L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 17 marzo 2015

l'Europa ci impedisce di crescere ci fa aumentare solo i debiti che vengono pagati dagli aumente delle tasse, non ne possiamo più

ECONOMIA
data articolo16 marzo 2015

Magistrato di Pescara denuncia la truffa del debito pubblico

Magistrato di Pescara denuncia la truffa del debito pubblico
Pescara - Il sistema europa sarebbe all'origine di quella che un coraggioso magistrato della Procura di Pescara definisce, senza perifrasi o mezzi termini, una vera e propria truffa del sistema, come fece già nel 1995 il procuratore generale della Corte d'Appello dell'Aquila, Bruno Tarquini.
In cosa consiste realmente il famigerato Debito Pubblico? Per rendere l'idea, poniamo il caso che lo Stato debba affrontare un investimento nel campo della sanità. Per affrontare tale spesa, è necessario chiedere un prestito alle banche, in genere istituti privati (secondo quanto prescrive l'Art.21 dello Statuto Europeo Banche Centrali). Per ottenere tale concesione, è necessario l'emissione di Titoli di Debito o Buoni del Tesoro, un altro nome apparentemente più tenico che, nei fatti, equivale a una cambiale. Alla scadenza di tale titolo, il prestito dovrà essere restituito poiché, per la legge del mercato, nessuno presta soldi "a perdere". Sarebbe questa, in pratica, la cosiddetta truffa dell'emissione monetaria a debito, e del Tasso di Sconto che, secondo quanto avrebbe affermato il magistrato in questione, non sarebbe altro che un elegante e legalizzato "modus operandi" a usura che riguarda l'ormai inestinguibile debito, le cui cause sarebbero da ricercare nello stesso sistema di emissione monetaria che regolano i cavilli del meccanismo del sistema Euro. Se il prestito richiesto equivale, ad esempio, a 50 milioni di euro, una banca propone l'emissione di 49 milioni aggiudicandosi i Buoni del Tesoro o Titoli di Debito che siano. Lo Stato quindi ottiene 49 milioni, ma alla scadenza dovrà restituirne 50, cioè con 1 milione di interessi. Ottenuto il denaro, si affronta il previsto investimento, che dovrebbe rendere, ovvero produrre guadagno, reddito, sia per gli artefici dell'investimento stesso che per chi viene coinvolto nella sua realizzazione e successivo funzionamento. Con tale guadagno si faranno nuovi investimenti e via così. Fermo restando che lo Stato si è comunque indebitato per 50 milioni di euro. Un debito trasformato in investimento, con aumento della ricchezza reale. A questo punto, come fa lo Stato a recuperare i soldi per restituire il prestito/debito? In genere ricorrendo alle imposte, tenendo presente la regolamentazione del pareggio di bilancio, ovvero: se lo Stato spende 49 milioni, deve recuperare 49 milioni, ma se così fosse, la cifra totale non costituirebbe più un guadagno per i cittadini. Tuttavia è così che deve essere: la cifra prestata va restituita per intero più gli interessi. Da qui nasce l'indebitamento dello Stato stesso, ovvero dei cittadini, i quali non usufruiscono dello stesso investimento. In parole povere questo è ciò che stabilisce l'Art.104 del Trattato di Maastricht e il Regolamento del Consiglio d'Europa numero 1447 del 1997. Ovvero: se lo Stato concede ai cittadini un reddito, e poi lo riprende per intero, non rimane nulla, e quindi non è possibile fare fruttare quell'investimento, perché in pratica, non esiste... Anzi, per la precisione diventa debito pubblico, in quanto lo Stato prima ha concesso un investimento, poi se lo riprende con le imposte che devono ammontare alla cifra del prestito stesso. Le conseguenze sono funeste: le imprese che hanno partecipato all'investiento non vengono pagate e falliscono, e prima di fallire sono costrette a licenziamenti per tentare di rientrare economicamente, oppure riuducono i salari all'osso. In pratica: la causa della crisi sarebbe la necessità del pareggio di bilancio, da raggiungere tramite le imposte. E per pagare le imposte, i cittadini si indebitano a loro volta, per cui, dal debito pubblico si passa al debito privato. La impietosa legge dell'Economia si traduce nell'equazione "denaro=debito". E quando il prestito si moltiplica per molte volte e molti investimenti, la cifra diventa difficilmente immaginabile... come il guadagno che entra nei forzieri delle banche...
Ma c'è di più. Come ha esaurientemente spiegato Gennaro Varone, sostituto procuratore della Republica, quando lo Stato recupera i 49 milioni concessi dalle banche per ripagare il prestito, bisogna considerare quel milione in più da restituire sotto forma di interessi. Da dove prenderlo? La risposta è semplice: o lo Stato si indebita ancora per 1 milione, oppure costringe a indebitarsi i cittadini che lo dovranno pagare sotto forma di tasse. E di questo passo, il debito quindi è fatalmente destinato ad aumentare.

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