L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 aprile 2015

43,4 dai allo stato e ti rimane il 56,6 per campare, in questo modo non si va da nessuna parte


SEMPLICEMENTE PAZZESCO: DAL 2014 AL 2018 GLI ITALIANI PAGHERANNO 2.540 MLD DI TASSE (PIU' DEL DEBITO PUBBLICO ATTUALE)

giovedì 2 aprile 2015

La pressione fiscale resterà sempre inchiodata sopra il 43% per altri quattro anni. Non accennerà a calare, fatta eccezione per lievissime riduzioni in alcuni anni, il peso delle tasse sulle famiglie e imprese italiane tra il 2015 e il 2018.

Quest'anno il macigno tributario si attesterà al 43,4% del pil, restando di fatto allo stesso livello del 2013 e del 2014, e schizzerà fino al 43,6% nel 2016; poi una impalpabile diminuzione: 43,3% nel 2017 e 43,2% nel 2018.

Quattro anni di pressione fiscale insostenibile provocata da un aumento delle entrate tributarie, nel quinquennio, di oltre 45 miliardi di euro. Così il Centro studi di Unimpresa, che elaborato l'ultimo Documento di economia e finanza del governo, nel giorno in cui l'Istat ha certificato che lo scorso anno il peso delle tasse sulle famiglie e sulle imprese si è attestato al 43,5% del prodotto interno lordo.

"Con questo peso delle tasse, è difficile sperare di agganciare la ripresa" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Praticamente, è impossibile.

Un livello di pressione fiscale costantemente alto, dunque quello programmato dal governo di Matteo Renzi, che è la conseguenza della crescita delle entrate tributarie: il gettito correrà molto più del pil e aumenterà, complessivamente tra il 2014 e il 2018, di 45,7 miliardi. Altro che "taglio delle tasse" più volte annunciato da Renzi.

Nel dettaglio, rispetto al 2013 nel 2014 lo Stato ha incassato 1,6 miliardi in più da imprese e famiglie che hanno assicurato un gettito di 487,5 miliardi di euro.

In termini percentuali si tratta di un incremento lieve, lo 0,34% in più, ma che va nella direzione opposta rispetto all'andamento dell'economia, prevista in calo dello 0,3% secondo il Def approvato dal governo.

Una doppia velocità che si registra costantemente anche nelle previsioni degli anni successivi.

Il gettito tributario nel 2015 arriverà a 493,7 miliardi in aumento di 6,2 miliardi rispetto a quest'anno: tasse in crescita dell'1,27%, mentre il pil dovrebbe salire solo dello 0,5%.

Nel 2016 lo Stato incasserà 507,9 miliardi di euro con un incremento di 14,1 miliardi sull'anno precedente: in termini percentuali la crescita delle imposte è pari al 2,88% che va raffrontata con lo 0,8% della crescita economica.

Nel 2017 la situazione è sostanzialmente identica: grazie a un incremento di 11,1 miliardi sul 2016, il gettito tributario arriverà a 519,1 miliardi in aumento del 2,19% e col pil in crescita dell'1,1%.

Chiude il conto il 2018, quando le tasse versate da aziende e cittadini nelle casse dello Stato saranno pari a 531,6 miliardi in aumento di 12,5 miliardi sull'anno precedente: vale a dire +2,42% e pil più lento all'1,2%.

Nel quinquennio 2014-2018 le tasse pagate dai contribuenti in Italia arriverebbe a toccare 2.540,1 miliardi di euro. Più dell'attuale debito pubblico accumulato in oltre sessanta anni di spesa.

http://www.ilnord.it/c-4178_SEMPLICEMENTE_PAZZESCO_DAL_2014_AL_2018_GLI__ITALIANI_PAGHERANNO_2540_MLD_DI_TASSE_PIU_DEL_DEBITO_PUBBLICO_ATTUALE

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