L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 maggio 2015

gli Euroimbecilli insistono nascondono la testa nella sabbia come gli struzzi

Il Destino dell’Unione Europea: Ecco i Due Eventi che Potrebbero Sancirne la Fine

Pubblicato da: Giuseppe Briganti in Economia il 10 maggio 2015



Mentre l’Unione Europea rischia di affondare, c’è chi esprime ottimismo. Un ottimismo forse forzato, che trova la sua ragione d’essere nella necessità di non gettare nel panico un intero continente. E’ l’ottimismo di Mario Draghi, che in una nota recapitata ai parlamentari europei (che si erano lasciati andare a cupe ipotesi) ha negato la possibilità che la Grecia esci dall’euro, e soprattutto l’eventualità di un dissolvimento della moneta unica. “Non intendo prestarmi a speculazioni sugli scenari descritti nella vostra lettera; lasciatemi sottolineare che l’irreversibilità dell’euro ha fatto parte dell’architettura dell’Unione europea fin dal Trattato di Maastricht e il ritiro di uno Stato membro dall’euro non è previsto dai trattati”.

Eppure pesanti nuvole si stanno addensando nei cieli dell’Unione Europee. Nuvole che segnalano una tempesta in arrivo, per giunta più forte del previsto. Che le trattative tra Grecia e UE si sarebbero rivelate difficili, era risaputo. Che persino il Regno Unito si sarebbe rivoltato contro l’Europa, questo non era stato affatto messo in conto. Certo, i segnali negativi si susseguono da qualche anno, ma questi sono sempre provenuti da partiti (vedi l’UKIP di Farage) ai margini dell’attività di Governo. A tuonare contro l’attuale assetto europeo è ora David Cameron, che in virtù delle ultime elezioni britanniche, potrà formare un esecutivo di soli conservatori. Il primo ministro ha annunciato un referendum entro il 2017. Un referendum che ha lo scopo di mettere in discussione il rapporto tra Regno Unito e Unione Europea. Secondo alcuni, ad essere in discussione è addirittura la permanenza dei britannici nel massimo organismo comunitario.

L’allarme è già scattato. Il presidente del Consigli Europeo Donald Tusk ha dichiarato di recente: “Conto che il governo britannico perori la causa della permanenza del Regno Unito nell’Ue. Una Unione migliore è nell’interesse non solo della Gran Bretagna, ma di tutti gli Stati membri”. Più diretto il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che si è rivolto direttamente a David Cameron. “Sono pronto a lavorare con Lei per raggiungere un equo accordo per il Regno Unito e l’Ue e attendo con ansia le Sue idee e proposte a riguardo”.
Rimane caldissimo l’altro fronte, quello della Grecia. Molti elementi giocano a sfavore dei negoziati, e avvicinano l’ipotesi fallimento – questo volta definitivo. In primis, le divisione politiche tra gli attori in campo: la coppia Tsipras-Varoufakis condivide ben pochi lavori con la Troika. In secondo luogo, gli asti personali che compromettono i rapporti tra gli attori del negoziato (Varoufakis è stato insultato più volte). Infine, gli evidenti limiti tecnici che, a più livelli, ostacolano la ricerca di un compromesso. Non è un caso che il mercato ritenga sempre più probabile la Grexit.

Nella peggiore delle ipotesi, Grecia e Regno Unito usciranno dall’Europa – la prima sicuramente in un modo più spettacolare e aprendo uno scenario in pieno stile “salto nel buio”. Nella migliore delle ipotesi, le pressioni in questo senso, destabilizzeranno i mercati e daranno nuova linfa a quel particolare tipo di investitori (o per meglio dire di speculatori) che giocano al “tanto peggio tanto meglio” e che sulle disgrazie europee prosperano, come hanno fatto nel corso delle ultime due crisi greche e dalla crisi del debito europeo del 2011-2012.

https://www.webeconomia.it/destino-unione-europea-eventi-fine/6148/

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