L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 marzo 2015

Quantitative easing, non ci siamo proprio

Quantitative Easing, tutti i rischi-flop in quattro punti
16 marzo 2015, Luca Lippi
Quantitative Easing, tutti i rischi-flop in quattro punti
A fronte dei proclami, entusiastici e anche poco credibili (il successo di un QE è percepibile al termine del suo programma) rileviamo che la Bce continua “faticosamente” a chiedere alle banche centrali nazionali di consegnare dietro pagamento del corrispettivo corrente, i titoli “dragati” dalle banche commerciali.

A oggi siamo a dieci miliardi di bond a fronte dei 60 miliardi mese come da programma; mancano 50 miliardi all’appello da recuperare entro fine marzo, guardando il calendario diciamo che siamo in leggero ritardo?

Ci sono almeno quattro problemi uno di questi lo abbiamo anticipato appena qualche settimana fa: il primo problema, appunto, è che a metà mese di marzo siamo appena a un quinto di acquisti, quindi ci sono problemi di “regolarità” nella gestione del programma. Il secondo problema è che proclamare vittoria e fiducia quando mancano 17 mesi alla fine del QE è come lasciare lo stadio cantando vittoria al secondo minuto del secondo tempo di una partita di calcio (piuttosto curioso per usare un eufemismo). 

Il terzo problema è che i prezzi stanno raggiungendo livelli altissimi e molto velocemente; la Tesoreria di una banca commerciale non intende vendere titoli il cui prezzi lievitano come panettoni, siamo ancora all’inizio è più conveniente tenere il panettone in lievitazione in casa. Il quarto problema dunque, è che manca quello che dovrebbe essere comprato, in gergo si dice “manca carta”.
Con lo spread ai livelli attuali (addirittura inferiore a quello della Spagna) il BTP ha prezzi fuori controllo, da qui la sensazione che non ci sia coerenza e logica è piuttosto normale, in pratica siamo in balia dei numeri e dei volumi di un artifizio (il QE appunto) che non sarebbe proprio “la mano morta” di Smithiana memoria.

La BCE si troverà presto costretta a riformulare la lista di titoli acquistabili (in origine bond con vita residua di nove anni) estendendo il programma di acquisti anche ai titoli d’istituti parastatali e sovranazionali. Un esempio? Il Bond Cassa depositi e Prestiti che è “guarda il caso” in sottoscrizione.

In conclusione, e ci dispiace per chi ormai pensa di governare solamente col buonumore, i problemi di cui abbiamo dato conto non sono “piccoli”. Il rischio di sostenibilità del piano BCE è elevatissimo e siamo solo all’inizio, senza considerare la possibilità che sia tutto inutile al suo compimento già nei modi e nei tempi originali.
 

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