L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 maggio 2015

Africa, come nascono i profughi e migranti, loro multinazionali depredano ed insanguano queste terre

Cento vescovi all'Ue: stop a guerre legate alle risorse minerarie

Una miniera d'oro - EPA
Il Parlamento europeo esaminerà domani la proposta di legge sulla trasparenza nelle importazioni di minerali provenienti dalle zone di guerra. Per l’occasione, oltre cento vescovi hanno lanciato un appello agli europarlamentari perché varino una legge in grado “di porre fine alle guerre legate alle risorse, che hanno rappresentato il 40% di tutti i conflitti globali degli ultimi 60 anni”. I presuli definiscono “intollerabile” il fatto che “alcune compagnie europee sono complici di abusi”. Da parte loro, alcune Ong, laiche e cattoliche, hanno chiesto con una petizione al Parlamento Europeo misure ben più rigorose rispetto alla legge in esame. Ascoltiamo in proposito Enrico Casale, membro dell’ufficio comunicazione Magis-Italia, la rete di missioni sostenute dai Gesuiti. L’intervista è di Federica Bertolucci:
R. - La questione dei minerali insanguinati è un problema che non nasce adesso. Oggi questi minerali vengono estratti in zone di conflitto e vengono esportati verso i Paesi in cui ci sono le produzioni di particolari dispositivi che utilizzano questi minerali. In particolare, la situazione più critica è quella della Repubblica Democratica del Congo perché qui esistono giacimenti di minerali particolarmente preziosi: l’oro, il tantalio, che insieme alla columbite forma il coltan che viene utilizzato nei nostri computer, nei nostri telefonini; e poi stagno e tungsteno che vengono estratti in miniere abusive in cui lavorano uomini, donne e soprattutto bambini. Queste miniere vengono sfruttate da alcune milizie che si combattono all’interno del Congo e che sono sostenute dai Paesi confinanti. Questa situazione è quindi causa di guerra: un conflitto che ha causato circa tre milioni e mezzo di morti negli ultimi venti anni. Per questo, per bloccare questo sistema, gli Stati Uniti hanno approvato nel 2010, la Dodd-Frank, una legge che obbliga gli importatori di questi materiali a dichiarare da dove questi provengono.
D. - Qual è l’obiettivo della petizione che alcune ong, tra cui i gesuiti di Alboan e Magis-Italia, presentano al Parlamento europeo?
R. - L’obbiettivo è fare pressione sugli europarlamentari affinché approvino un testo nel quale diventi obbligatorio per gli importatori dichiarare la provenienza di questi minerali. Il testo che arriverà in Parlamento europeo e che verrà discusso la prossima settimana è molto fragile perché non c’è un obbligo da parte dell’Unione Europea, ma soltanto un inivito a segnalare la provenienza di questi minerali. Successivamente verrebbero pubblicate delle liste con i nomi delle imprese e i luoghi da dove esse si forniscono. Ma è troppo poco: l’obbiettivo è fare pressione sul Parlamento affinché approvi una legge più vincolante.
D. - La Comunità internazionale si sta muovendo?
R. - Da più tempo si sta cercando di porre fine a questi conflitti, quindi, per esempio, esiste una missione Onu nella Repubblica Democratica del Congo che si muove con molta difficoltà in questo teatro. Gli interessi in queste regioni sono molto forti: ci sono spinte interne da parte del governo congolese che non fa nulla per intervenire - e forse non ne ha anche i mezzi - e riprendere il controllo su queste regioni da parte degli Stati stranieri che hanno forti interessi su queste regioni: Rwanda, Burundi, Uganda, Kenya, Tanzania e così via. Poi soprattutto le compagnie minerarie che in questo modo riescono ad ottenere dei minerali preziosi a prezzi bassi e senza dovere le royalty a chi effettivamente ne possiede i diritti, cioè la Repubblica Democratica del Congo.

http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/18/guerre_per_i_minerali,_i_gesuiti_si_appellano_alleuropa/1144030 

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