L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 marzo 2015

un Pd troppo impegnato a occupare poltrone non ha tempo per governare e pensare al Sud


Sud, governo senza idee

Una grande azione per il Mezzogiorno non può essere confinata nella spesa dei fondi strutturali e di altri finanziamenti per iniziative e piani di sviluppo locali

di Giuseppe Galasso

Era sorprendente l’intervista rilasciata domenica scorsa al Mattino da Yoram Gutgeld, consigliere economico della presidenza del Consiglio dei ministri. Il succo dell’intervista era perfettamente riassunto nel titolo dato ad essa dal giornale: «Il Sud è la priorità, ma attendiamo idee valide»; ed era rafforzato dal sottotitolo: «Piani di sviluppo, il consigliere del premier sfida i sindaci». Naturalmente molte altre cose erano dette da Gutgeld (un nome molto augurale: «buon denaro»), e molto più che ragionevoli. Così, l’affermazione che «sia il paese a dover ripartire, non solo il Meridione»; o che «un rilancio importante del Sud non può che partire dal Mezzogiorno stesso, che si deve fare promotore del suo sviluppo». Le cose buone non facevano, però, una grande figura tra le altre meno buone, riassunte nel titolo del Mattino. 

Che cosa, infatti, significa quel titolo? Che il Sud è una priorità, ma che sul come trattarla il governo attende «idee valide». Anzi, tante idee valide quante sono le realtà e le eccellenze del Mezzogiorno, le cui varie aree debbono far perno ciascuna «sui suoi punti di forza» e «pensare a cosa sia davvero prioritario fare», di modo che il governo a sua volta si attivi per il successo di questi varii piani di sviluppo.A stare alle cronache, le stesse cose sono state ripetute in un convegno a cui poi Gutgeld ha partecipato lunedì. Ed è perciò che appare assolutamente opportuno riaffermare che questa visione delle cose meridionali non è affatto adeguata al senso e ai propositi di una grande azione per il Mezzogiorno, che Renzi ha pure ieri riaffermato come una priorità del governo. 

Una grande azione per il Mezzogiorno non può essere confinata nella spesa dei fondi strutturali e di altri finanziamenti per iniziative e piani di sviluppo locali. Tutte cose di primaria importanza, che vanno seguite e realizzate con la massima cura, efficienza e tempestività (e su questo piano il governo deve passarsi la mano sulla coscienza per varii motivi, a cominciare dal ritardo, ormai semestrale, della nomina del commissario per Bagnoli: e meno male che si faccia ora un nome tanto apprezzabile come quello di Raffaele Cantone, che speriamo vivamente non voglia negarsi a un tale impegno). 

Una grande azione per il Mezzogiorno non dipende neppure dalla restituzione di un ministero ad hoc , come si vede dal fatto che l’Agenzia ad hoc già istituita non sta portando davvero molto lontano dal suo punto di partenza. Una grande azione per il Mezzogiorno ha la sua sede propria nella parte fatta allo stesso Mezzogiorno nella generale impostazione della politica economica e finanziaria del governo: grandi infrastrutture, investimenti produttivi, localizzazione di iniziative di particolare importanza, localizzazione dei centri della ricerca e dell’innovazione, sistema portuale e aeroportuale del paese, pianificazione ferroviaria e autostradale, agevolazioni fiscali, accordi commerciali internazionali, e così via, per tutta l’estensione dell’azione di governo. 

Per questo, però, il governo non deve attendere un bel niente, non deve attendere né idee, né piani dal Mezzogiorno o da altrove. È esso governo a dover servirsi di idee – di cui in materia di Mezzogiorno non c’è affatto penuria, c’è solo l’imbarazzo della scelta – e a dover formulare piani con le stimmate ben evidenti di una particolare attenzione al Mezzogiorno. il resto – piani locali, proposte e iniziative dal Mezzogiorno è importantissimo, ma viene dopo, e senza quella premessa servirebbe a ben poco. È questa la sola «politica speciale» che per il Mezzogiorno sia oggi possibile e auspicabile, nel segno di quell’esigenza di considerare tutto il paese e non solo il Sud fatta presente anche da Gutgeld. Il quale si acquisterebbe un merito se riferisse un po’ di quanto qui si è detto a un leader politico e uomo di governo della sensibilità e capacità di Renzi. 

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