L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 marzo 2015

Fronte Unico #No3GuerraMondiale, una vittoria

Sconfitta bruciante per gli Stati Uniti

La Cina vince una partita nella “terza guerra mondiale a pezzi” con la superpotenza americana

Il tentativo degli Stati Uniti di contenere la Cina ha subito una bruciante sconfitta. Infatti Washington all’inizio della settimana ha richiamato pubblicamente all’ordine il Governo britannico per aver aderito alla proposta cinese di partecipare alla fondazione della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB). Secondo la Casa Bianca gli alleati degli Stati Uniti non devono partecipare ad un’iniziativa che – sempre stando a Washington – ha un chiaro scopo politico e geostrategico anche perché sarà controllata da Pechino. Londra non si è fatta intimorire e ha risposto per le rime affermando che la Gran Bretagna considera la Cina un partner commerciale ed economico e non – come fanno gli Stati Uniti – un nemico strategico. La ferma opposizione inglese ha infranto le paure degli altri Paesi europei con il risultato che ieri Germania, Francia ed Italia hanno annunciato che parteciperanno alla fondazione di questo istituto che avrà un capitale di 50 miliardi di dollari, di cui il 49% dovrebbe essere sottoscritto dal gigante asiatico. La deriva europea induce facilmente a prevedere che a questa iniziativa cinese si accoderanno altri Paesi come la Corea del Sud e l’Australia che finora avevano indugiato a causa del veto americano. Questo istituto sarà un’alternativa alla Banca per lo sviluppo dell’Asia, che – secondo Pechino – è controllata da Stati Uniti e Giappone e non svolge quel ruolo di finanziamento delle infrastrutture indispensabile per i Paesi del Continente asiatico. Questo istituto fa parte di quella strategia definita al vertice dei BRICS di costituire delle istituzioni internazionali alternative alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale che sono in via di costituzione.
Questo rovescio è di grande rilevanza, poiché rimette in discussione l’intera strategia americana di contenimento del gigante asiatico. Essa ha due componenti. La prima è militare e si chiama “Pivot to Asia” e prevede di fatto una strategia di accerchiamento della Cina con la costruzione di nuove basi militari americane (alcune già in costruzione come quella nel Nord dell’Australia) e il trasferimento nel Pacifico di unità finora dislocate in Europa. La seconda è di carattere commerciale ed economico. Essa prevede la costituzione di due grandi mercati “comuni” uno con gli europei dal nome Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) e uno con gli alleati asiatici degli Stati Uniti dal nome Trans-Pacific Partnership (TPP), dal quale è espressamente esclusa la Cina, che è il principale attore economico e commerciale del Continente. L’obiettivo è legare nel modo più indissolubile le economie di questi Paesi agli Stati Uniti. Attualmente si stanno negoziando questi accordi, ma queste trattative sono tenute segrete, come se si trattasse di un segreto militare. Ad ogni modo qualcosa è filtrato e quanto si è venuto a sapere TERRORIZZA LETTERALMENTE. Infatti i Paesi contraenti perdurerebbero definitivamente la loro sovranità nazionale. Infatti le dispute verrebbero regolate da una corte d’arbitrato internazionale che non è appellabile. Per chiarire la posta in gioco è utile fare un esempio: un’impresa multinazionale insoddisfatta delle politiche nazionali in un Paese in cui opera, che possono riguardare le sostanze proibite, gli OGM, il sistema sanitario, le regolamentazioni bancarie, ecc, può ritenere che queste norme violino l’accordo e può appellarsi a una corte arbitrale. Se questa le dà ragione, lo Stato in questione deve rispettare il verdetto. Il sistema proposto non minerebbe solo la sovranità nazionale, ma altererebbe le regole a favore delle grandi multinazionali. Insomma, si prenderebbero due piccioni con una fava: si legherebbero indissolubilmente gli alleati agli Stati Uniti, da un canto, e si sottometterebbero questi Paesi al Governo delle multinazionali e delle grandi banche, che è oggi il modello economico che propugna Washington. Vi è da sperare che, come è accaduto in questi giorni sulla proposta, i Paesi europei abbiano la forza di respingere il diktat di Washington.
Tutto ciò fa parte di quella “terza guerra mondiale a pezzi” che è già cominciata e che è stata giustamente evocata da Papa Francesco. È una guerra che si combatte su tutti gli scacchieri, da quello commerciale a quello finanziario, da quello propagandistico a quella nel cyberspazio, fino alla vera e propria guerra guerreggiata. Al confronto principale tra Stati Uniti, in declino economico a causa del dominio di mondo finanziario e multinazionali, si contrappone una Cina in ascesa e che cerca attraverso la proposta della Via della Seta di riunire il Continente euroasiatico attraverso grandi investimenti nelle infrastrutture. Queste idee abbracciate dai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) stanno facendo strada e preoccupano Washington che continua ad avere un’indiscussa supremazia militare, ma che non ha più la forza di attrazione di un modello economico vincente e giusto. Da tutto ciò deriva la crescente difficoltà di far marciare i Paesi alleati e alla luce del confronto primario con la Cina si devono leggere la crisi ucraina e il grande pasticcio del Vicino Oriente. Infatti la crisi ucraina è stata creata per rimettere in riga la parte principale dell’Europa che guardava sempre più ad Est e provocare un cambio di regime in Russia per accerchiare la Cina. Nel Vicino Oriente il tentativo americano di giungere ad un accordo con l’Iran è in realtà un rovesciamento delle alleanze nella regione che prende atto della sconfitta della strategia americana e della debolezza degli alleati nella regione (da Israele alle monarchie del Golfo).
Su questi temi torneremo approfonditamente, ma è bene concludere sottolineando che non regge l’immagine di una superpotenza americana tutrice della pace e di regole condivise di gestione delle crisi del mondo. Oggi non solo l’economia, ma anche gli equilibri geopolitici internazionali sono in profondo mutamento e il confronto non avviene rispettando le regole, ma a colpi di forza. È questo nuovo mondo che dobbiamo cominciare a capire anche perché è in questo mondo che dovremo continuare a vivere.

http://www.ticinonews.ch/tuor-blog/231768/sconfitta-bruciante-per-gli-stati-uniti 

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