L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 marzo 2015

i cittadini sono perseguiti per pochi euro, i governanti impuniti per miliardi

Il capo gruppo di Fi chiede che il governo spieghi il buco dei derivati

Brunetta: "La perdita di Monti con Morgan Stanley è stata di 2,6 mld. Chi paga?"

Lunedì 23 marzo scorso, Renato Brunetta, capogruppo alla Camera dei Deputati di Forza Italia, ha presentato al Ministro dell'Economia e delle Finanze un'interpellanza urgente per far luce su quanto accadde nel 2011. Ricordate quando le agenzie di rating declassarono all'improvviso la loro valutazione sul debito pubblico italiano? Fu uno tsunami dalle gigantesche conseguenze politiche ed economiche


Renato Brunetta.
Renato Brunetta.
ROMA - Lunedì 23 marzo scorso, Renato Brunetta, capogruppo alla Camera dei Deputati di Forza Italia, ha presentato al Ministro dell'Economia e delle Finanze un'interpellanza urgente per far luce su quanto accadde nel 2011. Ricordate quando le agenzie di rating declassarono all'improvviso la loro valutazione sul debito pubblico italiano? Fu uno tsunami dalle gigantesche conseguenze politiche ed economiche per il paese. Ad oggi l'Italia, a causa di quegli avvenimenti tutt'ora oscuri, rischia perdite superiori ai 40 miliardi di euro (oltre a quanto già pagato in precedenza).
UNA VICENDA TROPPO «OPACA» - Come scrive Brunetta: «ciò di cui oggi si è, a fatica, al corrente è soltanto che il totale di titoli derivati sottoscritti dallo Stato italiano ammonta a circa 160 miliardi di euro (di cui il 72 per cento sono «interest rate swap»; il 12 per cento sono «swaption»; 14 per cento sono «cross currency swap»; il 2 per cento altri titoli derivati legati ad operazioni specifiche), pari a un decimo del prodotto interno lordo del nostro Paese; che le controparti sono le stesse banche che acquistano sul mercato primario i titoli di Stato italiani; che nel 2012 il Governo Monti ha «chiuso» un contratto in essere con Morgan Stanley realizzando perdite per 2,6 miliardi di euro e che, sull'intero ammontare, si rischiano perdite superiori a 40 miliardi di euro». C'è davvero «troppa opacità sull'argomento», ed «emerge non solo dalle due audizioni presso la Commissione finanze della Camera (10 e 26 febbraio 2015) della responsabile della gestione del debito pubblico italiano, dottoressa Maria Cannata, ma anche dal processo sulle agenzie di rating in corso a Trani, con particolare riferimento al 'caso Morgan Stanley'.» Un'opacità, come scrive Brunetta, «del tutto ingiustificata e ingiustificabile. Così come ingiustificati e ingiustificabili sono i ripetuti appelli del Tesoro alla «riservatezza» delle informazioni per evitare la reazione dei mercati.»

IL DOWNGRADE IMPROVVISO DA PARTE DELLE AGENZIE DI RATING CAUSO' UNO TSUNAMI - Ciò che deve essere ancora chiarito è «la posizione finanziaria dell'Italia in relazione a questi pericolosi, e costosi, titoli in portafoglio», e il ruolo giocato dalle agenzie di rating. Come ricorda il forzista nella sua interpellanza, anche la giornalista Milena Gabanelli, in un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera del 23 dicembre 2014, aveva chiesto che il governo italiano e il MEF facessero luce sulla questione. E non si tratta di roba da poco. «Il tema dei derivati è strettamente collegato a quanto avvenuto in quei mesi del 2011: il downgrade anomalo del debito pubblico dell'Italia da parte delle agenzie di rating innescò la corsa al rialzo dello spread tra i rendimenti dei titoli decennali del debito pubblico italiano e i corrispondenti titoli del debito pubblico tedesco. E la corsa a rialzo dello spread aumentò il potere contrattuale delle banche con cui lo Stato aveva in essere contratti derivati, ai fini della loro rinegoziazione, o, come è avvenuto nel 2012, proprio con il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Monti, per «chiuderli», alla cifra di 2,6 miliardi di euro», scrive Brunetta e sottolinea che: «Downgrade e spread sono stati utilizzati, da un lato, a livello politico, per portare alle dimissioni del Governo Berlusconi e, dall'altro, a livello finanziario, dai mercati, per speculare sui titoli del debito pubblico italiano e dalle banche, per aumentare il proprio guadagno nel rinegoziare i titoli derivati stipulati con lo Stato italiano.» Al di là della teoria del complotto ai danni dell'Ex Cavaliere – più o meno condivisibile, e già ampiamente argomentata nel libro di Alan Friedman - il ruolo giocato dalle agenzie di rating e dalla finanza internazionale ai danni dell'Italia merita certamente un approfondimento. Speriamo che questo accorato appello, che arriva da parte di un esponente di Forza Italia ma è nell'interesse di tutti, trovi una risposta concreta, e che finalmente si faccia luce su quanto accadde nel 2011.

http://politica.diariodelweb.it/politica/articolo/?nid=20150325_337146

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