L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 maggio 2015

Africa, come nascono i profughi e migranti, accaparramento di terre da parte delle multinazionali


Land grabbing, l’accaparramento della terra altrui


Data 05 May 2015 di
 

Etiopia, Awash, nei pressi di Amibara e la riserva naturale di Aledeghi. Un operaio durante la semina per talea della canna da zucchero. Questo territorio rientra nel progetto di espansione di 20.000 ettari delle piantagioni della compagnia governativa Metahara Sugar Factory, per il potenziamento della produzione di zucchero e biofuel. © alfredobini/cosmos

Un’immagine potente per puntare l’attenzione su un fenomeno nascosto ma che si svolge alla luce del sole. Alla luce del sole africano. Si chiama land grabbing (“terra carpita, accaparrata”) e si riferisce agli accordi aventi a oggetto l’acquisto di milioni di ettari di terreno nei Paesi poveri da parte di multinazionali dell’agribusiness, di potenti gruppi finanziari o di agenzie governative straniere, principalmente appartenenti a Paesi quali l’Arabia Saudita, la Cina, la Corea del Sud, il Qatar, gli Emirati Arabi.
Tale operazione – che in Africa  vede coinvolti paesi come il Madagascar, il Ghana, il Mozambico, il Sudan e l’Etiopia – non mira certo a “nutrire il pianeta” (come vuole il titolo dell’Expo di Milano) bensì ad arricchire le multinazionali che investono e ad avvantaggiare i Paesi ricchi. Il land grabbing si presenta insomma come un’ultima versione del neocolonialismo, che priva della loro terra i pastori e i piccoli coltivatori locali, oltre a comportare l’abbattimento di foreste e il sequestro delle zone di pascolo, l’erosione del suolo, l’accaparramento dell’acqua e la perdita della biodiversità.
Parlarne e raccontarlo non è facile, anche perché spesso è difficile accedere a informazioni dettagliate su espropriazioni e attività delle multinazionali. Entrare nelle vicende di questa realtà è stato il lavoro di anni di Alfredo Bini, fotografo e documentarista. Una testimonianza che sarà ospitata alla Galleria San Fedele di Milano dal 5 maggio fino al 5 giugno prossimo. Il titolo della mostra – a cura di Gigliola Foschi – è “Land grabbing or land to investors?“.
Una mostra fatta di immagini forti, ognuna delle quali rappresenta una storia. Ognuna delle quali è una denuncia. Privare delle fonti d’acqua, disgregare l’agricoltura tradizionale, spostare famiglie e popolazioni, sradicare abitudini e culture. E tutto questo per il profitto di pochi. “Questo è il land grabbing – dice Alfredo Bini – una devastante politica alimentare basata sull’accaparramento delle terre altrui“.

http://vociglobali.it/2015/05/05/land-grabbing-laccaparramento-della-terra-altrui/ 

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