L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 marzo 2015

Governo nasconde i conti dello stato al Parlamento


Derivati: le tre ragioni del Tesoro per non svelare i contratti

Tre no ai deputati che chiedevano di vedere i contratti derivati siglati dal Tesoro negli anni Novanta con le banche d’affari. Li ha messi nero su bianco Maria Cannata, il dirigente che gestisce il debito pubblico italiano, rispondendo alla raccomandata di fine gennaio con la quale i parlamentari grillini domandavano di accedere a quegli atti. A un mese di distanza, il dirigente generale ha fissato con la forza dei riferimenti normativi un rigetto rivendicato già in audizione alla Camera, durante l’indagine conoscitiva sul tema, quando aveva parlato della necessità di garantire la riservatezza per evitare la speculazione e per non dare un vantaggio competitivo alle controparti del Tesoro, le banche stesse.

Nella lettera inviata in primis al deputato M5S Daniele Pesco si risponde alla richiesta di avere “conoscenza della reale rilevanza finanziaria degli impegni sottoscritti dallo Stato per meglio parametrare proposte di legge ed emendamenti necessitanti di copertura finanziaria”. In sostanza di quali perdite potenziali (legate ad andamenti di mercato o clausole accessorie) ci si deve preoccupare. Ma, in primo luogo, per l’Ufficio legislativo del Mef non ci sono obblighi di disclosure, nemmeno alla luce del decreto 33 del 2013 che ha riordinato gli obblighi di trasparenza della Pa.

Ciò detto, Cannata ricorda che “il mezzo proprio” per far domanda di quelle carte – visto che viene da parlamentari in relazione all’espletamento del loro mandato – sarebbe l’atto di sindacato ispettivo. Ma anche in questo caso, già nel 2003 e nel 2009 la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi ha dato il suo parere. Secondo stop. Il terzo risale alla legge del 1990, la 241. Per la quale, ci vuole un “interesse personale, diretto, concreto e attuale” per accedere a un documento. Ma, scrive Cannata, nel caso specifico “le motivazioni poste a fondamento della richiesta d’accesso chiariscono che tale richiesta è preordinata a un controllo generalizzato dell’operato della pubblica amministrazione nella materia”. E proprio la legge del 1990 blocca per questa motivazione l’accesso agli atti. Per di più, “la richiesta non risponde alla soddisfazione di un’esigenza conoscitiva personale e diretta, attesa la natura del mandato parlamentare”. E la Res Publica, che non ha nulla di personale sul tema, attende.

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