L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 marzo 2015

Infrastrutture digitali, le torri sono essenziali per il wireles aspettando la fibra ottica


Rai Way, l’Antitrust vuole chiarimenti da Mediaset

I vertici dell’azienda di Milano hanno 5-10 giorni di tempo per fornire la risposta
ANSA
03/03/2015
Si arricchisce di una nuova puntata la vicenda Rai Way-Mediaset. L’Antitrust è in procinto di inviare una lettera a Mediaset con una richiesta di chiarimenti, come previsto dalla legge per gli acquirenti, sull’opas di Ei Towers su Rai Way. L’Autorità ritiene che le comunicazioni ricevute siano insufficienti. I tempi con cui Mediaset dovrà rispondere - si apprende - sono stretti: nell’ordine di 5-10 giorni.

Rai non può scendere sotto il 51%- Mediaset: «Offerta legittima»
Salvo ripensamenti del governo, la Rai non potrà scendere sotto il 51% del capitale di Rai Way per cui Ei Towers dovrà rinunciare alla sua offerta sulle torri della tv pubblica, subordinata al conseguimento di almeno il 66,7% del capitale, o accontentarsi di restare un azionista di minoranza, con una quota in ogni caso non superiore al 49%. Ma la controllata di Mediaset contesta l’esistenza di leggi che impediscano la sua offerta e, in una nota, la definisce «valida e legittima».
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L’ultimo «no» di viale Mazzini
La risposta di Viale Mazzini alla Consob, che chiedeva chiarimenti sulla possibilità di disporre liberamente del 65% del capitale di Rai Way in suo possesso, procura a Mediaset l’ultimo «no» all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata dalla sua controllata. E si allinea alla posizione del suo azionista unico, il Tesoro, che già aveva chiuso la porta con un «duetto» del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e del premier, Matteo Renzi, entrambi inamovibili sul mantenimento del 51% in capo alla Rai.

La normativa
Il quadro «normativo e provvedimentale» è rappresentato dalla legge n.89 del 23 giugno 2014 che dispone la privatizzazione di Rai Way e dal Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (dpcm) del 2 settembre 2014 che individua le modalità della dismissione. È proprio in quest’atto che si stabilisce «l’opportunità di mantenere, allo stato,» una quota «non inferiore al 51%» in capo alla Rai. Per cui servirebbe un nuovo dpcm che modificasse questa previsione per permettere alla Rai di valutare la dismissione della quota. Ma il governo, con «posizioni espresse pubblicamente dai competenti organi», ha chiarito che l’opzione non è sul tavolo.
«Non esiste alcuna norma di legge che imponga il mantenimento del 51% del capitale di Rai Way in mano pubblica» afferma invece Ei Towers, riferendosi al fatto che «la disposizione provvedimentale» a cui si riferisce la Rai è contenuta nel dpcm che stabiliva «a quella data e nel contesto della quotazione», il vincolo al mantenimento della quota del 51% «in capo alla Rai».

La palla a Mediaset
A questo punto la palla torna nel campo di Mediaset ed Ei Towers, che dovranno valutare se stralciare la condizione a cui l’offerta è subordinata, cioè l’adesione del 66,7% del capitale. Una mossa che la società potrebbe fare con la pubblicazione del prospetto informativo, verso la fine di marzo, o addirittura rinviare alla conclusione dell’offerta, così da vedere il giudizio del mercato (che ha in mano il 35% del capitale) sull’offerta. Toccherà alla Consob valutare se è il caso di chiedere a Ei Towers di esprimersi anticipatamente, limitando il tempo di riflessione che la legge le assegna. L’operazione è «price sensitive, non si può parlare», ha glissato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri.

La «specificità» italiana
Intanto il sottosegretario alle Tlc, Antonello Giacomelli, ricordando che «la situazione italiana ha specificità che non è che si possano considerare variabili improvvisamente da mettere da parte», ha indicato in due i «modelli possibili di evoluzione del sistema». Quello di «un unico operatore puro» che non fornisca però contenuti (situazione in cui si trovano Ei Towers e Rai Way, di proprietà di Mediaset e Rai) e che «funzioni a pari condizioni di mercato per tutti». Oppure quello di un «soggetto di controllo pubblico che assicuri questa stessa funzione».

http://www.lastampa.it/2015/03/03/economia/rai-way-lantitrust-vuole-chiarimenti-da-mediaset-YtxKWOGeFedaGUkZPlE06M/pagina.html

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