L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 marzo 2015

la crescita è una bufala


Cala il fatturato e dite che siamo "in ripresa"? In evidenza

  • Claudio Conti
  • 228
Cala il fatturato e dite che siamo "in ripresa"? Un editoriale, peraltro abbastanza preoccupato, di Lucrezia Reichlin sul Corriere della sera di oggi, iniziava con queste parole: "È da qualche settimana che si parla con insistenza di ripresa in Europa e, finalmente, anche in Italia. I dati di tutti i settori e i sondaggi sulle aspettative di imprese e consumatori segnalano che il tasso di crescita del Prodotto interno lordo (Pil) del primo trimestre del 2015, che sarà pubblicato a maggio, confermerà il dato positivo di fine anno. È molto probabile che la ripresa sia cominciata nella seconda metà del 2014."
Purtroppo il consenso rispetto a un'idea non necessariamente si traduce in fatti. E in mattinata l'Istat si è trovata a smentire in modo piuttosto clamoroso sia il consenso che l'idea: "A gennaio 2015 il fatturato dell'industria, al netto della stagionalità, diminuisce dell'1,6% rispetto a dicembre, registrando flessioni dello 0,9% sul mercato interno e del 3,1% su quello estero".
E lo stesso accade, anche se con minore evidenza,  se si prendono in esame gli tre mesi (novembre-dicembre-gennaio): la caudta è leggermente minore (-0,1%), ma sempre caduta è.Nella media degli ultimi tre mesi, l'indice complessivo diminuisce dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,6% per il fatturato interno e +1,0% per quello estero).
Peggio ancora se si fa, com'è dovuto, la "correzione per gli effetti di calendario" (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di gennaio 2014, quindi il calcolo va fatto come se si fosse lavorato un giorno di più):  "il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 2,5%, con cali del 3,7% sul mercato interno e dello 0,3% su quello estero". Un autentico crollo, che coinvolge persino il settore delle esportazioni, il più favorito dalla debolezza dell'euro e dalla depressione dei salari nazionali.
A trascinare la corsa al ribasso soprattuto l'energia (-13,6%), per effetto della caduta dei prezzi che si trasferisce inevitabilmente sul fatturato. Ma sono andati molto male che i beni strumentali (-2,2%) e anche i beni di consumo hanno proseguito nella tendenza egativa che li caratterizza da anni (-0,4%).
"L'indice grezzo del fatturato cala, in termini tendenziali (ovvero su base annuale, ndr), del 5,6%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dell'energia".
Ma per interpretare correttamente le tendenze a breve periodo si usa guardare agli ordinativi, ossia alle commesse che le aziende ricevono e cui faranno fronte nei prossimi mesi. Ma anche qui è notte fonda: "Per gli ordinativi totali, si registra una diminuzione congiunturale del 3,6%, sintesi di un aumento dello 0,7% degli ordinativi interni e un calo del 9,0% di quelli esteri". Sottolineiamo il dato delle esportazioni, ancora una volta...
"Nel confronto con il mese di gennaio 2014, l'indice grezzo degli ordinativi segna una variazione negativa del 5,5%".
Vedremo nei prossimi giorni se gli altri settori (prima-agricoltura e servizi) hanno registrato andamenti diversi, talmente positivi da compensare la caduta nel settore industriale. Ma è in genre piuttosto difficile che ci possa essere "crescita economica" con il settore industriale che cala; e da otto anni.
La Reichlin era comunque giustamente preoccupata perché, anche in attesa di dati molto più positivi di questi, comunque la disoccupazione europea "fisiologica" veniva prevista intorno al 10%. Un dato abnorme, che "proprio normale non è". E chiedeva alle istituzioni dell'Unione Europea, nonché agli altri decisori dell'area, di mettere al centro dell'attenzione la necessità di creare occupazione, perché un esercito di disoccupati quelle dimnsioni, peralto distribuito in modo molte ineguale sul piano territoriale e su quello generazionale, è certamente un problema sociale suscettibile di diventare politico.
Ma se addirittura la produzione industriale scende...
Il rapporto completo dell'Istat: pdfFatturato_e_ordinativi_dellindustria_-_27_mar_2015_-_Testo_integrale.pdf376.03 KB
Le serie storiche: zipFatturato_e_ordinativi_dellindustria_-_27_mar_2015_-
 _Serie_storiche.zip14.45 KB

http://contropiano.org/economia/item/29906-cala-il-fatturato-e-dite-che-siamo-in-ripresa 

Nessun commento:

Posta un commento