L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 marzo 2015

Infrastrutture digitali, c'è approssimazione e ambiguità di fondo, non si lavora per il Paese ma per gruppi di potere

Banda ultralarga, il giallo dei cluster

IL CASO

Sul sito di Palazzo Chigi una versione non chiara del documento: all'appello è sparito il cluster D. E c'è confusione anche sulle aree e le sotto-aree: 10.400 o 94.000?

di Mila Fiordalisi
E' un documento "monco" quello sul piano ultrabandalarga caricato sul sito del governo. Nel capitolo dedicato alla suddivisione dei cluster e al dettaglio delle aree in cui è stato suddiviso il territorio nazionale manca infatti all'appello il cluster D, nonostante all'inizio del documento e in tutte le slide di corredo si parli per l'appunto di quattro cluster (A, B, C, D). Mentre sui primi tre cluster vengono forniti tutti i dettagli, su quello D niente di niente. Ma la verità è che non si tratta di una dimenticanza: il Piano approvato ieri ha rivisto la suddivisione in cluster da 4 a 3, ma senza adeguata chiarezza di questo passaggio. E la stessa nota del Consiglio dei ministri sull'onda dell'errore compiuto ha indicato in 4 e non in 3 i cluster in cui è stato suddiviso il territorio. Una "svista" non da poco considerate le persone impegnate nella messa a punto del documento finale. E l'errore appare clamoroso anche nella slide di accompagno. Eccola:

In realtà la tabella giusta è quella a pagina 76 perché di fatto il Piano nella nuova versione rivede ed accorpa alcuni cluster: la nuova clusterizzazione è divenuta rispetto a quella precedente: nuovo cluster A (aree redditizie, 45% pop.) = precedente Cluster A (15% pop.) + precedente Cluster B1 (30% pop.) ; nuovo cluster B (aree marginali, 40% pop.) = precedente Cluster B2 (15% pop.) + precedente Cluster C (25% pop.); nuovo cluster C (aree rurali o sottosv, 15% pop.) = precedente Cluster D (15% pop.); Ecco a seguire la tabella giusta:

Confusione anche sulle quantità di aree in cui è stato suddiviso il territorio: a pagina 28 del documento si legge che "il territorio italiano è stato suddiviso in 10.400 aree" mentre nel capitolo iniziale dedicato alla suddivisione in lotti, a pagina 8, è scritto che "Il territorio nazionale è stato diviso in 94.000 sotto-aree omogenee". Ma qui la spiegazione è più semplice:
- 10.400 sono le aree di centrale, e questo serve per fare una macro segmentazione dei comuni in cluster e quindi dei fondi.
- 94.000 sono le sottoaree (direi all’incirca a livello di cabinet) in cui vogliono suddividere il territorio per fare i bandi di assegnazione del credito di imposta. Questo permette di individuare se una sottoarea possa essere di tipo diverso rispetto al tipo dell’area di appartenenza. Esempio: Roma appartiene al Cluster A (area redditizie); delle sotto aree di Roma possono appartenere al cluster C (area rurale).
Ma le cose potrebbero stare diversamente: secondo fonti ufficiose del governo i cluster sarebbero realmente invece 4 e quindi l'errore starebbe nella seconda parte del documento. Nel momento in cui si scrive pare che il governo stia comunque correndo ai ripari per ripubblicare la versione esatta del piano - che per la sua stesura ha potuto contare sui contributi (come si legge in calce al documento) di Isabella De Michelis, Rossella Lehnus, Cristoforo Morandini, Francesco Sacco e Vittorio Trecordi - o comunque una versione più chiara dello stesso. Niente di grave, ca va sans dire, ma di sicuro non è stata fatta una bella figura.
SCARICA QUI IL PIANO ULTRABROADBAND
SCARICA QUI LE SLIDES DEL PIANO ULTRABROADBAND 

http://www.corrierecomunicazioni.it/pa-digitale/32989_banda-ultralarga-il-giallo-dei-cluster.htm 

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