L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 maggio 2015

Francesco e i gesuiti

Il mistero Bergoglio

Il gesuita argentino che parla al cuore delle persone e rompe i tabù millenari di Santa Romana Chiesa,dimostra di avere tutte le caratteristiche per rivoluzionare il mondo cattolico.


Pronto? Signora Rosalba buongiorno, sono Papa Francesco". La signora Tomassoni di Pesaro, mamma di un giovane imprenditore ucciso nel giugno scorso, stentava a credere che non si trattasse di uno scherzo. Al telefono c'era il Papa. Lo stesso Papa che ha telefonato a un ragazzo di Pinerolo affetto da distrofia muscolare, a una donna argentina vittima di uno stupro, alla commessa di una libreria di via della Conciliazione a Roma.

Le telefonate del Papa sono diventate un caso giornalistico. Quello che ha fatto il Pontefice è, rispetto a tutti i suoi predecessori, qualcosa di eccezionale, ma diventa meno eccezionale se ci fermiamo a riflettere sul fatto che il Papa è un gesuita al 100%.
 
Papa Francesco e i suoi "compagni" (così si autodefiniscono i gesuiti) da 473 anni rappresentano il nucleo più anticonformista e rivolto al sociale di tutta la Chiesa Cattolica Romana: un'avanguardia di cultura, di integrazione e di apertura al dialogo anche al di fuori dei confini della Chiesa, che non ha eguali rispetto a tutti gli altri ordini religiosi.

Nel mezzo millennio della loro esistenza, i gesuiti sono stati guardati con sospetto, spesso tenuti ai margini del potere ecclesiale o, addirittura, perseguitati (come nel Sei-settecento durante la guerra dei Guaranì che li vide reagire militarmente ai tentativi spagnoli di oppressione degli indios del Paraguay) o esiliati (nel 1773, su richiesta dei "cattolicissimi" re di Portogallo, Spagna, Francia e Napoli, la Compagnia venne sciolta dal Papa Clemente XIV e verrà riammessa nel corpo della Chiesa nel 1814).

I gesuiti sono stati sempre una presenza scomoda nell'universo cattolico. Hanno investito nella cultura, nella scienza e nel sociale come elementi pratici di apostolato semplice e accessibile. Al secondo processo contro Galileo Galilei nel 1621, si schierarono a difesa dello scienziato pisano, accusato di eresia per il suo saggio sul Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Il gesuita Melchior Inchofer, un grande matematico, tentò di salvarlo dagli strali del Santo Uffizio dichiarando che tutte le accuse contro di lui erano "inconsistenti".

Padre Matteo Ricci da Macerata, inviato alla fine del Cinquecento in Cina per compiere apostolato, trascorse vent'anni a studiare la lingua, percorse tutto il difficilissimo cursus studiorum che consentiva l'accesso al mandarinato e divenne consigliere dell'Imperatore. Oggi è sepolto a Pechino in uno dei recinti imperiali con il nome di Li Madou Xitai.
 
Nonostante i loro successi in campo teologico, scientifico, filosofico ed educativo, per quasi cinquecento anni i gesuiti sono stati tenuti accuratamente lontani dalle leve del potere della Chiesa di Roma. Perché? Perché sono intellettualmente onesti e sufficientemente spregiudicati da mettere in crisi, se vogliono, qualunque centro di potere, laico o religioso, non con la violenza ma con l'esempio e con il ragionamento.

Guardiamo come si è comportato Papa Francesco di fronte alla possibilità di un attacco armato americano e francese contro la Siria. Invece di fare appello al pacifismo di maniera che spesso caratterizza gli appelli "contro la violenza", il Papa ha contribuito in modo fondamentale a fermare l'escalation militare con una semplice e dura accusa di carattere politico: "le guerre fanno comodo soltanto ai mercanti di cannoni". Che sia un uomo fuori dal comune lo dimostra il fatto che al termine dell'angelus che chiudeva una veglia di digiuno per la pace, ha augurato "buon appetito" ai 250mila fedeli presenti in Piazza San Pietro.

Insomma, chi è Bergoglio? Un eccentrico buontempone? Un uomo semplice che si diverte a fare impazzire la sua scorta? Niente di tutto questo. Papa Francesco è soltanto un lucidissimo "cervello gesuita". Se visitiamo il bellissimo sito web della Compagnia (www.gesuiti.it), troviamo nelle numerose schede chiare e sintetiche tutti i fondamenti teoretici che sono alla base del comportamento quotidiano del Papa gesuita.

Il Papa rifiuta di andare a vivere nei lussuosi appartamenti pontifici? Ecco cosa dicono i gesuiti: "Noi ci immergiamo nel cuore del mondo, le nostre case sono spesso situate nel cuore delle città piuttosto che in campagna o in luoghi isolati, sono residenze piuttosto che conventi o monasteri. Anche il nostro modo di vestire è inusuale. a seconda delle circostanze valutiamo come è più appropriato presentarsi alla gente. La nostra missione nasce dall'ascolto attento e discreto del contesto in cui viviamo".

Il Papa saluta la piazza dicendo "buonasera"? Fa filtrare attraverso la voce di un suo collaboratore che il celibato dei preti non è un dogma? Ecco la teoria ufficiale della Compagnia: "La nostra concezione del mondo è decisamente ottimistica: tutto può essere trasformato in occasione favorevole per aprirsi alla grazia, anche le contraddizioni e gli errori. andare a fondo nelle questioni non significa trovare una risposta a tutto, significa dialogare pazientemente con le domande che in ogni epoca abitano nel cuore dell'uomo.".

Sono strani i gesuiti. Nel 1660 un gesuita laureato in Fisica ha inventato la distillazione delle vinacce, quindi l'acquavite e i suoi derivati. Nel 1683 i gesuiti hanno piantato le prime vigne in California, producendo il pregiato Novitiate Jesuit Wine Black Muscat. Sul loro sito , lo sfondo della sezione storica è rappresentato da un affresco greco antico che raffigura atleti nudi in gara, mentre la sezione dedicata al fondatore della Compagnia, Sant'Ignazio, ha come sfondo l'immagine dell'atleta nero Jessie Owens, ai blocchetti di partenza della gara dei 100 metri piani alle Olimpiadi di Berlino.

Sono strani i gesuiti. Se scorriamo gli indici della loro rivista mensile "La Civilità Cattolica" (edita nel 1850, la prima rivista pubblicata in Italia in assoluto) troviamo trattati, tutti nello stesso stile semplice, chiaro e sintetico, gli argomenti più strani e disparati: dall'arte contemporanea alle recensioni cinematografiche, dalla politica cinese alle ultime scoperte della fisica, dalla storia alla politica alla letteratura alla medicina. Una rivista "religiosa", piena di argomenti laici, con una peculiarità: per una norma interna mai violata, sulla rivista possono scrivere soltanto padri gesuiti. È la dimostrazione di come per comprendere il mondo e tentare di migliorarlo, la Compagnia imponga ai suoi religiosi standard culturali, scientifici e accademici decisamente straordinari.Ed è proprio alla "sua" rivista che il Papa ha concesso un'intervista, per alcuni versi straordinaria, nella quale non ha esitato ad affrontare temi spinosi come l'aborto e il divorzio in termini decisamente "rivoluzionari".

Un ordine che individua nella cultura uno strumento di apostolato non poteva non dedicare le sue energie all'istruzione non soltanto primaria e secondaria, ma anche universitaria e accademica. Nelle università, nei licei e nelle scuole rette dai gesuiti, i padri sono coinvolti nell'insegnamento di tutte le materie, a tutti i livelli. Non si limitano all'insegnamento della religione o della teologia, ma operano a tutto campo. Tutti i comportamenti, le parole e le riflessioni scritte del nuovo Pontefice sono coerenti con le regole della Compagnia e con i suoi quasi cinquecento anni di storia. Bergoglio è un gesuita a tutto tondo, e se non interverranno imponderabili fattori esterni e paralizzanti reazioni conservatrici della Curia Romana, "rivoluzionerà" dalle fondamenta la Chiesa di Roma così come l'abbiamo finora conosciuta.

Intanto, negli ultimi mesi le donazioni alla "Caritas" in America Latina sono cresciute del 30% e, secondo un sondaggio "Demopolis" commissionato da "La Repubblica", Papa Francesco ha il sostegno del 97% dei cattolici (e fin qui niente di strano), ma anche del 67% di non cattolici e di non credenti. Dopo sei mesi di "lavoro", non è poco.

Fonte: LookoutNews

http://italintermedia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=82374&typeb=0&Loid=226&Il-mistero-Bergoglio

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