L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 maggio 2015

Energia nucleare, non riusciamo a smaltire le scorie che ancora abbiamo e qualche imbecille del Pd ancora parla dei referendum


Sogin, cosa può fare l’Italia nello smaltimento delle scorie nucleari per l’Europa

21 - 05 - 2015 Edoardo Petti
Sogin, cosa può fare l'Italia nello smaltimento delle scorie nucleari per l'Europa

Chi c'era e che cosa si è detto nel corso di un seminario sul decommissioning nucleare organizzato ieri dall’Associazione italiana nucleare, dal Centro studi Nens e dalla Fondazione Luigi Einaudi
Il percorso verso la realizzazione del sito che ospiterà le scorie nucleari prodotte dalle ex centrali oltre che dalle attività industriali e medico-scientifiche prosegue nelle tappe prefissate.
Le scadenze per un’opera fondamentale
A inizio gennaio la Società Gestione Impianti Nucleari (Sogin) ha consegnato all’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale la proposta di Carta delle aree potenzialmente idonee ad accogliere la struttura per lo smaltimento del materiale tossico. Testo che ha escluso molte zone del nostro paese non in grado, per motivi geofisici, di garantirne la sicurezza.
È quindi iniziata un’analisi ad opera delle istituzioni ministeriali, in vista della pubblicazione del progetto. Ma il tempo stringe, se è vero che ad agosto il governo italiano dovrà presentare all’Unione Europea un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi. Piano il più possibile dettagliato per costi, infrastrutture, obiettivi.
Il calendario prevede poi un’ampia consultazione con tutti i soggetti coinvolti, fondamentale per la condivisione dell’opera e per l’ufficializzazione del territorio individuato.
Le ragioni di un confronto
Il fattore tempo appare cruciale per il successo di un’iniziativa dalle ricadute significative nel terreno economico e scientifico.
È per tale ragione che l’Associazione italiana nucleare, il Centro studi Nuova economia Nuova società e la Fondazione Luigi Einaudi hanno promosso ieri presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale a Roma una giornata di riflessione e confronto intitolata “Decommissioning nucleare: un’opportunità di domanda e di sviluppo”. Convegno, moderato dal fondatore di Formiche Paolo Messa, che ha visto la partecipazione rappresentanti istituzionali, personalità politiche e di governo, manager industriali.
(LE FOTO DI UMBERTO PIZZI AL SEMINARIO)
Un passaggio fondamentale per la seconda metà di giugno
A partire dall’amministratore delegato di Sogin Riccardo Casale. Il quale ha preannunciato che entro la seconda metà di giugno verrà messa a punto e resa pubblica la mappa delle zone prescelte per l’installazione del deposito.
Per questo motivo Casale ha esortato l’Italia a “fare sistema”. Organizzando tutte le energie coinvolte nello smantellamento delle scorie radioattive. Promuovendo una discussione sul territorio, per accrescere il grado di conoscenza del problema e affermare trasparenza e rispetto di standard qualitativi nell’assegnazione degli appalti per l’opera.
Italia al rallentatore
L’attività di liquidazione degli impianti e dei rifiuti radioattivi, ha rimarcato l’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, costituisce un rilevante punto di incontro tra mercato globale e una realtà italiana forte di notevoli competenze in materia.
Tuttavia, ha osservato il manager, le enormi opportunità di sviluppo per le aziende del nostro paese sono frenate dall’inerzia e rigidità che caratterizzano la gestione degli appalti per il decommissioning.
“No a un approccio liberista”
Ritardi che per l’ex segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani possono essere recuperati tramite una programmazione pubblica in grado di “razionalizzare l’intera filiera del processo di smaltimento”.
Lungi dall’abbracciare una logica di mercato, Bersani ritiene necessaria un’autorità di garanzia autorevole in grado di intervenire sui nodi irrisolti: “Perché non è irrazionale nutrire riserve e timori riguardo il deposito”.
“Referendum scellerati”
Politica industriale per valorizzare il patrimonio di competenze tecnologico-scientifiche e metodo partecipativo per trasformare un problema in opportunità di sviluppo.
La traiettoria prospettata dall’ex ministro dei governi Prodi trova consonanza nel ragionamento del collega di partito e presidente della Commissione Attività produttive di Palazzo Madama Massimo Mucchetti.
Ricordando come “le scellerate iniziative referendarie contro l’utilizzo di energia atomica celebrate nel 1987 e nel 2011 abbiano neutralizzato un comparto industriale di eccellenza”, il parlamentare del Nazareno rivolge l’attenzione alle prospettive dell’Italia nel mercato globale dello smaltimento di scorie radioattive.
“Promuovere una sinergia tra Sogin, Ansaldo e Enel”
La costruzione del deposito unico nazionale, spiega l’ex vice-direttore del Corriere della Sera, costituisce un business appetibile da 2,5 miliardi di euro: “Per attribuire al nostro paese un ruolo prezioso in un’attività con risvolti industriali e scientifici significativi, serve una strategia politica finalizzata a valorizzare le professionalità di Sogin e Ansaldo. Coinvolgendo le stesse competenze di Enel”.
“L’Italia divenga leader europeo nel decommissioning”
L’esigenza di acquisire prestigio internazionale nella progettazione e realizzazione delle strutture per la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari è evidenziata dal parlamentare di Forza Italia Ignazio Abrignani.
A giudizio del quale l’Italia possiede tecnologie di avanguardia utili a livello europeo per varie tipologie di centrali e reattori in attesa di smantellamento.
È questa – rileva l’esponente “azzurro” – la strada più efficace per affrontare il tema nell’ottica dei benefici a favore dei territori, e non più dei costi di manutenzione delle scorie che si riversano nelle bollette elettriche.
“Perché è necessario un dibattito pubblico”
La proposta avanzata dal rappresentante di Fi viene accolta dal sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, favorevole a  introdurre nella legge delega di riforma del Codice degli appalti regole che tengano conto delle caratteristiche dei lavori pubblici per il decommissioning.
Terreno nel quale, afferma l’esponente dell’esecutivo, l’Italia è in grado di colmare il ritardo accumulato rispetto ai paesi occidentali più avanzati.
A una condizione: “Mettere in campo, come in Francia, un débat public capillare e a tappeto con tutti i soggetti interessati. Requisito essenziale perché il governo assuma nei prossimi mesi una responsabilità limpida per scelte ampiamente condivise”.

 http://www.formiche.net/2015/05/21/sogin-decommissioning-nucleare/

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