L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 marzo 2015

il caimano al governo, cerca i 10 miliardi degli 80 euro altrimenti l'Iva schizza al 25%, altro che ripresa

la manovra

Comuni e trasporti, nuovi tagli

I risparmi per evitare l’aumento da 16 miliardi dell’Iva previsto per il 2016. Sanità, costi standard nelle Regioni, calmiere agli acquisti degli enti locali

di Enrico Marro

(Ansa) (Ansa)

ROMA Il governo è a caccia di 10 miliardi di euro per evitare che nel 2016 scattino le clausole di salvaguardia previste dalle ultime due leggi di Stabilità. Clausole inserite per ottenere il via libera di Bruxelles e che prevedono l’aumento dell’Iva e delle accise l’anno prossimo per un maggior gettito di 16 miliardi. Per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, trovare risorse alternative a questo nuovo aumento delle tasse è una priorità. E ovviamente vanno trovate tagliando la spesa pubblica. Per questo il piano per la spending review sarà centrale nel Def, il Documento di economia e finanza che il governo approverà entro il 20 aprile, per poi mandarlo in Parlamento e alla Commissione europea.
Due nuovi commissari?
Il Def indicherà le linee guida per la legge di Stabilità del 2016. Al ministero dell’Economia e a Palazzo Chigi hanno sul tavolo il pacchetto di proposte lasciato dall’ex commissario Carlo Cottarelli. Ma devono anche sciogliere il nodo che riguarda la nomina di due nuovi commissari. Palazzo Chigi, qualche settimana fa, aveva fatto filtrare che l’incarico sarebbe andato a due dei consiglieri del premier Matteo Renzi che già si occupano della materia: Yoram Gutgeld e Roberto Perotti. Ma il relativo Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) è rimasto nel cassetto. Si è ipotizzato che Padoan si fosse messo di traverso, ma i suoi collaboratori smentiscono. E anzi dicono che «non ci sarebbe alcun problema da parte nostra» sulla eventuale nomina dei due commissari.
Il Def, finalmente, quest’anno può contare su basi di partenza favorevoli. Il Prodotto interno lordo dovrebbe crescere, secondo le stime più accreditate, dello 0,8% nel 2015, contro lo 0,6% previsto dallo stesso governo alla fine del 2014. E l’anno prossimo dell’1,5%.
Tante voci
Per ridurre la spesa pubblica di 10 miliardi (su un totale di oltre 800 miliardi) il governo punta su un piano con molte voci. Applicazione massiccia dei costi standard a Regioni, Comuni e spesa sanitaria. Taglio delle società partecipate dagli enti locali (11 mila, secondo l’Istat, di cui 1.454 non attive). Le misure già previste dall’ultima legge di Stabilità potrebbero intanto essere rafforzate con il disegno di legge delega di riforma della Pubblica amministrazione all’esame del Parlamento. Razionalizzazione del trasporto pubblico locale, con l’obbligo di gare per l’affidamento del servizio, il taglio dei trasferimenti alle Regioni che non ottemperano e l’applicazione dei costi standard per la definizione dei trasferimenti stessi, come prevede un disegno di legge che dovrebbe arrivare presto in Consiglio dei ministri.
Riassetto delle articolazioni periferiche della Pubblica amministrazione e dei corpi di polizia. Anche qui le prime novità (assorbimento del corpo forestale) potrebbero arrivare con gli emendamenti alla riforma Madia. Introduzione di severi criteri di valutazione costi benefici sulle opere pubbliche. Abbattimento delle 30 mila stazioni appaltanti e allargamento del perimetro di azione della Consip, la Centrale pubblica degli acquisti di beni e servizi, passando dai 38 miliardi presidiati ora a 50 miliardi (su un totale potenziale di 90).
Migliorano i saldi
Ci sono poi i capitoli più delicati. Le tax expenditure, cioè il riordino degli sgravi fiscali, pure previsto dalla delega sul Fisco, e degli incentivi alle imprese. Capitoli anche questi indicati nel piano Cottarelli del 18 marzo 2014, che puntava a tagli per ben 34 miliardi nel 2016, e che sono rimasti sulla carta. Oltre ai 10 miliardi di tagli alla spesa, il Def dovrebbe contare su 4 miliardi in meno di oneri sul debito pubblico, grazie alla riduzione dei tassi. L’aumento del Pil dovrebbe infine garantire, oltre a maggiori entrate, un miglioramento dei saldi di bilancio fondamentali per passare gli esami a Bruxelles. Il deficit potrebbe scendere quest’anno al 2,6% del Pil e nel 2016 sotto il 2%. E il debito pubblico cominciare a scendere, nel 2016 sotto il 130%. 

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