L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 maggio 2015

dall'imbecille al governo non ci si può aspettare altro, è un traditore

Renzi svende le meraviglie d’Italia. Al Salone del libro la denuncia di Settis e Montanari

Renzi svende le meraviglie d’Italia. Al Salone del libro la denuncia di Settis e Montanari
“Italia, salone delle meraviglie” è il titolo della fiera del libro che entra nel vivo al Lingotto di Torino con decine di conferenze dedicate al patrimonio d’arte, alla conoscenza e alla tutela di una tradizione unica al mondo e straordinariamente fusa con il paesaggio. Di tutto questo, e da varie prospettive, parlano al Salone del libro 2015 critici e storici dell’arte, scrittori, archeologi e divulgatori, fino a lunedì18 maggio.
A emergere non sono solo la storia, la fantasia creativa, la lingua viva dell’arte italiana. Ma anche l’ignoranza e le scellerate politiche liberistiche di “de-tutela” messe in atto negli ultimi vent’anni e senza soluzione di continuità dai governi Berlusconi e ora dal governo Renzi.
La denuncia parte da voci autorevoli come quella di Salvatore Settis, ex direttore della Normale e oggi alla guida del comitato scientifico del Louvre. Nel libro Se Venezia muore (Einaudi) denuncia la distruzione della laguna causata in primis dalle grandi navi, vere e proprie navi grattacielo che inquinano e deturpano il paesaggio. Di questa emergenza, ma anche della bellezza di Venezia le cui mura, come un palinsesto, recano iscritti secoli di storia umana, il professore parla domenica alle 17 in sala Rossa, in una lectio che si annuncia affollatissima.
Svolge una critica serrata alla riforma Franceschini voluta dal governo Renzi nel suo intervento al Salone lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che sabato alle 13 in sala Rossa presenta il suo nuovo, sferzante, pamphlet Privati del patrimonio (Eianudi). Un libro in cui il docente dell’Università Federico II di Napoli critica aspramente il modo in cui il governo Renzi apre all’ingresso dei privati nella gestione dei beni culturali, contemporaneamente indebolendo le soprintendenze e il loro ruolo strategico nella tutela, e con lo Sblocca Italia esponendo il paesaggio al rischio di nuove colate di cemento.
Negli anni Novanta provvedimenti di cartolarizzazione e di svendita caratterizzarono le politiche ultra liberiste del centrodestra, ricorda Montanari nel suo libro, richiamando Italia Spa (Einaudi) scritto da Settis nel 2002. Allora anche grazie alla “finanza creativa” di Tremonti fu messo in atto un assalto al patrimonio pubblico che pareva senza pari. Ma ora – denuncia Montanari – è l’attuale consigliere di Renzi, Marco Carrai, a rilanciare l’idea di Italia Spa. «È un circolo vizioso – rileva Montanari -. Si svende il patrimonio pubblico perché non c’è alcuna intenzione di recuperarlo e riutilizzarlo. E la svendita genera nuovo bisogno di costruire. Senza contare che la dismissione di questo tipo di monumenti non va a detrimento delle classi alte. Chi non ha una casa aveva almeno delle case pubbliche: adesso non avrà più neanche quelle».
La traduzione in legge dello Sblocca Italia, di fatto, ha ulteriormente peggiorato il quadro, denuncia lo storico dell’arte: «Perché è stato abrogato il comma di una legge del 2013 che permetteva al ministero dei Beni culturali di intervenire nella scelta dei beni da alienare. Ora il Mibact non ha più nemmeno diritto di parola. Di fronte a tutto questo il ministro Franceschini si sarebbe dovuto dimettere, invece non ha nemmeno protestato. Per assurdo ora gli Uffizi potrebbero essere messi in vendita senza che il ministero possa nemmeno fiatare».
 @simonamaggiorel
 
http://www.left.it/2015/05/15/renzi-svende-le-meraviglie-ditalia-al-salone-del-libro-la-denuncia-di-settis-e-montanari/

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