L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 aprile 2015

questa politica mangia a quattro ganasce nel piatto della spesa pubblica

News Republic

Spending review, Cottarelli: "Misteriosi i flussi di finanziamento alla politica"

ADNKRONOS
ADNKRONOS
MARTEDÌ 31 MARZO 2015
Per quanto riguarda i tagli il documento finale sui costi alla politica dell'ex commissario ipotizza una cura dimagrante di 700 milioni. Per l'ex commissario "l'esigenza della trasparenza e della massima fruibilità dei dati rappresenta ancora un obiettivo da raggiungere"
Roma, 31 ott. (AdnKronos) - Restano "misteriosi e non accessibili molti dei flussi finanziari che rappresentano forme diverse di finanziamento del sistema della politica nel nostro paese". E' la denuncia che emerge dal documento finale del Gruppo di lavoro sui costi della politica dell'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, pubblicato sul sito revisionedellaspesa.gov.it. In questo campo, "l'esigenza della trasparenza e della massima fruibilità dei dati rappresenta ancora un obiettivo da raggiungere".
Per quanto riguarda le ipotesi di intervento contenute nel documento finale del Gruppo di lavoro si parla di tagli ai costi della politica per 700 mln. Nel caso dei comuni, si legge nel documento, l'adozione delle proposte contenute nel rapporto comporterebbe risparmi dell'ordine di 255 milioni di euro all'anno (275 se esse venissero estese anche alle regioni a statuto speciale), di cui almeno 158 ottenibili in tempi rapidi. Dato che la spesa complessiva per i costi della politica per questo ente di governo è stimata attorno al miliardo e cento quaranta milioni, ciò rappresenterebbe "un risparmio a regime di circa il 22%".
Poiché le proposte prevedono anche una ristrutturazione degli organi di governo sul territorio, gli effetti in termini di efficientamento e miglioramento dei servizi ai cittadini rappresenterebbero un multiplo di questa cifra, come dimostrato dai numerosi studi discussi nel capitolo dedicato.
Nel caso delle regioni, l'adozione delle proposte contenute nel rapporto comporterebbe risparmi dell'ordine di 360 milioni di euro annui, di cui almeno 110 nell'immediato. Data l'autonomia costituzionale garantita alle regioni sui costi della politica (a differenza di comuni e province) "è importante che ogni proposta di riforma in questo campo sia sostenuta da sistemi di monitoraggio e sanzione adeguati da parte dello Stato, o il rischio è che gli interventi siano vanificati dai comportamenti successivi delle regioni". Il capitolo offre suggerimenti dettagliati in questo senso. Poiché il complesso della spesa per la politica delle regioni può essere valutata attorno al miliardo, le proposte "determinano a regime un risparmio di circa il 36%".
Nel caso del finanziamento ai partiti, le proposte di emendamento avrebbero comportato risparmi addizionali, rispetto a quanto previsto nello stesso decreto, di circa 65 milioni di euro nel prossimo triennio. La legge di conversione del decreto, approvata nel febbraio del 2014, ha accolto solo in misura limitata queste o simili proposte (per esempio, sulle scuole di partito) per cui una buona parte di questi risparmi addizionali sarebbero ancora ottenibili, se si decidesse di procedere. Il rapporto contiene anche suggerimenti dettagliati in merito a altre forme di supporto alla politica (per esempio, in merito al finanziamento dei media dei partiti o delle spese postali per la propaganda elettorale o dell'Iva agevolata per l a pubblicità) che se adottate comporterebbero sicuramente ulteriori risparmi, anche se una quantificazione precisa è risultata impossibile per carenza di dati.

http://nr.news-republic.com/Web/ArticleWeb.aspx?regionid=6&articleid=39589119&source=digest&tagid=1519106&tagname=Nella%20notizia

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