L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 marzo 2015

la fiducia in queste istituzioni è morta

Calciopoli, il pg della Cassazione: «Prescrizione per Moggi e Giraudo»

Il procuratore: «Sussiste l’associazione a delinquere ma il reato è prescritto». «Dal Sistema Moggi dossieraggio contro Della Valle». In serata riunita camera di consiglio

di Redazione Online

Luciano Moggi arriva   alla Cassazione per la sentenza definitiva sul caso Calciopoli (Ap/Galassi) Luciano Moggi arriva alla Cassazione per la sentenza definitiva sul caso Calciopoli (Ap/Galassi)

«Annullamento senza rinvio per avvenuta prescrizione». Questa la richiesta del procuratore generale di Cassazione, Gabriele Mazzotta, lunedì mattina davanti ai giudici della terza sezione penale (riuniti in camera di consiglio dalle 19 circa) chiamati a pronunciarsi sul processo di Calciopoli, per Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus che in appello nel dicembre 2013 è stato condannato a due anni e quattro mesi (sentenza più che dimezzata rispetto a quella di primo grado arrivata nel novembre 2011). L’accusa, quindi, per Moggi, condannato per associazione a delinquere e frode sportiva, non ha chiesto l’assoluzione. Ha invece chiesto l’annullamento senza rinvio per alcune singole imputazioni di frode sportiva perché «il fatto non sussiste».
Giraudo, Pairetto, Lotito e Della Valle
Il pg ha chiesto inoltre di dichiarare la prescrizione anche per Antonio Giraudo, ex direttore generale bianconero, condannato a un anno e otto mesi, sia per il reato associativo che per frode sportiva. Andrebbero prescritti anche i processi a carico del designatore arbitrale Pierluigi Pairetto e l’ex vicepresidente della Figc, Innocenzo Mazzini. Verrebbero rigettati anche i ricorsi di Claudio Lotito, patron della Lazio e Andrea e Diego Della Valle, della Fiorentina, i cui reati erano però già stati prescritti.
La Fiorentina avrebbe dovuto denunciare
Riguardo alla posizione dei viola Mazzotta ha precisato: «È provata l’attività di dossieraggio» da parte del “sistema Moggi” nei confronti «della parte avversa» al sistema stesso, e cioè proprio «dei Della Valle ritenuti “colpevoli”» di non voler appoggiare l’elezione di Carraro al vertice della Lega Calcio. Inoltre, in base alle accuse rivolte ai 21 imputati, sarebbero stati alterati «gli esiti delle partite del campionato di calcio 2004-2005». Ma i proprietari della Fiorentina (condannati a un anno e tre mesi in primo grado) , che secondo la difesa avrebbero cercato solo di «normalizzare i rapporti con i vertici della Lega» proprio per riequilibrare la situazione, hanno sbagliato: «la scelta corretta era denunciare i soprusi» (lo stesso Diego aveva ammesso più volte la sua ingenuità).
La difesa di Moggi
Assoluzione piena e rigetto di tutti i ricorsi, con inammissibilità di quelli delle parti civili, contro la decisione del giudice di appello grazie alla quale Luciano Moggi non deve risarcimenti: è invece questa la richiesta dei legali dell’ex direttore generale della Juventus nel corso delle arringhe finali al processo, che hanno parlato di «errori di diritto macroscopici» commessi dai giudici di secondo grado. «Questo processo parte con circa cinquanta indagati, tra arbitri e assistenti, più i vertici della Federazione. Oggi questa mega associazione a delinquere si riduce a due arbitri e tre partite», ha detto l’avvocato Maurilio Prioreschi. «Fatte tutte le scremature - ha aggiunto - assolti gli arbitri e gli assistenti, Moggi avrebbe fatto tutta la frode sportiva da solo. Si sarebbe seduto e avrebbe detto “domattina altero il risultato della partita”». «L’inconsistenza dell’associazione a delinquere - ha aggiunto l’altro legale di Moggi, Paolo Trofino, parlando della questione delle schede telefoniche grazie alle quali sarebbero avvenuti gli accordi per alterare le partite, al centro di tutto il processo - è da non credere». L’ex direttore generale della Juventus, ha ricordato, «ha dato una spiegazione chiara: ha comprato queste schede telefoniche perché doveva difendersi da chi spiava le operazioni di calciomercato». I due legali, poi, sono tornati a contestare la competenza di Napoli sul caso. «La competenza - ha sottolineato Prioreschi - non poteva che essere di Roma».
I processi di Napoli
L’udienza in Cassazione relativa allo scandalo di Calciopoli era inizialmente in programma per il 22 gennaio ma i giudici della terza sezione penale del Palazzaccio, presieduti da Aldo Fiale, avevano optato per un rinvio a causa della «complessità delle corpose questioni di diritto che pone questa vicenda». I procedimenti al vaglio degli ermellini riguardano i due processi di Napoli, il primo svolto con rito abbreviato e a carico di Giraudo (come detto condannato a un anno e otto mesi) e degli arbitri Tiziano Pieri, Gianluca Rocchi, Paolo Dondarini e dell’ex presidente Aia, Tullio Lanese, assolti, e il secondo svolto con rito ordinario a carico di Moggi, di Mazzini e di Pairetto (questi ultimi condannati a due anni), degli ex arbitri Massimo De Santis (un anno), Paolo Bertini e Antonio Dattilo (dieci mesi) che hanno rinunciato alla prescrizione per vedersi riconoscere l’innocenza: sono infatti gli ultimi “fischietti” ancora coinvolti nel processo che ha visto via via assolvere tutti i direttori di gara chiamati in causa.

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