L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 marzo 2015

Si può invadere impunemente uno stato, Yemen, in guerra civile da anni, per far vincere la fazione più utile all'invasore

Obiettivo Teheran


teheran-c-AFP-2015-Stringerdi Giulietto Chiesa - 26 marzo 2015
L’intera penisola arabica è ora in guerra. L’Arabia saudita ha costruito in pochi giorni un’alleanza di dieci paesi arabi sunniti per fronteggiare la “rivolta” sciita nello Yemen.

E' il caos. I fronti si moltiplicano: Isis contro Siria e Irak; adesso la nuova guerra al sud,  attorno a Aden; Sunniti contro sciiti. La Turchia, a nord, con i suoi progetti di rinascita turcomanna, contro la "scia" di Teheran, ma anche contro Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina  Contro il Califfo, ma anche, in parte, con l'Isis. Gli Usa che bombardano a casaccio. L'Mi5 britannico che paracaduta armi per l'ISIS. I curdi di Irak e Turchia contro tutti. E con chi li aiuta, senza andare troppo per il sottile. L'Egitto contro l'Isis, ma adesso con l'Arabia Saudita.
L'unica cosa che non si vede, o si vede poco, è Israele. Ma Israele non solo c'è:  è il co-protagonista dell'intero disastro- disordine.  Se si seguono le rotte dei caccia israeliani, che bombardano Bashar el-Assad e  le mosse di Netanyhau, lo si capisce fin troppo bene.

Un premier israeliano che va a Washington, senza nemmeno parlare con il presidente americano. E riceve l'ovazione del Senato (a riprova che Obama è ormai molto meno che un'anatra zoppa: è un'anatra moribonda.)

Dietro l'ISIS c'è ma mano di Israele, c'è quella di Rijad e del Qatar (ufficiali pagatori), c'è quella dei neocon repubblicani. Non c'è quella di Obama, se è vero, come pare, che Victoria Nuland avrebbe "abbaiato" al ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov questa frase: "non avete ancora capito che a Washington comanda Cheney, non Obama".
Ma leggiamo anche che Israele ha spiato i colloqui tra Europa-USA e Iran, per far fallire il negoziato.
Ecco che Di nuovo ricompare l'Iran sciita. Da qualunque parte di guardi questo incendio, è sempre l'Iran che appare dall'altra parte del fuoco.  Per l'Arabia Saudita è i paesi arabi del Golfo è il nemico mortale. Non sarebbero ricchi come sono se non fossero stati sotto l'ombrello americano in tutti questi decenni. Ma, se l'America tratta con Teheran, quell'ombrello rischia di chiudersi. E poi questa America appare sempre meno in controllo, sempre più incerta: meglio difendersi da soli.
Ma l'Iran è comunque, anche per Israele, il nemico irriducibile che minaccia la sua esistenza. Nemico del dio di Israele, che ha dato la Palestina al "popolo eletto".
E infine i neo-con americani, probabilmente i più fanatici di tutti: l'Iran demolito sarebbe l'ultimo diamante della collana di guerre USA, che daranno allo "stato speciale, designato dal Dio cristiano (e naturalmente ai suoi petrolieri molto cristiani), il controllo totale di tutte le riserve dell'area medio-orientale allargata.

La conclusione è ovvia: dietro tutto questo caos c'è l'"obiettivo Teheran". I motori dei cacciabombardieri e dei missili che bombarderanno la Persia si stanno scaldando.  In attesa, si darà qualche altra lezione a Germania e Francia, che manifestano resistenze e reticenze. Specie per quanto riguarda l'Ucraina. E, magari,  anche a Barack Obama, sempre più divenuto un peso scomodo.

Tratto da: it.sputniknews.com

http://www.antimafiaduemila.com/2015032754341/giulietto-chiesa/obiettivo-teheran.html 

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