L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 aprile 2015

Disoccupazione, il governo Pd è pervicacemente in malafede


Perché i nuovi (veri) occupati sono ben pochi

01 - 04 - 2015 Sergio De Nardis
Perché i nuovi (veri) occupati sono ben pochi
Il commento di Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma, sui dati relativi al mese di febbraio 2015 sull'occupazione pubblicati ieri dall'Istat
I dati aggregati sul mercato del lavoro, riferiti al mese di febbraio, non mostrano discontinuità nella dinamica dei flussi netti di occupazione da collegare alla decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato, entrata in vigore il primo gennaio con la legge di stabilità.
Una possibile spiegazione – da verificare con i dati completi e definitivi sulle forze di lavoro – è da cercare nel fatto che le segnalazioni di maggiori assunzioni di fonte imprese abbiano riguardato soprattutto trasformazioni di contratti a tempo determinato, con un effetto praticamente nullo sul numero degli occupati netti. Colpisce anche il dato sul tasso di disoccupazione. Il forte balzo della fiducia delle famiglie di inizio 2015 è determinato, tra l’altro, da un marcato miglioramento – in atto da gennaio – delle attese di disoccupazione.
Viene da chiedersi su cosa si fondano queste migliori aspettative: non tanto sull’esperienza diretta del rispondente, quanto su percezioni che si formano sulle informazioni diffuse dai media, come tv, giornali e, ovviamente, social network. Resta comunque un segnale di cui tenere conto, nel senso che potrebbe verificarsi, in questa fase del ciclo, una certa sconnessione tra indicatori qualitativi di clima in marcato rialzo e variabili effettive dell’attività economica contrassegnate da una maggior inerzia.

http://www.formiche.net/2015/04/01/perche-i-nuovi-veri-occupati-ben/

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