L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 10 maggio 2015

andare avanti senza valutare come si va avanti, un mantra privo di anima come lo è il governo del corrotto Pd

No Tav, in gioco è la democrazia

Scritto da Davide Amerio*
Pubblicato Domenica 10 Maggio 2015

Non sono i videogame a costruire ragazzi violenti quanto piuttosto la perdita di credibilità di un sistema affaristico e di potere politico che nega loro un futuro bruciando risorse economiche e sterminando il territorio. Replica a Serra

Siamo purtroppo abituati e nulla più ci stupisce. Qualsiasi cosa accada in giro per il paese, se qualcuno scrive da qualche parte “No Tav” sui muri, si scatenano i mastini dei media e di governo per accusare il movimento di insani complotti ai danni della comunità (come se invece i “danni” non fossero commessi da loro). Qualche mente un po’ spregiudicata ha inventato un videogioco che coinvolge i No Tav. In una intervista riportata dal Valsusaoggi, il creatore (Leonard Melchiori) spiega che il gioco è in elaborazione da anni, fa riferimento a lotte locali in diversi paesi, e cerca di prendere in considerazione i diversi punti di vista all’interno delle vicende. Non è necessario usare la violenza per superare i livelli del gioco e il “pegno” è costituito dal numero di feriti nelle proprie fila.
 
Piaccia o meno, giochi che includano scene o situazioni di violenza esistono da anni. Ma qui si parla di No Tav e allora ecco i “valorosi” “Si Tav” scatenarsi. Tra questi l’ex sindaco “olimpico” di Cesana Roberto Serra che con furia, è il caso di dirlo, scrive a Lo Spiffero e sviluppa una serie di tesi che hanno come obiettivo finale quello di incolpare il movimento No Tav anche della creazione di questo gioco. L’esordio dell’intervento offre lezioni di democrazia spicciola: alle minoranze è dovuto un riconoscimento etico, però dopo gli approfondimenti del caso, in una democrazia, si prendono le decisioni e, piaccia o meno, ci si deve adeguare. Se non si rispettano questa sequenza il rischio è “la dittatura della minoranza” (definizione molto amata da certi politici) e gli incitamenti alla disubbidienza conducono all’anarchia!
 
In una decine di righe è possibile riscontrare la fallacia argomentativa su cui poggia il pensiero del nostro sindaco “olimpico”.
 
1) Il riconoscimento alle minoranze non è una questione “etica”; non è una “concessione” o un atto di benevolenza paternalistico. Piuttosto è una condizione necessaria, in democrazia, che funge da cartina di tornasole per le convinzioni della maggioranza. È l’esame delle ragioni dell’opposizione che invalida o meno quanto sostiene la maggioranza. Quando si è convinti di una tesi e la si confronta con un’altra i casi sono due: o la nostra tesi si dimostra errata o ci rafforza nella convinzione di essere nel giusto. Ma il confronto deve essere onesto e leale. Sopratutto intellettualmente e non subordinato a interessi “terzi” che nulla hanno a che fare con la ricerca della “verità” delle tesi.
 
2) Le dittature sono sempre state, storicamente, della “maggioranza” e la definizione “dittatura delle minoranza” è un ossimoro inventato ai tempi del craxismo per delegittimare le minoranze e le loro idee. Nel progresso della filosofia, della storia, della scienza, non è mai esistita una “maggioranza” che abbia cambiato opinione di propria iniziativa; sono le minoranze che individuano le “alternative” e le promuovono, e queste “nuove” idee diventeranno un giorno maggioritarie. Lo schiavismo, lo sfruttamento del lavoro, il feudalesimo, sono stati aboliti grazie a idee “minoritarie”; la definizione dei diritti inalienabili dell’individuo e la democrazia stessa sono conquiste delle minoranze e non delle maggioranze.
 
3) Per questo motivo ogni scuola di pensiero democratica e costituzionale si preoccupa molto, anzi moltissimo, del “diritto” delle minoranze; della libertà di parola; dei meccanismi che consentono a idee minoritarie di essere conosciute e valutate. Perché sono le migliori convinzioni “maggioritarie” date per scontate che possono essere errate.
 
4) Quando si parla di confronto e “approfondimenti” bisogna prima intendersi sul metodo: stiamo parlando del metodo scientifico o di quello politico? Perché c’è una differenza sostanziale: nel primo contano i dati empirici oggettivi, nel secondo pesano le parole usate per “persuadere” la platea e non per scoprire la “verità” delle argomentazioni. Su questo aspetto la lotta No Tav nasce e si sviluppa proprio grazie al rifiuto della politica di analizzare i dati “oggettivi” che smentiscono la necessità della linea Tav.
 
5) Affermare che la “disubbidienza” conduce all’anarchia sconfina poi nel grottesco. Con questo criterio saremmo ancora qui a credere che la terra è piatta e a curare le malattie con le sanguisughe. Impropria è oltremodo l’associazione dell’anarchia (per la quale non nutro particolare propensione al momento) con la violenza tout court. Di sicuro continuerò ad affermare che le radici della violenza si coltivano con la menzogna – e talvolta anche la stupidità - di chi gestisce il potere.
 
Quanto al resto dell’intervento infarcito di un miscuglio psicologico-pedagogico da Bar dello Sport non mi addentro neppure se non ribadendo quanto detto e la considerazione che non sono i giochi a costruire ragazzi violenti quanto piuttosto la perdita di credibilità di un sistema affaristico e di potere politico che nega loro un futuro bruciando risorse economiche e sterminando il territorio; il menefreghismo di certi genitori; una scuola abbandonata a se stessa in un paese in cui chiaramente si vuol privilegiare la scuola privata anziché quella pubblica.
 
*Davide Amerio, Blogger indipendente - Freelance già redattore di Tgvallesusa.it e dubitoergocogito.altervista.org 

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