L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 marzo 2015

la Turchia non è chiara nella sua politica estera con i suoi vicini

Turchia e Libia: niente problema, nessun affare!

Le relazioni tra Turchia e Libia si fanno più delicate, anche dal punto di vista economico


Di Fehim Taştekin. Al-Monitor (27/02/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.
Libia TurchiaL’entrata in campo della Turchia nei conflitti interni del Medio Oriente e del Nord Africa non soltanto sta colpendo le relazioni diplomatiche di Ankara, ma anche i suoi commerci. Mentre l’Egitto ha affermato di voler interrompere i collegamenti marittimi con la Turchia, un’altra spiacevole notizia arriva dalla Libia.
Il governo di Tobruk, infatti, ha accusato la Turchia di aver armato le milizie del governo rivale di Tripoli, decidendo, perciò, di espellere le compagnie turche dalla Libia. Nello specifico, le aziende turche che operano in Libia vantano delle attività di circa 4,5 miliardi dollari, per un valore immobiliare di 7 miliardi, anche se durante la guerra civile 1,2 miliardi di attrezzature sono andati persi.
A livello politico, la Turchia, effettivamente, ha espresso il proprio sostegno per il Congresso Generale Nazionale di Tripoli, che è controllato da Omar al-Hasi che si oppone all’Assemblea dei Rappresentanti di Tobruk, cioè il parlamento regolarmente eletto nel giugno del 2014. Questa presa di posizione differisce rispetto a quella degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita e dell’Egitto che, al contrario, hanno adottato una posizione pro-Tobruk.
In modo particolare, una fonte governativa anonima ha confermato che la decisione presa dal governo di Tobruk è arrivata in seguito alle pressioni esercitate dall’Egitto, soprattutto dopo il massacro dei ventuno copti da parte dei Daesh (ISIS). Analogamente, sempre secondo la stessa fonte, Alike Salih, il presidente dell’Assemblea dei Rappresentanti, persuaso dalle autorità egiziane a non recarsi ad Ankara, non si è presentato agli incontri che erano stati prefissati con il presidente Recep Tayyip Erdoğan e con il primo ministro Ahmet Davutoğlu.
In ogni caso, la crisi degli imprenditori turchi non è limitata alla sola Libia. Essi, infatti, non soltanto negli ultimi anni hanno dovuto trovare un’alternativa alla Siria, ma ora si sta preparando a pagare il prezzo dei conflitti regionali anche a causa dell’Egitto e dell’Arabia Saudita. Il primo, infatti, ha confermato di non voler rinnovare il duplice accordo sulle rotte marittime (rispettivamente, uno tra la Turchia e l’Egitto e l’altro tra l’Egitto e l’Arabia Saudita) dopo che sarà scaduto il prossimo 20 aprile. Se non dovesse esserci nessun nuovo contratto, gli esportatori turchi potrebbero subire gravi ricadute economiche.
Serafettin Asut, il presidente della Camera di Commercio di Mersin ha detto che la Turchia ha due possibilità: persuadere l’Egitto o trasportare le propri merci attraverso il Canale di Suez, il che implica maggiori costi. Per concludere, i problemi con la Libia e con l’Egitto non gioveranno all’economia turca, che sta già mandando segnali d’allarme. Tuttavia, l’atteggiamento risoluto di Erdoğan non da al governo turco un grande margine di manovra.
Fehim Taştekin è l’editore del quotidiano turco Radikal ed è specializzato nella politica estera della Turchia, del Caucaso, del Medio Oriente e dell’Europa.
Turchia e Libia: niente problema, nessun affare!

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