L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 maggio 2015

Cina e India, due giganti che accrescono la multipolarità

Cina e India tra competizione e rincorsa

Venerdì, 15 Maggio, 2015
Asia
Antonio Armellini


Come sono cambiati i rapporti fra Cina e India con l’avvento di due leader carismatici quali Modi e Xi Jinping?

Il rapporto fra India e Cina si mantiene costante fra competizione e rincorsa. La crescita degli ultimi anni dell’interscambio commerciale fra i due paesi è la dimostrazione di una relazione sempre più stretta, che però mantiene ancora forti elementi di criticità. Infatti non è ancora stato firmato un trattato di pace a seguito degli scontri del 1962 che opposero l’esercito cinese a quello indiano sulla frontiera himalayana.

Modi e Xi Jinping vogliono indubbiamente stabilizzare il contrasto, mossi da una tentazione reciproca di superare la logica del conflitto grazie alla cooperazione economica che rende oggi molto costoso compromettere tale coesistenza. In questo senso ci potrà essere la definizione di rispettive aree d'influenza. D’altronde, sul lungo periodo è improbabile immaginare assetti di stabilità regionali che non si fondino su di un dialogo fra Cina e India.



Via della Seta e Aiib: l’attivismo cinese cosa può portare all’India?

Le recenti iniziative cinesi possono essere considerate come parte di un “Grande gioco asiatico”: sono elementi che vanno legati proprio al tema del riconsiderare le sfere d'influenza regionali di Cina e India. In particolare i cinesi stanno rivedendo di molto la loro proiezione internazionale con uno sguardo rivolto all’Asia centrale e al sud-est asiatico. Ed è proprio in quest’area che si potranno definire le rispettive sfere d’influenza.

Se da un lato l’attivismo cinese preoccupa necessariamente gli indiani, dall’altro ne possono nascere importanti opportunità per rafforzare ulteriormente l’interscambio economico. D’altra parte all’India non può non piacere un’iniziativa come quella dell’Aiib che si pone come alternativa al sistema retto dall’Imf. In questa partita la Cina è stata più rapida degli altri e l’India ne ha approfittato per salire su un carro che le conviene.



Le visite di Xi Jinping e gli accordi commerciali in Sri Lanka, Pakistan e Afghanistan oltre alla crescente influenza cinese in Bangladesh e Myanmar possono causare una “sindrome da accerchiamento” per Nuova Delhi?

La Cina è sicuramente l’ossessione indiana fin dall’indipendenza dall’Impero Britannico e la sua crescente influenza fra i vicini dell’India non è ben vista da Nuova Delhi. L’attivismo viene percepito come antagonista e come reazione l’India sta rilanciando la sua politica estera – la cosiddetta “look East policy” – in modo che possa rispondere all’accerchiamento. La strategia cinese è quella di estendere leve di controllo sull’India attraverso rapporti molto stretti sia con amici storici come il Pakistan sia con paesi come l’Afghanistan grazie al graduale disimpegno americano. L’India ora è impegnata a tenere gli occhi molto aperti sulle iniziative cinesi.

Che ruolo mantengono gli Usa nel rapporto con i due paesi?

Gli Stati Uniti con la politica del presidente Obama del Pivot to Asia hanno investito sull’India come possibile alleato nella politica di contenimento della Cina, ma è possibile che i risultati non siano quelli attesi. Dovendo pensare a come si configurano i rapporti fra questi tre paesi si può immaginare una sorta di "triangolo con addendi". Infatti l’influenza degli Usa nella regione è destinata a decrescere e altri attori possono avere un ruolo. Soprattutto l’Australia sembra aver preso finalmente coscienza del fatto di essere una potenza asiatica con i relativi carichi di responsabilità e non un’altra Europa dall’altra parte del globo. Attorno all’asse Cina-India si profila così un equilibrio composto da due grandi potenze interne - India e Cina, appunto - un grande soggetto esterno come gli Stati Uniti e, infine, potenze di secondo livello come Giappone e Australia.


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