L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 marzo 2015

La paura degli euroimbecilli aumenta

Un’altra lezione
per questa Europa

di Francesca Romana Fantetti
26 marzo 2015ESTERI
 
Il Front National di Marine Le Pen ha stravinto se si considera che prima non esisteva. L’indubbio successo, mal sopportato dall’attuale “sistema Europa” che si illude di averla passata liscia, grida in realtà a tutta voce la protesta e la reazione all’intera governance europea. Contro questa Europa così com’è.
Il movimento politico Podemos spagnolo è arrivato terzo e, anch’esso pressochè inesistente in precedenza, ha anch’esso vinto. E molto. Gli euroscetticismi, le spinte nazionaliste e le forze anti sistema, lungi dal perdere colpi, esistono, si affermano e vincono anche. Il voto francese ha visto la riconquista della vittoria da parte del centrodestra di Sarkozy e la nuova umiliazione della sinistra di Hollande. Se si andasse a votare in Italia oggi, il centrodestra avrebbe, mutatis mutandis, parimenti le sue certe chances, indebolito peraltro dall’avere stoltamente consentito l’ esistenza e la crescita dei governi illegittimi mai eletti di sinistra di Napolitano, presidente golpista e di parte, che ha imposto a tutti gli italiani Monti, Letta e attualmente Renzi.
In un vicino futuro l’Italia necessita di una forza politica ampia, un convergere del centrodestra politico moderato in un’alleanza liberale in grado di imporsi per lavorare a favore del mercato, della destatalizzazione del Paese tutto, della detassazione, defiscalizzazione, per la riduzione della spesa pubblica e il drastico snellimento dell’apparato burocratico amministrativo statale. Si pronunci e lavori a favore della reindustrializzazione del nostro Paese, mettendo in atto una strategia di politica industriale corposa e orientata sul lungo periodo, dandoci così lavoro e occupazione, quella vera, non quella pubblica assistenziale, e presenti l’Italia, competitiva e carica di forza e capacità economica, in Europa e nel mondo globale.
Ciò che si sta facendo adesso per esempio, è contrario a ciò che deve essere fatto. Si pensi solo all’errore di ammassare nella Cassa depositi e prestiti presieduta dal sinistrorso Bassanini ogni possibile funzione di intervento pubblico nell’economia italiana, facendolo cioè per mezzo di un ente che è rimasto fondamentalmente ai mutui concessi agli enti locali, mentre al contrario servono strutture adeguate in grado di soddisfare le esigenze di finanziamento di lungo periodo. Investimenti e industria, produttività e lavoro, poche tasse e poco fisco, uno Stato minimo.
Ricondurre le agenzie delle entrate e il potere giudiziario all’interno dei propri gangli e proprie competenze, contenendone la straripazione contro tutto ciò che è produttivo e pro mercato. La sinistra italiana non è credibile, per incapacità evidenti e anche per ruberie allo Stato, a cominciatre dai governi e per finire con il fatto che protegge e “assolve” i suoi, lasciando tutti gli altri al linciaggio e allo sciacallaggio collettivi che non solo dovrebbe essere previsto eventualmente per tutti, ma che dovrebbe impellentemente porre il problema della revisione e riforma delle regole (che poi sono “non regole”, i partiti politici non hanno regolamentazione alcuna, tantomeno responsabilità).
No alla austerità dell’Europa tedesca, e sì allo slittamento progressivo e alla autonomizzazione del welfare da pubblico al privato. Bisogna aumentare e implementare la spesa per gli investimenti, pubblici e privati, in Italia come n Europa. Intervenire strutturalmente sull’economia italiana così come in quella europea con strumenti che innalzino la produttività e l’occupazione, creando nuovo reddito e nuova domanda. Le infrastrutture pubbliche e gli investimenti pubblici e privati sono oggi la variabile decisiva per tornare a svilupparsi, al benessere. Dov’è il piano di investimenti di Juncker presidente della Commissione europea? Il superiore interesse collettivo europeo deve essere giustificato dalla radicata convenienza in capo agli Stati membri.
La Grecia è la prova provata del fallimento di questa Europa. Non potrà garantire alcun ripagamento dei debiti per assenza di fondi, ed è lì che va a pietire ripetutamente e a cercare di concordare, rischio la rivoluzione civile, aiuti europei direttamente dalla Merkel, dalla cancelliera della Germania cioè, ovvero dal primo ministro di uno tra gli Stati membri dell’Unione europea, il quale dovrebbe essere pari agli altri. La Grecia, a rischio di guerra civile al suo interno, chiede alla Germania, Germania a rischio rivolta interna ove conceda qualcosa (a nome peraltro ingiustificatamente di tutti gli europei), pietisce un programma europeo che garantisca la sua stessa sopravvivenza. Non è questa l’Europa né che si pensava di volere all’origine, né, tantomeno, che è conveniente oggi volere. La riconttattazione delle condizioni europee deve essere chiesta e attuata al più presto, ad esempio in occasione di un rilancio dell’idea della necessità della costituzione dell’Unione politica europea.
Dalla statuizione di una “testa” politica, discenderà la rimodulazione dell’euro, la cui integrità non potrà essere molto a lungo un atto di fede, posto che, nei fatti, è causa stessa del corto circuito tra le dinamiche politiche dei singoli Stati e le esigenze dell’economia europea. Un corto circuito che può fare saltare tutto da un momento all’altro, e in ogni momento. L’Europa si è “impallata” e va “disimpallata”. Presto, perché il tempo stringe e bisogna approfittare della spinta economica data dalla Bce ai nostri Paesi.

http://www.opinione.it/politica/2015/03/26/fantetti_politica-26-03.aspx 

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