L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 6 marzo 2015

Renzi da Putin non è sufficente se non si abbandona il servilismo nei confronti della Consorteria Guerrafondaia Statunitense


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ITALIA-RUSSIA/ Sapelli: Renzi da Putin come La Pira da Ho Chi Minh
Pubblicazione: venerdì 6 marzo 2015

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“Renzi è fedele all’alleanza atlantica e al rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, ma nello stesso tempo rivendica l’autonomia dell’Italia in politica estera”. E’ l’analisi di Giulio Sapelli, professore di Storia economica nell’Università degli Studi di Milano, secondo cui “più che con Berlusconi, l’attuale premier è in linea con la migliore tradizione Dc, a partire da La Pira che in piena guerra fredda si recò in Vietnam per incontrare Ho Chi Minh”. Ieri Matteo Renzi è stato a Mosca per un faccia a faccia con Vladimir Putin. Il presidente del Consiglio ha sottolineato di sperare “molto nell'aiuto che il presidente Putin e la federazione russa possono dare nel Consiglio di sicurezza, perché il ruolo della Russia nella questione libica, anche alla luce dei legami storici tra Russia ed Egitto, può essere molto importante”.

 Professor Sapelli, Renzi che vola in Russia da Putin non fa venire in mente i tempi in cui il premier era Berlusconi?
Il punto è che la Russia rimane sempre la Russia, anche se è vero che Renzi ha stabilito una continuità con la politica estera di Berlusconi. Il fatto però è un altro. A Riga, alla riunione dei presidenti delle commissioni Esteri dei Parlamenti europei, la questione Mediterraneo non era neanche all’ordine del giorno. Questa Europa è tutta sbilanciata sulla Germania e sul Nord, dimenticando così di essere una potenza mediterranea.

Che cosa c’entra Putin con tutto ciò?
Renzi ha riconosciuto a Putin un ruolo geopolitico euroasiatico. Anche perché non può fingere di ignorare che senza la Russia Assad sarebbe stato rovesciato. Ciò avrebbe portato a un pericolo per Israele e a una somalizzazione ancora più accentuata in Siria.

Quali sono le priorità in Nord Africa?
In Libia c’è la necessità di opporsi alla spregiudicata politica anti-italiana di Francia e Regno Unito. Non dimentichiamo che la prima visita che Renzi ha fatto è stata alla Tunisia. Una scelta che condivido, perché ha fatto capire che l’Africa del Nord e l’islam possono esprimersi in Stati solidi come Tunisia ed Egitto. E’ normale quindi che una potenza mediterranea come l’Italia cerchi un appoggio in Russia, non solo per stabilizzare i Paesi del Nord Africa, ma anche per difendere i nostri interessi.

Come vede la partita dell’energia nei colloqui tra Renzi e Putin
Spero che Renzi abbia rassicurato Putin sul fatto che cercheremo di farla finita con l’odio ideologico della Commissione Ue contro il colosso russo Gazprom. La politica europea verso la Russia è ingiusta e punitiva. Bisogna fare uscire Mosca dall’isolamento in cui è stata cacciata dalle politiche delle amministrazioni Usa successive a Bush padre. Quest’ultimo aveva fatto un patto con Eltsin che la Nato non sarebbe avanzata nell’Est Europa, mentre ora l’Alleanza Atlantica arriva fino ai confini con la Russia.

Come si colloca l’Italia di Renzi tra Russia e Stati Uniti?
Renzi è fedele all’alleanza atlantica e al rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Ha però l’intelligenza di capire che gli Usa attraversano una gravissima crisi di orientamento strategico, soprattutto perché hanno abbandonato i principi della Pace di Westfalia per abbracciare la follia dell’intervento umanitario.

Quale ruolo può giocare il nostro Paese su questo scacchiere?
Il premier italiano è consapevole di ciò che rimane della nostra grande tradizione diplomatica. L’Italia ha una sua tradizione che è di fedeltà agli Stati Uniti ma nella sua autonomia. Non dimentichiamoci che nei tempi del patto atlantico, Giorgio La Pira si recò in Vietnam per parlare con Ho Chi Minh.

E’ questa la tradizione di Renzi?
Renzi prosegue una politica estera che è stata interpretata nel modo più alto dalla Dc, nonché dallo stesso Craxi. Sappiamo bene quali difficoltà Craxi e Andreotti abbiano avuto con il presidente Reagan rispetto alla Libia di Gheddafi.

Che cos’altro l’ha colpita di questa visita?
Mi ha molto colpito anche il fatto che Renzi abbia scelto di deporre sei rose sulla tomba di Boris Nemcov. Quella di Renzi ha Mosca mi è sembrata una visita piena di intelligenza, e spero che arriveranno i risultati.

(Pietro Vernizzi)

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