L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 marzo 2015

Conflitto che coinvolge soprattutto Arabia Saudita e i suoi alleati, da una parte, e l’Iran e i suoi alleati dall’altra

L’oasi libanese

Bernard Guetta
Per quanto possa apparire strano, il Libano, che per quarant’anni è stato teatro di guerre aperte o a bassa intensità, oggi sembra un’oasi di pace se confrontato al resto del Medio Oriente, dove sono in corso conflitti sanguinosi e dolorosi.
Parliamo naturalmente della Siria, ma anche di Iraq, Yemen, Bahrein e Libia. Inoltre, pur se non direttamente colpiti, gli altri paesi del levante – Egitto, Arabia Saudita, Iran e Giordania – sono comunque coinvolti nel conflitto regionale che oppone sciiti e sunniti, le due grandi correnti dell’islam. Il Libano, invece, sembra essere immune a questa guerra nonostante la sua popolazione sia equamente divisa tra cristiani e musulmani (sciiti, sunniti e drusi).
Siamo davanti a un miracolo? Non esattamente. La pace libanese si spiega prima di tutto con il fatto che gli sciiti di Hezbollah, prima forza politica e militare del paese, sono fortemente impegnati in Siria. Hezbollah, che è al contempo esercito e partito politico (creato, finanziato e armato dall’Iran sciita), ha ricevuto da Teheran l’ordine di inviare il meglio delle sue truppe in Siria per difendere il regime di Assad. È una richiesta perfettamente ragionevole. Il regime di Damasco appartiene infatti a una corrente dello sciismo (quella degli alauiti), mentre la maggioranza della popolazione siriana è sunnita come lo sono i ribelli che si oppongono a Bashar al Assad, alleato dell’Iran e testa di ponte di Teheran in un Medio Oriente a maggioranza sunnita. In sostanza la ragion di stato iraniana impone a Hezbollah di aiutare Damasco, impedendogli di considerare qualsiasi prova di forza sul fronte interno libanese.
In Libano, ma anche sul fronte israeliano, Hezbollah deve dunque mantenere un profilo basso, mentre i suoi avversari (sunniti e cristiani) non vogliono approfittare della situazione nel timore di destabilizzare il paese permettendo ai jihadisti dello Stato islamico di trascinarlo nella guerra che imperversa tutt’intorno.
Anche se sperano nella caduta del regime siriano alleato di Hezbollah, i cristiani e i sunniti libanesi hanno mantenuto lo stesso atteggiamento attendista degli sciiti. Dal canto suo, Hezbollah non ha nemmeno tentato di impedire l’acquisto di armi francesi da parte dell’esercito libanese nonostante l’operazione sia stata finanziata dall’Arabia Saudita, bastione del sunnismo, avversaria dell’Iran e protettrice dei cristiani e dei sunniti libanesi. Tutto questo spiega la pace nel Libano odierno, una pace che durerà fino a quando lo Stato islamico non sarà sconfitto (probabilmente ci vorranno circa trenta mesi).
Ma cosa accadrà dopo? Tutto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Siria, dal possibile riavvicinamento tra Stati Uniti e Iran e dal conseguente cambiamento nel rapporto di forze regionale tra sunniti e sciiti. In questo momento azzardare una previsione è impossibile.
(Traduzione di Andrea Sparacino)

http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2015/03/02/l-oasi-libanese 

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