L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 marzo 2015

nella disgrazia la fortuna, l'Eni tarderà ad essere regalata ai privati

Eni farà stringere la cinghia al governo Renzi: 350 milioni in meno dai dividendi

Eni farà stringere la cinghia al governo Renzi: 350 milioni in meno dai dividendi
Economia
 
Il gruppo petrolifero taglia investimenti, cedole e piani di dismissioni. Così la vendita di un'ulteriore quota pubblica slitterà ancora. Descalzi: "Scelta giusta, con una logica di lungo termine"
Doccia fredda per il governo Renzi che per l’anno prossimo dovrà mettere in conto un drastico taglio del 33% dei dividendi dell’Eni, per un incasso complessivamente inferiore di 350 milioni di euro rispetto a quest’anno. Una notizia arrivata dalla stessa compagnia italiana con il nuovo piano industriale che avrà un altro effetto non secondario per chi deve fare i conti con l’oste: a queste condizioni è chiaro che la dismissione di un’altra quota del Cane a sei zampe in mano pubblica, a lungo ventilata e poi, lo scorso autunno, rimandata a tempi migliori, dovrà attendere più del previsto. Del resto la reazione del mercato parla chiaro: in scia alla novità, che include anche la sospensione del piano di acquisto di azioni proprie, il titolo del gruppo petrolifero ha registrato un crollo del 4,59% a 15,58 euro. Contando anche gli altri soci, l’incasso mancato sarà in totale di 1,1 miliardi di euro. Oltre alla Cassa Depositi e prestiti (che si consola con il bond piazzato ai consumatori) al Tesoro, tra i più colpiti ci sarebbe la Peoples Bank of China che attualmente ha in mano il 2,1% dell’Eni.
Colpa, puntano il dito da Londra i vertici Claudio Descalzi ed Emma Marcegaglia, di una situazione di mercato senza precedenti, con il prezzo del petrolio che si è praticamente dimezzato rispetto allo scorso anno.  “Nel nuovo scenario di prezzi del petrolio, abbiamo ritenuto appropriato ribasare il dividendo per il 2015 in linea con i nostri obiettivi strategici“, ha detto in particolare l’amministratore delegato spiegato.  Descalzi, che ha parlato di “scelta giusta”, che possiede una logica “a lungo termine” e che non è stata concordata con gli azionisti, Tesoro e Cdp in testa, ma discussa solo con il board che, però rappresenta proprio i soci.
Ma le novità non sono solo sul fronte della remunerazione degli azionisti. Da un punto di vista più strettamente operativo, il gruppo petrolifero ridurrà del 17% gli investimenti, che si aggireranno sui 48 miliardi di euro, ma viaggia comunque su numeri confortanti, con una produzione di idrocarburi stimata in crescita del 3,5%, con la previsione di nuove scoperte per 2 miliardi di barili e con un andamento positivo per raffinazione, gas e chimica. Diverso il discorso per Saipem, che ha condiviso la cattiva giornata di Borsa chiudendo in flessione del 5,7%: l’Eni ha ribadito l’intenzione di vendere, ma solo quando le cose andranno meglio e, quindi, quando le condizioni di mercato lo consentiranno. Per questo, la controllata nell’ingegneria, sui cui futuri vertici Descalzi non si è voluto sbilanciare, non rientra nelle dismissioni per 8 miliardi che sono state anch’esse ridimensionate in termini di controvalore previsto prima a 9 e poi a 11 miliardi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/13/eni-fara-stringere-cinghia-governo-renzi-350-milioni-in-meno-dai-dividendi/1504253/

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