L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 marzo 2015

il Pd a Roma, un'accozzaglia di fazioni e sub fazioni tese solo al procacciamento di interessi personali e di consorteria






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DOCUMENTO CIRCOLO PD ESQUILINO - ORFINI.pdf



Al Presidente del PD On. Matteo Orfini

Commissario Straordinario del PD Roma

Caro Presidente,

Il documento che segue, a te indirizzato, è stato elaborato a seguito di due Assemblee degli iscritti

del Circolo PD Esquilino dedicate alla situazione amministrativa di Roma ed alla situazione della

Federazione Romana del PD, all’indomani dell’inchiesta Mafia Capitale e tenutesi in data

11.12.2014 e 05.02.2015, ed approvato dall’Assemblea degli iscritti tenutasi in data 06.03.2015.

Fin dalla prima Assemblea è anche emersa la volontà di invitarti al nostro Circolo nel tuo ruolo,

allora appena assunto, di Commissario della Federazione Romana, per un confronto aperto sugli

stessi temi, che ora potremo fare anche alla luce anche delle azioni da te già messe in campo.

Ti siamo grati di avere accolto il nostro invito e ti aspettiamo al Circolo Esquilino giovedì 16

marzo.

Roma, 24.03.2015

Caterina Zuccaro

Segretaria Circolo PD Esquilino

IL PD ROMA: PROSPETTIVE PER UNA RIGENERAZIONE

La Federazione Romana del PD versa ormai da molto tempo in una situazione di estrema criticità,

sia dal punto di vista politico, organizzativo e progettuale che dal punto di vista dei rapporti con la

base degli iscritti e degli elettori. Il suo agire politico si è spesso espletato in modo assolutamente

autoreferenziale
e in funzione non della risposta alle istanze dei territori, ma del soddisfacimento

delle esigenze non sempre trasparenti delle fazioni e sub-fazioni che la caratterizzano. Tali fazioni

appaiono tra loro distinte non da istanze ideali ma da interessi assai materiali, talora legati a gruppi

di potere e di malaffare, che in esse hanno trovato – o inserito – i propri sicuri referenti, quando non

ne sono stati essi stessi promotori.

In questo senso, l’inchiesta “Mafia Capitale” non ha fatto altro che portare a evidenza fenomeni di

infiltrazione mafiosa e di collusione col malaffare, di cui vi era già ampio sentore e che erano stati

più volte denunciati dalla stampa ed anche da alcuni esponenti del Partito, senza che a queste

denunce fosse data risposta, anzi nel silenzio connivente degli organismi dirigenti che tendevano a

perpetuare l’esistente, a tutela di interessi ormai consolidati, e ad isolare politicamente le voci

dissonanti.

Né attenua il nostro giudizio la constatazione che anche in altre realtà – vedi i casi MOSE, EXPO,

Emilia Romagna
– sono emersi fenomeni simili, ugualmente denunciati da qualche esponente di

buona volontà ed ugualmente ignorati dalle rispettive dirigenze locali. Semmai lo rende più severo.

La mancanza di un progetto politico per la città ed una pratica gestionale e amministrativa da tempo

non più indirizzata alla promozione del bene comune
, ma all’affermazione di interessi di parte non

sempre confessabili, ha col tempo creato una situazione di incomunicabilità tra gli organismi

dirigenti da una parte ed i Circoli e i cittadini elettori dall’altra e ha trasmesso la percezione

dell’inaffidabilità della politica e della sua incapacità strutturale a dare risposte alle istanze

emergenti dalla società.

È in questo meccanismo perverso una delle ragioni, forse la principale, del crescente disinteresse –

della diffidenza, addirittura – verso la politica e dell’aumento preoccupante dell’astensionismo

elettorale
. Dovrebbe preoccupare molto gli organismi dirigenti, a tutti i livelli, la constatazione che

il PD, che pure delle ultime tornate elettorali è stato vincitore indiscusso, abbia, in termini assoluti,

perso un numero impressionate di voti e che, in generale, l’astensionismo abbia raggiunto livelli

patologici.

Per citare solo il caso romano, la clamorosa vittoria di Ignazio Marino contro Gianni Alemanno (28

punti percentuali di distacco), ha tuttavia sofferto di un astensionismo record, arrivato a sfiorare il

50%
, sicché il Sindaco “trionfatore” è stato eletto di fatto coi voti di meno del 30% degli aventi

diritto. Un dato clamoroso almeno quanto la vittoria, ma che non è stato oggetto finora di alcuna

analisi seria, e non ha generato alcun reale cambiamento di rotta
.

Si è anzi continuato con le prassi di sempre, arrivando talora, in modo incomprensibile ai cittadini, a

una dialettica apertamente ostile tra il Sindaco e la sua giunta da un parte ed il loro maggior gruppo

consiliare di riferimento dall’altra, in aperto dispregio alla logica ed al sano buon senso, e

confermando, anzi aggravando agli occhi della pubblica opinione quell’immagine negativa del

Partito che ne aveva determinato l’astensione dal voto.

Questa situazione a dir poco paradossale ha consentito alle destre di rialzare la testa ed ergersi a

paladine della legalità, nonostante sia gli scandali legati all’inchiesta Mafia Capitale che quelli

precedenti (ad es. le varie parentopoli legate a AMA, ATAC, ecc.) la vedano artefice e principale

protagonista.

Riteniamo molto grave che, ancora una volta, la spinta a fare pulizia sia dovuta venire dalla

Magistratura
, invece che nascere all’interno del Partito. Se la Magistratura non fosse intervenuta, è

lecito pensare che nulla si sarebbe mosso, a garanzia di una continuità collusiva conveniente per

molti, distruttiva per il bene comune.

Peraltro, la stessa gestione organizzativa del partito e della giovanile romana, più che alla necessaria

funzionalità, è stata improntata al soddisfacimento delle richieste di fazioni e sub-fazioni che nelle

fasi congressuali hanno imposto norme a propria misura e reclamato visibilità, quindi posti, nei vari

organismi. Ne sono risultati regolamenti che hanno favorito gli abusi e organismi pletorici destinati

all’inefficienza. Ultimo esempio emblematico di questo stato di cose è il regolamento per l’elezione

delle Assemblee delle Unioni Municipali, poi esautorate per l’intervenuto commissariamento, ma

ne è prova ancora tangibile la stessa Assemblea romana.

Il processo congressuale come finora attuato pecca del resto anche in un altro punto fondamentale,

collegato a quello appena citato: le liste bloccate, all’interno delle quali in troppi casi le candidature,

non emergono da un percorso che parte dai territori e quindi dai Circoli, ma provengono da

indicazione diretta dei referenti delle rispettive fazioni e sub fazioni
. Meccanismo, questo che tende

a ripetersi anche per le Primarie, relative sia a momenti congressuali che a eventi elettorali per le

quali siano previste. È evidente che questa modalità operativa priva i Circoli di un ruolo

fondamentale, che è quello di essere palestra di confronto e luogo attivo di selezione di una classe

dirigente e li trasforma in “votifici” passivamente al servizio di un gruppo di potere. E’ da questa

impostazione che nascono i Circoli fantasma e la prassi dello spostamento di pacchetti organizzati

di tessere da un Circolo all’altro, secondo le convenienze del momento.

Così come è per la prospettiva, nell’immediato allettante, dell’acquisizione di “pacchetti”

consistenti di voti
che si sono premiati con zelo eccessivo fenomeni di trasformismo politico e sono

nate candidature poi rivelatesi avvelenate.

Il Partito non è una somma di tessere, ma una comunità di persone che si riconosce in valori

condivisi, ai quali informa il proprio agire quotidiano e politico, nella prospettiva del bene comune

Di fronte ad uno scandalo, quello di “Mafia Capitale”, che sembra non avere ancora esaurito il suo

impatto e promettere ulteriori clamorosi sviluppi, la decisione del Segretario Nazionale Matteo

Renzi di commissariare la Federazione Romana è parsa l’unica in grado di dare un segnale forte di

svolta reale, almeno sul piano mediatico. Sul piano concreto, il mandato del Commissario non ha

contorni del tutto chiari
. Il fatto che a mettere ordine nel PD romano sia stato designato il Presidente

dell’Assemblea Nazionale del Partito Matteo Orfini indica in sé la gravità della situazione, e, nello

stesso tempo, appare inusuale, essendo la prima volta che una Federazione viene commissariata con

un suo membro.

Peraltro, il dinamismo che il Commissario sta dimostrando nella sua azione sembra destinato a

scontrarsi con una serie di difficoltà oggettive che ancora una volta sono riferibili ai meccanismi

fazionistici e sub-fazionistici,, ben lungi dall’essere sradicati
. Non ultima, la necessità di

confrontarsi con l’Assemblea Romana tuttora in carica, che da quelle fazioni e sub-fazioni è

giocoforza infiltrata.


Riguardo alle modalità del suo intervento, valutiamo favorevolmente le iniziative di verifica avviate

sui Circoli, necessarie per individuare una volta per tutte quelli effettivamente operativi rispetto ai

meri tesserifici. D’altra parte non possiamo non sottolineare il rischio di un “rovesciamento di

fronte”, che finisca per mettere sul banco degli imputati i Circoli tout court, assolvendo tutta la

classe dirigente responsabile del disastro al quale stiamo assistendo.

Ciò che serve alla Federazione Romana, per riacquistare credibilità di fronte agli iscritti ed ai

cittadini è un cambiamento radicale, che, individuando le responsabilità, rimuova finalmente, col

necessario coraggio, le figure logorate e compromesse e le relative filiere e faccia spazio a persone

nuove, scelte non per designazione dall’alto, in base alle pertinenze e obbedienze di fazione, ma

esclusivamente in base alle competenze, alle motivazioni ideali, alle capacità, da misurare

nell’azione politica concreta a partire dai territori.

La prassi finora seguita ha infatti finito troppo spesso per emarginare proprio le persone migliori,

contribuendo a quello scadimento qualitativo ed etico di tanto PD romano, che spiega sia la

mancanza di visione che la stessa cedevolezza di fronte alle tentazioni corruttive.

E’ nostra ferma convinzione che i Circoli siano e restino il luogo d’elezione in cui si promuove e si

realizza e l’incontro dialettico tra il Partito e i cittadini, iscritti o meno. In questa prospettiva, essi

hanno una duplice, fondamentale, funzione, che va preservata ed anzi rafforzata. Da un lato, sono

le antenne del Partito sui territori, luoghi di contatto e di ascolto delle istanze dei cittadini, di cui

farsi collettori verso i livelli più alti, garantendo il contatto permanente del Partito con la società

reale e contribuendo attivamente all’elaborazione delle sue politiche sui diversi temi di interesse

locale e nazionale. In questo modo mantengono il necessario rapporto dialettico tra la classe

dirigente e chi – gli iscritti e gli elettori – la sceglie e legittima come tale. Dall’altro, i Circoli sono –

e sempre più devono essere – il luogo in cui il processo di formazione e selezione della stessa classe

dirigente prende avvio e si sviluppa, dal basso, per stadi successivi. Se così non fosse, non si vede

in che altro modo potrebbe realizzarsi fisiologicamente, nel tempo, un ricambio che non sia

“pilotato” dall’alto.

Perché ciò sia possibile, occorre però che l’intero processo di elezione degli organismi del partito e

dunque di selezione della sua classe dirigente sia basato su regole chiare, sia riguardo ai percorsi

congressuali, a partire dagli stessi Circoli, che per la designazione delle candidature elettorali a tutti

i livelli. Regole che non possono essere modificate di continuo, in relazione alle convenienze del

momento, come spesso è avvenuto, ma devono essere stabili e certe e prevedere in modo

inequivocabile e non derogabile le incompatibilità e le incandidabilità (dirette o tramite liste

collegate) così come già previsto nella legge Severino.

Alla luce degli ultimi eventi in alcune regioni, credibilità va restituita d’altra parte anche alle

Primarie, strumento democratico di cui è innegabile la carica rinnovatrice, regolamentandone

meglio l’uso e individuando meccanismi che per un verso le facciano palestra autentica di confronto

interno e per l’altro le preservino da inquinamenti dall’esterno.

Restituito alla sua missione autentica, il PD romano dovrà sapersi dotare di un progetto per la Città

che non si limiti alla gestione del quotidiano e non sia improntato ad azioni isolate, ma sia il

risultato di una visione complessiva di lungo periodo, capace, nel quadro di un processo partecipato,

di individuare un modello di sviluppo e di città del futuro su cui motivare e attivare le forze

migliori.

Auspichiamo che nel difficile compito che gli è stato affidato il Commissario Matteo Orfini sappia

agire con la necessaria determinazione e saggezza in direzione di una effettiva rigenerazione del PD

romano che, isolando il loglio, preservi il grano buono che c’è e lo faccia germogliare.

Roma, 06.03.2015

ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI DEL CIRCOLO PD ESQUILINO





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