L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 marzo 2015

Sblocca Italia, per mezzo secolo si ha il diritto di bucare terre

Sulla ricerca degli idrocarburi il senato vuole rottamare Renzi

 di Alessandra Ricciardi 

Lo Sblocca Italia rischia di perdere pezzi. A pochi mesi dalla sua conversione in legge, si moltiplicano gli assalti parlamentari per scardinare i punti più indigesti di un provvedimento che, nella sua articolazione iniziale, doveva rappresentare «il passo nuovo» del governo Renzi rispetto a una politica fatta di rinvii, veti incrociati e pastoie burocratiche. Nel mirino del parlamento in queste ore è finito l'articolo 38 dello Sblocca Italia, relativo alla disciplina della ricerca ed estrazione degli idrocarburi a mare. Matteo Renzi aveva detto basta ai veti di regioni e ambientalisti, prevedendo che la materia, in quanto di pubblica utilità e urgenza, fosse di fatto riportata nell'alveo delle competenze dello stato con il rilascio di un titolo unico concessorio. Un modo per fare chiarezza sul chi fa cosa e per rassicurare gli investitori esteri, sempre più allarmati per la confusione e per la lunghezza dei procedimenti. Ora il senato sta provando a riportare le lancette indietro.
Un'ampia maggioranza, che parte da Gal e Forza Italia, passa per Sel e Movimento 5Stelle e approda al Pd, ha ottenuto che fosse messo ai voti ed approvato, con il parere favorevole del ministro della Giustizia ed ex ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, un ordine del giorno alla legge sui reati ambientali, che impegna l'esecutivo «a non rilasciare nuove autorizzazioni relative alle attività di prospezione, ricerca, coltivazione, stoccaggio di idrocarburi a mare e a non dare seguito ai procedimenti in corso di istruttoria, ai sensi dell'articolo 38», oltre che a sospendere ogni procedimento in itinere non conforme alla direttiva europea 2013/30. Spiega Giuseppe Compagnone, senatore di Gal, ex Pdl, tra i proponenti dell'odg: «Finalmente ha avuto la meglio la coscienza ambientalista. Non era pensabile rilasciare autorizzazioni per una durata di 52 anni e con un solo atto».
Un odg è poco più di una dichiarazione di intenti, per il governo. «Ma noi speriamo che ci sia la stessa sensibilità mostrata da parte del ministro Orlando. L'Italia deve vivere di turismo, delle sue bellezze. Ben possiamo utilizzare altre fonti energetiche», rilancia Compagnone. E, da buon siculo, cita una ricerca sulle possibilità energetiche e occupazionali derivanti dallo sfruttamento delle correnti nello Stretto di Messina.
Tra i pochi dichiaratamente contrari all'odg, Carlo Giovanardi, Ncd-Udc: «La Croazia e la Slovenia in Adriatico stanno facendo affari giganteschi alle nostre spalle. Con la conseguenza che le nostre aziende devono andare a lavorare lì, le royalty le incassano loro e i problemi ambientali sono gli stessi». Intanto, ce l'ha fatta anche l'emendamento Fi-Gal, contrario questa volta il governo, che punisce come reato l'air gun, la tecnica per l'ispezione dei fondali marini tipica delle ricerche petrolifere. «Abbiamo tutelato la pesca e la sicurezza», festeggia Compagnone.

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1967519&codiciTestate=1 

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