L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 11 marzo 2015

i cialtroni a Bruxelles ci spieghino come fanno ad arrivare a 315 miliardi

analisi

La Cdp resta fuori dal Qe ma dà soldi per il piano Juncker

di Marcello Bussi

La Cdp resta fuori dal Qe ma dà soldi per il piano Juncker
L'Italia darà il suo contributo al Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi) lanciato lo scorso novembre dal presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. L'obiettivo è mobilitare 315 miliardi attraverso contributi pubblici e privati. L'Italia metterà quindi sul piatto 8 miliardi, tanti quanto Germania e Francia, mentre la Spagna ha promesso 1,5 miliardi. Come si possa arrivare dai 25,5 miliardi iniziali a 315 è un mistero che Juncker non ha ancora svelato.

Vale comunque la pena notare che l'Italia si impegna per una cifra pari a quella di Germania e Francia, che però hanno un pil più alto del nostro. Questo significa che, in proporzione, è Roma a dare più soldi di tutti. Soldi che verranno messi a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti, quella stessa Cdp esclusa dall'elenco delle Agenzie nazionali (quattro tedesche, due francesi e una spagnola) i cui bond potranno essere acquistati dalla Bce nell'ambito del Qe. Non si è capita la ragione dell'esclusione della Cdp. Si spera in un rapido chiarimento perché altrimenti il comportamento della Cassa ricorderebbe fin troppo da vicino quello dell'industrialotto che parla in dialetto e finanzia il club dei signorotti locali nella speranza di esservi ammesso in un futuro anche lontano.

Il ministro dell'Economia, Gian Carlo Padoan, ha assicurato che gli 8 miliardi serviranno a finanziare piattaforme di progetti prevalentemente di interesse nazionale. Ma poiché l'Italia viene dipinta all'estero come un Paese che butta via i soldi elargiti dall'Ue, mentre in realtà è un contribuente netto (il colmo è che anche gli italiani credono alla vulgata bavarese), resta sempre il sospetto che alla fine buona parte di quegli 8 miliardi andrà a finanziare progetti di interesse nazionale della Finlandia e dei Paesi baltici, di quegli Stati, insomma, sempre pronti a farci la morale dall'alto delle loro presunte virtù.

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