L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 marzo 2015

Infrastrutture digitali, la non decisione del governo favorisce il wireless delle torri Raiway e l'Opa Mediaset


La montagna Renzi ha partorito il topolino Ultralarga
Immagine La montagna Renzi ha partorito il topolino Ultralarga
(Teleborsa) - Alla fine quanto temuto si è avverato, l'effetto mediatico dell'attesa, dopo l'annuncio di Matteo Renzi di una svolta digitale del paese, ha aumentato la delusione per i contenuti del piano governativo presentato ieri.
Cosa ha detto il governo ieri con le parole del sottosegretario Graziano Del Rio e del ministro allo sviluppo economico Federica Guidi? Il mercato guiderà l'innovazione tecnologica del Paese e il governo lo favorirà mettendo a disposizione 6 miliardi di euro, quattro provenienti dal fondo di sviluppo e coesione e 2 dai fondi europei gestiti dalle regioni, a questi si dovrebbero aggiungere circa 7 miliardi prenotati dell'Italia dal piano Junker. Non sarà quindi un investimento in infrastrutture ma misure ad hoc inserite in provvedimento specifico: “servizio digitale universale”, fondo di garanzia, voucher per la migrazione tecnologica verso la fibra ottica, convergenza di prezzi dei nuovi servizi a quelli offerti su doppino in rame tramite sovvenzioni statali. Il sostegno all'offerta sarà garantito dal decreto attuativo dello “Sblocca Italia” con il credito d'imposta fino al 50% sull'IRES e IRAP per investimenti infrastrutturali nella banda ultralarga. L'obiettivo da raggiungere entro il 2020 è portare al 50% della popolazione italiana una connettività ad internet di 100 Mbps e di almeno 30 Mbps al 100%. Si deve quindi registrare una retromarcia sulla “rottamazione del rame” e vedere che il sia il mercato, ovvero le aziende di telecomunicazioni, a scegliere la tecnologia migliore. Ciò non implica che la fibra ottica arrivi nelle case degli italiani, il cosiddetto Fiber To The Home o il Fiber To The Build sarà più probabilmente sostituito dal Fiber To The Cabinet, la fibra ottica fino ai armadi stradali ed il cavo in rame fino all'utenza, tanto caro a due dei maggiori attori sulla scena delle TLC italiane. E' da vedere poi se l'obbiettivo sarà raggiunto con la tecnologia radio, il cui più insigne esponente è l'LTE, e questo pone tutta una serie di domande su quanto sta accadendo alle torri di Raiway oggetto dell'OPA lanciata da Mediaset. Il piano del governo si muove in un ambito dove gli attori principali sono i soliti noti delle telecomunicazioni italiane, Telecom Italia, Fastweb, Vodafone, Infostrada e Metroweb, la partecipata da Cassa Depositi e Prestiti. Tra questi Metroweb sta cablando molto lentamente in fibra alcune città settentrionali italiane, mentre Telecom Italia , con un piano d'investimento di 3 miliardi, è ferma sulla sua ipotesi di cablare circa 40 città italiane, utilizzando quanto più possibile strutture FTTC, senza dismettere il tanto caro rame della sua infrastruttura d'accesso. Anche Fastweb, essendo depositaria del residuo del progetto Socrate degli anni '90, ha cara la tecnologia FTTC perché meno costosa del 70% della FTTH. Vodafone ha poca infrastruttura propria come rete d'accesso e sembra timidamente intenzionata a rilevare la quota di fondo d'investimento presente in Metroweb. E Infostrada? Non pervenuta, troppi problemi. La solita mancanza di strategie industriali, ma soprattutto l'ennesima rinuncia ad affrancare il Paese dall'ingombrante peso di Telecom Italia, è la grande delusione del piano del governo Renzi sulla Banda Ultralarga, ed è assordante il gemito dello slogan “Fibra ottica per tutti” che ci aveva abituati ad attendere una clamorosa svolta. 
 

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