L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 maggio 2015

2015 crisi economica peggiore della 2007/08, sbagliaglierà tutte le previsioni

Petrolio: Sapelli, la speculazione anticipa prospettiva grande ripresa

di Fabio Tamburini Petrolio: Sapelli, la speculazione anticipa prospettiva grande ripresa (Il Ghirlandaio) Roma, 18 mag. - Il prezzo del petrolio è sempre più una variabile imprevedibile. Un anno fa, quando pochi se lo aspettavano, ha imboccato la via del ribasso arrivando in pochi mesi a dimezzare il suo valore. Ora, altrettanto improvvisamente, sta rimbalzando in misura significativa. Certo il recupero delle quotazioni toccate prima del crollo è ancora lontano. E pochi sono pronti a scommettere che la rimonta continuerà. Resta il fatto che la ripresa c’è stata e pare non assomigliare a quello che, in gergo borsistico, viene chiamato il rimbalzo del gatto morto che cade dall’alto di una casa, cioè un fenomeno del tutto transitorio. “La verità è che, in apparenza, non c’è una spiegazione che regga per giustificare la risalita delle quotazioni”, dice Giulio Sapelli, economista e professore di storia industriale, da anni osservatore attento dei mercati del petrolio e del gas.
E aggiunge: “Le ragioni alla base della caduta sono tutte confermate: la ripresa economica in Europa stenta a decollare e per il momento rimane soprattutto una speranza, negli Stati Uniti le produzioni di shale oil e shale gas continuano e permettono agli americani di festeggiare l’autonomia energetica, intere aree del mondo che erano in pieno sviluppo sono in difficoltà, l’Arabia Saudita continua a produrre barili in gran quantità. Tutto lascia prevedere, inoltre, che i guai di Cina e America latina siano appena cominciati. In tutto il mondo, tranne eccezioni, c’è un crollo degli investimenti. Il Brasile è piombato in una crisi pesante e le incognite della Cina lasciano prevedere evoluzioni che potrebbero perfino risultare drammatiche. La commistione tra partito comunista vecchio stampo e capitalismo ha creato una sorta di dottor Stranamore dagli occhi a mandorla che non promette nulla di buono”.
Come si spiega, allora, la ripresa delle quotazioni petrolifere?
L’analisi dell’economia reale e della geopolitica tradizionale non dà risposte adeguate.
Qual è la sua opinione?
La risposta va cercata nel mondo della speculazione finanziaria. La liquidità del sistema resta enorme, sempre in cerca di sbocchi e nuove avventure. L’impressione è che ci siano hedge found decisi a speculare sul petrolio. Il prezzo era caduto a livelli bassi, decisamente interessanti per scommettere sulla risalita. Così hanno deciso di anticipare la ripresa della domanda. Oggi non ci sono i presupposti per una inversione di tendenza, ma la scommessa è che presto ci saranno. Per questo gli acquisti, acquisti massicci, sono cominciati. E continueranno. Comprano e stanno stoccando grandi quantità di petrolio in attesa della grande ripresa dell’economia mondiale capace di dare una forte spinta alla domanda. Lo possono fare perché chi fa il prezzo, attualmente, non è il gioco della domanda e dell’offerta ma i future, cioè le speculazioni finanziarie.
Questo significa che il mercato è in mano alla speculazione?
Esattamente, proprio così.
Diamo un nome e un cognome…
Tutte le principali banche d’affari internazionali, da Goldman Sachs a Jp Morgan, hanno controllate che puntano sulla finanza speculativa capitali enormi scegliendo, di volta in volta, il terreno su cui sperimentarsi. Qualche settimana fa hanno scelto il petrolio, con effetti evidenti.
Ci sono capacità di stoccaggio sufficienti?
Il mondo è pieno di possibilità del genere: dalla Cina, soprattutto nell’intera fascia meridionale, agli Stati Uniti. Nel secondo caso, in particolare, si stanno costruendo infrastrutture importanti, anche per aumentare l’autonomia del Paese. Hanno capito che è il modo per essere sempre meno condizionati dalle decisioni dei Paesi produttori.
Il risultato è che i sauditi continuano a pompare petrolio in gran quantità, ma con effetti limitati sulle quotazioni petrolifere. Perché continuano a farlo?
Il motivo della rottura con gli americani è sempre quello: l’apertura dell’amministrazione Obama nei confronti del loro nemico di sempre, l’Iran. Si sentono traditi dopo essere stati per mezzo secolo l’alleato più fedele degli Stati Uniti nel Golfo. La reazione, che non si fermerà, è di rispondere inondando il mondo di petrolio. L’obiettivo era di mettere in discussione la nuova autonomia nell’energia raggiunta dagli americani rendendo economicamente non più redditizi gli investimenti nello shale oil. Non hanno considerato che, nonostante la caduta dei livelli di profitto, la produzione sarebbe continuata perché il sistema americano non è bancocentrico e c’è una immensa capacità di ottenere finanziamenti, soprattutto in una fase come quella attuale, caratterizzata da liquidità in abbondanza. Certo la vita per i produttori di shale oil è diventata più complicata e i margini di profitto si sono drasticamente ridimensionati, ma il grosso della produzione continua. Così gli Stati Uniti stanno mantenendo l’autonomia energetica e continuano il dialogo con l’Iran, irritando sempre di più i sauditi. Questi ultimi, inoltre, non hanno alcuna possibilità di controllare il mercato del gas, che va per la sua strada riducendo ancora di più il loro potere di condizionamento sugli americani.
L’Opec e i sauditi cambieranno le decisioni prese finora?
Direi proprio di no. L’Arabia Saudita non ha alcuna intenzione di tagliare la produzione di greggio. Almeno fino a quando gli americani non diventeranno meno concilianti con l’Iran.
Questo significa che la Russia continuerà a soffrire?
Non vedo cambiamenti in arrivo e per l’economia russa la caduta dei prezzi del petrolio è un colpo davvero duro, difficile da assorbire. L’effetto sarà di spingerla sempre più nelle braccia della Cina, nonostante la millenaria diffidenza che li separa.
Negli ultimi 20 anni il mercato del petrolio è cambiato?
Tutto è cambiato. E’ diventato un mondo completamente diverso. Prima comandavano otto, nove company petrolifere, che governavano l’80 per cento della produzione, e il prezzo era fatto dal gioco della domanda e dell’offerta. Ora il 70-80 per cento dei giacimenti appartengono agli Stati sovrani. Enrico Mattei, da vecchio partigiano attento alla geopolitica, è stato il primo a capire qual era la tendenza in atto, cercando accordi al 50 per cento con gli Stati ricchi di petrolio.
Il cambiamento è un bene o un male?
Purtroppo la situazione è peggiorata. I profitti non vanno ai popoli ma a un numero ristretto di tiranni e a quella che, utilizzando una categoria di analisi marxiana, si può definire “borghesia compradora”, profondamente corrotta, che incassa ricche rendite e non investe nello sviluppo, unica possibilità di ridurre l’enorme povertà della popolazione.

http://www.ilghirlandaio.com/copertine/129778/petrolio-sapelli-la-speculazione-anticipa-prospettiva-grande-ripresa/

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