L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 marzo 2015

Roma 14 marzo 2015 ore 10.00 via Mercede 50 "L'Era del post-umano"


Cultura. Zemmour e de Benoist al convegno “L’era del post-umano” a Roma

Pubblicato il 11 marzo 2015 da Red
Categorie : Cultura
convegnoIl XXI secolo segna il passaggio al “Muro del Tempo”, dell’epoca in cui un modello antropologico della società basato sulla famiglia e la filiazione naturale, affronta la sfida di quanti, dietro lo slogan dei “diritti civili”, ne propugnano il superamento se non addirittura l’abbattimento. La visione fondata su un legame sociale che crea una nuova vita come atto d’amore, rischia dunque di cedere il passo a un processo di produzione del vivente, articolato sulla manipolazione genetica, che impone la Tecnica come sostituto della Natura, alimentandosi dalla superbia e dal potere economico di alcuni gruppi di pressione, veicolati come diritti.
L’uomo e la donna vengono dunque spersonalizzati e ridotti al rango di strumenti per la produzione di una merce: il bambino. Sul piano semantico invece, vengono stravolti i significati di parole come “padre” e “madre”, per trasformarle in termini burocratici, indicanti una funzione avulsa dal ruolo, propria delle nuove forme di famiglie fondate sulla produzione artificiale di un “figlio” a tutti i costi.
Le obiezioni che, da più parti, si levano verso questa deriva post-umana e i suoi relativi pericoli, vengono stroncate con l’arma di ricatto del “reato d’opinione”, e attraverso l’indottrinamento, a partire dalle scuole materne, della teoria del superamento degli “stereotipi di genere”.
La linea di resistenza è segnata, starà a ciascuno di noi decidere da che parte stare; certo non si potrà restare indifferenti in un confronto in cui è in gioco l’idea di uomo e, in estrema sintesi, il suo destino di poter essere libero e consapevole.
Di questo e altro se ne parlerà al convegno intitolato “L’era del post-umano: Ideologia, Tecnica e Società nel XXI secolo” che si svolgerà sabato 14 marzo alle ore 10 al Teatro Sala Umberto di Roma (Via della mercede 50). Il Circolo Proudhon Roma – organizzatore dell’evento in collaborazione con il quotidiano online L’Intellettuale Dissidente – è così riuscite a riunire intorno ad uno stesso tavolo ospiti italiani e internazionali. Dibatteranno quel giorno il professor Paolo Becchi dell’Università degli Studi di Genova nonché redattore de Il Fatto Quotidiano, il noto saggista francese Alain De Benoist, la Dott.ssa Giuseppina Barcellona, nipote di Pietro Barcellona, dell’Università degli Studi di Enna “Kore”, il celebre giornalista transalpino di Le Figaro Eric Zemmour, il filosofo Diego Fusaro, il deputato del Movimento 5 Stelle Tiziana Ciprini ed infine l’europarlamentare della Lega Nord Lorenzo Fontana.
Lorenzo Borré (presidente del Circolo Proudhon Roma) e Sebastiano Caputo (direttore de L’Intellettuale Dissidente).
A cura di Red 
 

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