L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 marzo 2015

la Russia è parte integrante della cultura europea

Perché Renzi dialoga con Putin su Ucraina e Libia. Parla il prof. Sapelli

04 - 03 - 2015Michele Pierri
Perché Renzi dialoga con Putin su Ucraina e Libia. Parla il prof. Sapelli
Conversazione di Formiche.net con lo storico ed economista Giulio Sapelli, dal 1996 al 2002 nel cda Eni, dal 1994 ricercatore emerito presso la Fondazione Eni Enrico Mattei e autore del pamphlet “Dove va il mondo” (edizione Guerini)
Sempre più isolata, eppure sempre più decisiva in tanti focolai di crisi, dalla Libia all’Ucraina passando per il Medio Oriente, messo a ferro e fuoco dai tagliagole del Califfato nero.
È la Russia di Putin, nei confronti della quale, spiega Giulio Sapelli in una conversazione con Formiche.net, “l’Occidente sta sbagliando tutto“. Ecco l’opinione dello storico ed economista, dal 1996 al 2002 nel cda del Cane a sei zampe e dal 1994 ricercatore emerito presso la Fondazione Eni Enrico Mattei.
Professore, dalle pagine del Corriere della Sera il politologo Panebianco ha criticato i “putiniani” d’Italia – la Lega, Berlusconi, ma anche Mogherini e Renzi -, ricordando l’omicidio di Boris Nemtsov.
La mia personale opinione riguardo al delitto è che si sia trattato di un’opera di Servizi deviati. Non è possibile che qualcosa di simile possa essere accaduto in quel posto senza che nessuno se ne accorgesse. E poi non ha senso, Putin non ha tratto nessun giovamento dall’eliminazione fisica di Nemtsov, se non aizzare i suoi oppositori. Quanto poi all’atteggiamento da tenere con la Russia, credo che l’Occidente stia sbagliando tutto.
A cosa si riferisce?
Tanto l’Europa, quanto gli Stati Uniti hanno punzecchiato troppo la Russia in questi anni: prima South Stream, poi le minoranze russofone in Ucraina. Mosca ha ancora una grande forza, che le sanzioni non smorzeranno, almeno per ora.
Renzi oggi è a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Fa bene? Di cosa parleranno?
Fa bene, anzi benissimo. In primo luogo perché questo qualifica l’azione dell’italia come potenza. E poi perché c’è il rischio che sull’Europa pesi troppo un’egemonia baltico-tedesca che faccia scomparire dall’agenda di Bruxelles il Mediterraneo. Credo e auspico che parleranno anche di Ucraina, ma soprattutto delle relazioni con l’Egitto, con cui sia Roma sia Mosca hanno tornato a dialogare con intensità, e della crisi libica, nella quale una collaborazione di Mosca potrebbe essere preziosa.
Libia vuol dire anche Eni, che attraverso le parole di un suo manager, Pasquale Salzano, ha auspicato un coinvolgimento della Russia.
Molto di questo lavoro diplomatico spetta anche alla Farnesina, perché bisogna mettere in campo un’azione sinergica che coinvolga governo e imprese nel perseguimento di un interesse nazionale. Sarà molto difficile, ma concordo su un punto: coinvolgere il Cremlino potrebbe aiutare a trovare una soluzione.
Perché la Russia s’interessa al Mediterraneo?
Non è una novità. Il mar Mediterraneo ha una grande tradizione d’influenza russa, che è fatta anche di gesti simbolici. La Russia tiene alla base si Sebastopoli non perché sia fondamentale – i suoi sottomarini sono nel mar del Nord -, ma perché rappresenta una finestra sul mare Nostrum. Così come ha portato a termine una serie di investimenti e partecipazioni, come quella in Saras, per ragioni strategiche. All’esterno, in Occidente, appare solo che ci siano costanti frizioni tra Putin e gli oligarchi. Ma la verità è che le aziende russe operano in modo non diverso da quelle francesi: sono fedeli allo Stato e vengono usate come strumenti di politica estera. Non si tratta mai di operazioni esclusivamente economiche. La Russia non è solo quella contornata dalla cartina geografica, ma è quella della diaspora.
Dove ha sbagliato l’Occidente con Putin?
C’è un problema di fondo nel rapporto con Mosca. Dopo il crollo dell’Urss, sarebbe servita un nuova conferenza di Yalta per definire in maniera concorde il futuro dello spazio ex sovietico e con esso molti equilibri regionali e non. Ciò non è avvenuto, anzi, si è preferito dare il colpo di grazia alla Russia, scatenandone la reazione. Quello che viviamo oggi in Ucraina era già accaduto per certi versi in Georgia. Si sarebbe dovuta adottare un’altra strategia.
Quale?
La politica di Washington, a cui poi si è accodata l’Europa, ha preferito puntare sulla Cina che si è invece rivelata una potenza aggressiva. Invece si sarebbe dovuto lavorare a un reintegro della Russia nel sistema occidentale. Non c’è teatro di crisi in cui il ruolo di Mosca non possa oggi essere decisivo. Gli Usa però avevano troppa paura che Russia e Germania potessero fare fronte comune e ha preferito tenerli a debita distanza, non comprendendo che l’unico modo per tenerli cooperativi ma divisi passa proprio da un riavvicinamento del Cremlino alla Casa Bianca e non di spingerlo tra le braccia del Cremlino. E poi, inutile negarlo, il mondo intero sconta una scomparsa della diplomazia e un impressionante calo di qualità della sua classe dirigente. Non c’è un altro Kissinger in giro, purtroppo.
Putin non ha colpe in questa crisi?
Non dico che Putin sia un angelo, del resto quale politico lo è? Credo però che l’Occidente non abbia realizzato che l’unica alternativa a Putin è qualcosa di peggio del presidente russo.

http://www.formiche.net/2015/03/04/renzi-putin-russia-libia/

Nessun commento:

Posta un commento