L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 marzo 2015

Quantitative Easing, ditelo agli imbecilli europeisti che si regge sulla SPERANZA

Neanche se glielo ordina Draghi in persona. Ecco perché il QE potrebbe essere inefficace

Il cavallo non beve a comando

Lo stimolo più efficace è la diminuzione delle tasse
 di Pietro Bonazza 

Mario Draghi è un signor economista–monetarista, ma non è la Bce, pur dirigendola con prudenza ed esperienza. Anche gli altri componenti del board, sono esperti. Questo per dire che il Quantitative Easing (QE) è una manovra collegiale, probabilmente varata non senza contrasti interni, e dopo aver fatto pesanti concessioni alla cancelliera Merkel, che, fino all'ultimo, ha recitato la parte del «non vorrei, ma se fate questo e quest'altro, mi va bene», come se la Germania, non avesse interesse, mentre è vero il contrario.
È bene premettere che il QE, come tutte le manovre monetarie, regge sulla speranza: dovrebbe servire a stimolare l'eurozona a uscire dalla deflazione e consentire il rilancio della domanda di consumo e di investimento portando il tasso di inflazione al 2% in un paio d'anni.
Se accadrà, Draghi avrà visto giusto, se no, non lo si potrà accusare di non aver usato tutti gli strumenti che un monetarista ha a disposizione.
Premettiamo che non tutti gli operatori finanziari sono d'accordo, ma è bene non ascoltarli troppo, perché si sa quali sono i loro interessi. L'obiettivo principale della manovra è di rovesciare liquidità sui mercati e sperare che, invece di ingrassare le banche, siano facilitate le imprese di produzione nel ricorso al credito, stimolandone soprattutto la domanda per investimenti. Questa speranza è fragile, se, parallelamente, gli stati non proseguiranno con le manovre di riduzione della spesa pubblica, riorganizzazione della pubblica amministrazione, riconduzione della magistratura a ruoli di giustizia senza interferenze con la politica, investimenti in infrastrutture e, da parte delle imprese private, nuovi investimenti in macchinari e tecnologie e riorganizzazione di governance, management anche con allontanamento di incapaci, protetti da parentele e cointeressenze. In Italia, molte imprese private soffrono delle stesse malattie delle pubbliche.
Se analizziamo la parte tecnica della manovra, notiamo, tra l'altro, che
  • nei limiti di quantità e gradualità, le singole banche centrali dovrebbero intervenire sul mercato secondario per acquistare titoli, già emessi dallo stato di appartenenza (ma anche altri non statali e persino azioni) con emissione di moneta, che, si spera, dovrebbe agevolare le imprese territoriali nel ricorso al credito, soprattutto per investimento. L'obbligo di operare sul solo mercato secondario implica che il singolo stato titolare del debito non vedrebbe nemmeno un euro della manovra e, alla fine la Bce si troverebbe con un bilancio che espone all'attivo i titoli acquistati sul mercato secondario controbilanciati dalla moneta emessa per l'acquisto. Da qui il dubbio se la liquidità si tramuterà in credito alle imprese o finirà per alimentare meandri speculativi. Certamente la Bce non starà inerte a guardare. Soprattutto avrà cura di tenere sotto controllo il funzionamento della cinghia di trasmissione esercitata dalle banche ordinarie.
  • il tasso dei titoli, garantiti dallo stato e in parte dalla Bce, farà scendere ulteriormente il tasso di interesse, rendendo più appetibili investimenti in azioni quotate in borsa, peraltro con un P/E già elevato;
  • lo stimolo all'economia dovrebbe risvegliare anche la domanda da consumo. Questa è l'ipotesi più contraddittoria, perché, se l'inflazione sale, aumentano anche i prezzi, ma se, correlativamente non aumentano anche i redditi, la domanda non si schioda. Qui torna il collegamento con la manovra fiscale: se le tasse continuano ad aumentare o a non diminuire e i redditi netti dopo le tasse non salgono, come potrebbero i consumi essere rilanciati? Non solo, ma se anche i tassi di interesse, che remunerano il risparmio, continuano a essere a zero, o sotto (Germania), come si può pensare che la manovra monetaria abbia successo? Anche i tassi di interesse sono prezzi e se l'inflazione salisse al 2%, non potrebbero mantenersi a zero!
  • almeno per l'Italia, non bisogna dimenticare che sconsiderate politiche di pressione fiscale e di angherie della pubblica amministrazione hanno stressato gli imprenditori, che hanno perso la voglia di fare impresa.Il cavallo non beve a comando, nemmeno se glielo ordina Draghi.

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1973099&codiciTestate=1 
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