L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 marzo 2015

l'imbecille al governo cerca i 10 miliardi degli 80 euro per il 2015 altrimenti l'Iva schizza al 25% e nel calderone vuole vendere anche i gioielli di famiglia che non appartengono a lui ma sono Beni degli italiani

Tesoro al lavoro sul Def, tagli spesa per scongiurare rialzi Iva



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Il Tesoro al lavoro per la preparazione del Def. Il testo va presentato alla Camera il 10 aprile, quindi l'obiettivo è di portarlo in cdm qualche giorno prima di quella scadenza. Dopo il via libera parlamentare il Documento di economia e finanza approderà a Bruxelles, entro il 30 aprile, come di prassi per tutti i paesi europei nel quadro del monitoraggio sull'andamento dei bilanci.
E nell'elaborare le stime e far quadrare i conti, la mission che il Mef ha ben in mente è scongiurare, se il rischio si palesasse, che nel 2016 scattino le clausole di salvaguardia. Per questo dovrebbe ricorrere ad un nuovo giro di vite ai rivoli della spesa pubblica. La migliorata congiuntura economica, tra l'impatto del Qe della Bce, il calo dei prezzi petroliferi e i ribassi dell'euro che spingono l'export sono una boccata d'ossigeno per l'economia che tuttavia potrebbe non essere sufficiente.
Da qui la possibilità di una nuova tornata di spending review per evitare aumenti automatici di Iva e accise che rischiano di avere ricadute sulle tasche delle famiglie per 842 euro l'anno, secondo i calcoli di Adufbef e Federconsumatori Sul fronte della crescita nel documento dovrebbe esserci un rialzo, probabilmente lieve, della stima sul pil rispetto al +0,6% nel 2015 delle ultime previsioni del governo.
Già il governatore di Bankitalia Ignazio Visco al Forex di febbraio ha parlato di una revisione verso l'alto della crescita italiana a (+0,5% nel 2015) e anche l'Ocse di recente ha elevato l'asticella del prodotto interno lordo a +0,6%: in entrambi i casi però si partiva da valori più bassi di quelli del governo (+0,4%). Ottimista sulla crescita anche il Centro studi Confindustria che ieri ha previsto un aumento del prodotto interno lordo dello 0,2% nel primo trimestre con prospettive di un ulteriore miglioramento.
Nel Def e in particolare il Pnr, il programma nazionale di riforme, il governo metterà nero su bianco lo stato dell'implementazione delle riforme dell'agenda Renzi, sia quelle istituzionali che economiche sulla scorta del lavoro fatto nell'ultimo anno e che ha visto tra gli altri interventi anche il via libera al Jobs Act. Nel documento si terrà inoltre conto anche del nuovo piano di investimenti della Commissione Ue e dell'intesa dei leader europei sulla flessibilità per escludere queste spese dal calcolo del deficit. Si farà anche il punto sulle privatizzazioni.
L'obiettivo del governo resta quello di proseguire con la vendita di quote di società pubbliche per ricavare somme pari allo 0,7% del Pil l'anno per tre anni. Il tutto con l'obiettivo di tagliare l'alto debito pubblico come richiesto dalle norme Ue.

http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2015/03/26/tesoro-lavoro-def-tagli-spesa-per-scongiurare-rialzi-iva_mssGQEyRyJXIV7CF9mlwjM.html

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