L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 marzo 2015

l'Agressione statunitense in Ucraina ottiene di ricompattare il popolo russo e sconcerta il popolo degli Stti Uniti

Sondaggi, Putin: profeta in patria, incubo negli Stati Uniti

Di Emanuele Vena | 28.02.2015
Un sostegno a dir poco plebiscitario. È quello incassato da Vladimir Putin all'interno dei confini della Russia, secondo gli ultimi sondaggi diffusi dal Levada Center, istituto demoscopico indipendente russo, che certificano l'idillio tra la popolazione e l'inquilino del Cremlino, superiore di gran lunga agli altri attori della politica russa.
Il presidente russo Vladimir Putin e quello statunitense Barack Obama, giugno 2012

Putin profeta in patria

Secondo le ultime rilevazioni del Levada Center, addirittura l'86% della popolazione sarebbe a favore della politica proposta e portata avanti dal presidente Putin. La restante percentuale si divide tra contrari e chi ha preferito non esprimere una precisa opinione. Ma il successo di Putin è ancor più rilevante se comparato all'approvazione registrata dagli altri soggetti della politica russa.
Se si pensa per esempio alla Duma, la camera bassa del parlamento russo, il cui operato è approvato solamente da un cittadino su due. Un po' meglio va all'ex presidente Medvedev, che si attesta al 64%, registrando un calo di ben 7 punti rispetto a settembre scorso e, soprattutto, oltre 20 punti di distacco dall'attuale presidente.
A proposito dell'attuale inquilino del Cremlino, rilevante risulta la crescita progressiva del sostegno. A dicembre scorso il Levada Center aveva effettuato un altro sondaggio chiedendo agli intervistati quale candidato avrebbero votato in caso di elezioni immediate. La percentuale registrata da Putin era pari al 53%, quasi il doppio rispetto al 29% registrato solo 12 mesi prima. E ancora, cresce anche la percentuale di chi vorrebbe un nuovo mandato targato Putin dopo il 2018: 32% a marzo 2014, 55% a gennaio 2015, sebbene più della metà degli intervistati abbia ammesso di sostenerlo per assenza di alternative credibili.

Incubo negli Stati Uniti

Molto diversa è la situazione cambiando totalmente il campione di riferimento. Secondo Gallup, istituto demoscopico americano, il 18% della popolazione statunitense vede la Russia come la minaccia maggiore per la nazione. Nell'opinione degli intervistati, Mosca stacca la Corea del Nord e la Cina, rispettivamente al 15% e al 12%.
Anche qui, ciò che salta agli occhi è il trend. Solo un anno fa per gli intervistati la maggiore minaccia per gli Stati Uniti era considerata la Cina, davanti alla Corea del Nord. Terza era invece la Russia, che negli ultimi anni ha registrato una crescita esponenziale, passando dal 2% del 2013 al 9% del 2014 sino al 18% attuale. Scarsa anche la considerazione nei confronti di Vladimir Putin, considerato positivamente solo dal 13% degli intervistati, che curiosamente è pari alla percentuale di cittadini russi che - secondo Levada - hanno un'opinione degli Stati Uniti compresa tra il "buono" e il "molto buono".

Diffidenza reciproca e sanzioni

Ciò che emerge dall'analisi dei trend dei sondaggi è senza dubbio la massiccia influenza dell'evoluzione della situazione internazionale. In particolar modo risulta rilevante l'effetto delle sanzioni imposte a Mosca, che hanno ricompattato la popolazione russa a sostegno del proprio presidente ed acuito al tempo stesso le preoccupazioni degli statunitensi, inasprendo una situazione di diffidenza reciproca "strisciante".
Ecco perché, ancora una volta, molto dipenderà dall'atteggiamento che terranno i rispettivi leader politici da qui in avanti: la loro capacità di districare la matassa ingarbugliata che imbriglia attualmente le relazioni internazionali sarà fondamentale per far tornare a scorrere buon sangue tra l'opinione pubblica russa e la controparte statunitense.

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