L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 marzo 2015

i diritti acquisiti sono stati devastati ma non per i privilegiati possiamo equiparare azzerando e ripartendo


Ecco le pensioni alla Matteo Salvini

24 - 03 - 2015 Giuliano Cazzola
Ecco le pensioni alla Matteo Salvini
Le Punture di Spillo di Giuliano Cazzola
Elezioni in Andalusia: Podemos?… Mica tanto.
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La Lega di Matteo Salvini si cimenta con una riforma delle pensioni che – dicono – sarebbe ‘’rivoluzionaria’’. In effetti, se per rivoluzione si intende far saltare il sistema e condannare gli anziani alla povertà, le proposte del Carroccio sono proprio azzeccate.
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Il modello leghista, anche se stesse in piedi (cosa più che dubbia) sul piano finanziario, prefigurerebbe comunque un forte depotenziamento del sistema obbligatorio, che verrebbe ricondotto ad assicurare un livello di mera sussistenza. Si dovrebbe almeno riaprire il capitolo della previdenza privata a capitalizzazione, spostando, su di essa e sul suo sviluppo,  il compito  di realizzare un minimo di adeguatezza dei  futuri trattamenti pensionistici.
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Poi, visto che non esistono più regole, ma solo un clima da caccia all’uomo, possiamo aspettarci  di tutto. Persino il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che non è Matteo Salvini, si è messo in testa di applicare retroattivamente il calcolo contributivo, manomettendo prestazioni a suo tempo liquidate sulla base delle leggi allora vigenti.
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Il governo deve trovare il modo di tagliare dieci miliardi di spesa pubblica, altrimenti sarà costretto ad aumentare le aliquote dell’Iva e le accise. Contemporaneamente flirta con quei settori che si propongono di aumentare la spesa scardinando la riforma Fornero delle pensioni. Strizza l’occhio ai ‘’grillini’’ per quanto riguarda l’istituzione del reddito minimo garantito. Nel frattempo, non ha stanziato risorse adeguate per i nuovi ammortizzatori sociali. Come se non bastasse, l’auspicabile successo dell’operazione ‘’contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti’’ causerebbe qualche problema dal punto di vista delle entrate fiscali e contributive, in considerazione delle agevolazioni previste.
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Nell’ambito del Jobs act Poletti 2.0, si sono perse le tracce dello schema di decreto sulle forme contrattuali. Il testo circolato è bloccato dalla Ragioneria generale dello Stato per motivi di copertura. Il ragionamento dei custodi dei conti pubblici è semplice. Nello schema è previsto il  superamento delle collaborazioni, una parte delle quali saranno trasformate in contratti di nuovo conio. Succederà, allora, quanto segue: mentre attualmente questi soggetti sono iscritti alla Gestione separata presso l’Inps dove versano i contributi, venendo assunti con il contratto a tutele crescenti, i loro datori ne sarebbero esonerati per un triennio.

http://www.formiche.net/2015/03/24/ecco-le-pensioni-alla-matteo-salvini/

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