fornisce proprio Papa Francesco:  “La Scuola può essere un punto di riferimento positivo  o diventarlo se al suo interno ci sono insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno studente, che deve sentirsi accolto e amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità. In questa direzione il vostro compito è quanto mai necessario“.
Parole forti quelle del Santo Padre che giungono in un momento storico in cui per l’ennesima volta, l’ennesimo premier di questo bellissimo Paese, sta per varare l’ennesima riforma della Scuola. Prima di farlo, però, è bene che Renzi  si rechi da Papa Francesco, anche solo per un consiglio.
Antonio Curci

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