L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 aprile 2015

Si alle morti dei civili in Yemen, No a combattere l'Isis

L’Arabia Saudita ha cambiato verso 31/03/2015 - di

Il nuovo sovrano saudita, Salman bin Abdulaziz, costruisce un'alleanza formalmente ostile all'Iran e fin troppo vicina al qaedismo


 L’Arabia Saudita ha cambiato verso
Il nuovo sovrano saudita Salman bin Abdulaziz ha cambiato decisamente la politica estera del suo paese e messo insieme un’inedita alleanza tra le autocrazie arabe, che al momento sembra più puntata contro l’Iran che contro il califfato o i vari qaedismi che infestano i paesi musulmani dall’Africa Occidentale fino all’Asia meridionale.
L’ultima manifestazione della politica estera saudita di un certo rilievo aveva visto i Saud in conflitto con il Qatar, colpevole di sostenere i Fratelli Musulmani e – quindi – il terrorismo, oltre che finanziare al Jazeera, fin troppo critica con l’operato del «Custode delle due moschee», che sarebbe il titolo religioso con il quale i sovrani sauditi cercano da tempo di ribadire il loro diritto a gestire come vogliono i luoghi sacri e a vestirsi d’immeritati attributi divini. Insieme al sovrano del Qatar è stato coinvolto Erdogan, altro sponsor dei Fratelli Musulmani, in particolare di quelli egiziani sconfitti ed emarginati da al Sisi con l’aiuto dei Saud. Una crisi seria, tanto che quasi tutti i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno ritirato i loro ambasciatori dall’emirato e a loro si è unito l’Egitto di al Sisi, che con l’Arabia Saudita e Israele sembra aver costruito una solida comunità d’intenti. Il neo-dittatore egiziano si sta preoccupando d’assicurarsi il sostegno dei paesi vicini e in particolare delle potenze regionali e poco gli importa delle lamentele occidentali sulle modalità del golpe con il quale ha preso il potere o del suo plateale disprezzo per i diritti umani. Il sorgere di quella che impropriamente è stata definita la NATO sunnita peraltro, mette insieme una teoria di monarchie assolute per le quali i diritti umani sono l’ultimo dei pensieri e una serie di aspiranti leader a vita dei rispettivi paesi che hanno mostrato ampio disinteresse per l’argomento.
Il nuovo sovrano saudita ha ricevuto la visita di molti potenti, dal presidente Obama in giù e sembra aver approfittato del traffico di leader per ridisegnare i rapporti del regno, in particolare con i principali partner regionali e rendendo più sereni i rapporti con Turchia, Qatar e Sudan, da tempo tenuto ai margini perché il suo leader e dittatore al Bashir è ricercato dal Tribunale Penale Internazionale. Bashir ha sempre presenziato senza problemi agli incontri della Lega Araba e anche all’intervento multinazionale in Libia, tuttavia ha stupito la sua partecipazione (nominale) all’attacco allo Yemen. Ricucita anche la frattura con Erdogan, sembrano tornati i bei tempi nei quali i rifornimenti per i qaedisti in Siria pagati dai paesi del Golfo passavano senza problemi da una Turchia che vuole ancora fortissimamente la caduta di Assad. E sono stati ricuciti anche i rapporti con il Qatar e persino con i Fratelli Musulmani, con i quali i sauditi sono parsi più morbidi. A loro si sono uniti Pakistan, Egitto, Giordania, Marocco e tutti i paesi del Golfo a eccezione dell’Oman, che con l’Arabia Saudita condivide i confini terrestri con lo Yemen, paese a maggioranza ibadita (una «terza via» tra sciiti e sunniti) e che è l’unico nel quale il sultano ha veramente ceduto parte del potere a un consiglio elettivo dopo le primavere arabe.

http://www.giornalettismo.com/archives/1773061/sogno-saudita-superpotenza-sunnita/

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