L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 maggio 2015

2015 crisi economica peggiore della 2007/08, sono consapevoli, vorrebbero fermare l'impatto ma sono parte integrante di un Sistema che hanno creato



Il World Economic Forum e le regole sulla finanza. Anche oggi ne parliamo domani

Pubblicato:
WORLD ECONOMIC FORUM


La notizia ha del clamoroso: i massimi dirigenti di alcuni dei più grandi gruppi finanziari del pianeta scrivono un appello a più mani per chiedere una maggiore e più efficace regolamentazione finanziaria. "Il ruolo dei servizi finanziari nella società. Appello a sostegno di politiche macro-prudenziali". Già dal titolo una vera e propria rivoluzione, la fine di quarant'anni di pensiero unico in cui lo smantellamento di regole e controlli è stato un valore a sé stante. Non solo, ma un'inversione di 180 gradi rispetto alle posizioni sostenute dalle stesse persone e istituzioni finanziarie solo pochi mesi fa, quando diversi dirigenti segnalavano che una regolamentazione "eccessiva" avrebbe avuto impatti negativi sui prestiti alle imprese e alle famiglie e sulla crescita economica.

A pochi mesi di distanza, personaggi di primo piano di colossi quali HSBC, Deutsche Bank, Black Rock, UBS e molti altri, tra cui, dall'Italia, Intesa Sanpaolo, Generali e Davide Serra di Algebris, sono invece tra i coordinatori dell'appello pubblicato dal World Economic Forum. Il primo paragrafo enuncia che "la stabilità finanziaria è un bene pubblico critico, e va a beneficio dell'intera società. La regolamentazione macro-prudenziale è un meccanismo importante che potrebbe contribuire alla stabilità finanziaria, riducendo la probabilità e gli impatti di future crisi finanziarie".

Cosa può essere successo? Fulminati sulla via di Damasco? Un pentimento tardivo quanto opportuno? A leggere per intero il documento si capisce che più probabilmente, assecondando il proverbio, il diavolo si è nascosto nei dettagli. All'appello vero e proprio, di quattro paragrafi in tutto, segue una pagina di "considerazioni", scritte più in piccolo, ma almeno altrettanto importanti per capire il senso dell'operazione. Considerazioni che si aprono con un "tuttavia": "è essenziale, tuttavia, che tutti i portatori di interesse siano coscienti dei limiti della nostra conoscenza attuale riguardo l'impatto dell'applicazione di politiche macro-prudenziali, i rischi noti e ignoti che queste potrebbero generare, così come i compromessi che la società di troverà di fronte."

Ecco, regole in teoria sì, ma se si va sul concreto, non facciamoci prendere la mano. Nelle considerazioni si spiega che "non è ancora chiaro come strumenti prudenziali e monetari possano essere efficaci nel limitare il rischio sistemico, e come potrebbero avere impatti sull'economia reale". Si prosegue dicendo che sono necessarie più ricerche, studi di impatto, valutazioni. Per applicare le regole, in altre parole, c'è sempre tempo. Si segnala addirittura che normative pensate o applicate in maniera sbagliata potrebbero essere fonte di aumento del rischio sistemico; potrebbero ridurre la crescita in alcuni settori; potrebbero distorcere alcune dinamiche di mercato.

Andando a leggere per intero l'appello ci si rende conto che la svolta non è stata a 180 gradi, ma probabilmente a 360, ovvero si è tornati esattamente al punto di partenza. Regole "eccessive", disegnate male o applicate male possono danneggiare la crescita, l'economia, la società. Care istituzioni politiche, pensateci bene prima di muovervi, e continuate a studiare.

Rispetto al titolo dell'appello, leggendolo per intero si ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno di quegli spot pubblicitari in cui in primo piano si trova uno slogan che promette miracoli, ma in fondo alla pagina, in un carattere praticamente illeggibile, si dice l'esatto opposto. Pubblicità che offrono automobili di lusso a rate da 99 euro al mese, ma se avete una vista da falco e molta pazienza riuscite a leggere un minuscolo disclaimer in cui dicono che la prima rata è da 10.000 euro, poi le rate da 99 sono a un tasso di interesse da usura, e per finire è prevista una maxi-rata da altri 20.000 euro.

L'appello suona come un mero spot pubblicitario per cercare di recuperare un minimo di credibilità da parte di un sistema nel quale la fiducia del pubblico è ai minimi storici. Siamo d'accordo sul titolo: delle politiche macro-prudenziali, e più in generale delle regole per chiudere una volta per tutte il gigantesco casinò che ci ha trascinato nella crisi sono urgenti quanto necessarie.

Parliamo di separare le banche commerciali da quelle d'investimento; di una tassa sulle transazioni finanziarie; di una seria lotta contro i paradisi fiscali; di limiti stringenti all'utilizzo dei derivati; dell'introduzione di un principio precauzionale in finanza; e l'elenco potrebbe continuare. Peccato che non una di queste proposte - peggio ancora, non una di queste parole - sia presente nell'appello del World Economic Forum. Se davvero la grande finanza intende cambiare strada e avere un ruolo positivo per l'insieme della società, bisognerà fare molto, ma molto di più.

http://www.huffingtonpost.it/andrea-baranes/il-world-economic-forum-e-le-regole-sulla-finanza-anche-oggi-ne-parliamo-domani_b_7311466.html 

Nessun commento:

Posta un commento