L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 marzo 2015

Jobs Act, il padrone assume, prende i soldi e poi licenzia

News Republic

Jobs act, Brunetta: Renzi fa previsioni come frate indovino

LAPRESSE
DOMENICA 8 MARZO 2015
Roma, 8 mar. (LaPresse) - "Con riferimento al mercato del lavoro, Renzi si dice pronto a scommettere che 'quest'anno ci saranno molte più assunzioni che licenziamenti' e che questo 'dipenderà dal Jobs act, che rende più semplice assumere'. Renzi come frate indovino, quindi. Eppure il presidente del Consiglio dovrebbe sapere che la totale implementazione del Jobs act richiederà almeno 15 anni e che sarà, quindi, molto difficile vederne subito gli effetti". Così Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera."Così come Renzi dovrebbe sapere - sottolinea - che il lavoro è una variabile dipendente dipende dalla crescita. E di crescita in Italia neanche a parlarne. Non per ora almeno. Se, come dicono i principali istituti di previsione, per l'effetto trascinamento negativo del 2014 in Italia la dinamica del Pil continuerà a essere piatta, o solo leggermente positiva, anche nel 2015, i dati sulla disoccupazione continueranno ad essere negativi anche per tutto quest'anno, perché, come dovrebbe essere noto al presidente Renzi, il miglioramento dei livelli occupazionali si manifesta solo dopo un miglioramento costante e duraturo (almeno 4 trimestri) dei tassi di crescita, e se questi si collocano attorno al 2% (non allo zero virgola)"."L'ultima uscita di Renzi - aggiunge Brunetta - infine, ricorda tanto quella che lui stesso fece a Londra il primo aprile 2014: 'Vedrete nei prossimi mesi come il cambiamento nel mercato del lavoro porterà l'Italia a tornare sotto il 10% nel tasso di disoccupazione', disse. Ecco: siamo a marzo 2015 e le ultime rilevazioni sulla disoccupazione (relative a gennaio) ci dicono che essa è ancora al 12,6%. A dirla tutta, rispetto a quel primo aprile, quando il presidente del Consiglio era a Londra, è addirittura aumentata di 2 decimali, dal 12,4%. Renzi la smetta di prendere in giro gli italiani. E lasci al mago Otelma le previsioni sul futuro".

http://nr.news-republic.com/Web/ArticleWeb.aspx?regionid=6&articleid=37292656&source=digest&tagid=227785&tagname=Politica

Nessun commento:

Posta un commento