L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 maggio 2015

Infrastrutture digitali, fibra ottica, quell'imbecille di Renzi


Rai e banda larga: il “braccio di ferro” Renzi-Telecom (seconda puntata)

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Se dentro Telecom la confusione regna sovrana, in attesa dell’ingresso a fine giugno del gruppo Vivendi di Vincent Bollorè, anche la Rai non sta molto meglio. Qui, si aspettano i nuovi vertici (con la nuova governance studiata dal governo o con la vecchia legge Gasparri) e intanto si studiano le mosse del principale competitor, cioè Mediaset.

Non è un mistero che Bollorè sia considerato molto vicino a Silvio Berlusconi. Se non direttamente, almeno attraverso la comune amicizia con Tarak Ben Ammar, altro grande manovratore dell’amplissimo universo delle telecomunicazioni.
L’incombente introduzione della banda larga è destinata a rivoluzionare i contenuti dei prodotti televisivi e quindi ad incidere profondamente sui vecchi equilibri del duopolio italiano, già messo in discussione dal crescente successo di Sky e dal risanamento di L7 da parte di Urbano Cairo. I confini del mercato pubblicitario diventano sempre più precari e la crisi di questi anni ha distribuito una pioggia aggiuntiva di preoccupazioni.
Qualcuno, nei giorni scorsi, ha azzardato l’ipotesi che l’arrivo di Bollorè in Telecom possa preludere ad un accordo proprio con Mediaset. La maggior parte degli osservatori tende ad escludere un’eventualità del genere, preferendo attendere di vedere prima come si definirà la probabile cessione di Mediaset Premium. Ma l’eventualità non è stata comunque esclusa a priori.
Quanto alla banda larga, il colosso telefonico resta per il momento fermo sulle proprie posizioni di partenza: se si deve passare – come vuole il governo – attraverso Metroweb, allora Telecom intende acquisire subito la maggioranza della società, per poi poter rapidamente arrivare al 100%. Ma l’azionista pubblico, cioè la Cassa Depositi e Prestiti, da quest’orecchio non ci sente e punta ad un coinvolgimento anche degli altri operatori telefonici sul territorio nazionale. Eventualità che Telecom esclude categoricamente, convinta di poter fare tutto da sola e di arrivare ad introdurre la banda larga in Italia addirittura entro il 2017 (traguardo obiettivamente impossibile da raggiungere, anche se si partisse domani).
ENEL, da parte sua, si è tirata fuori dalla contesa. “Sulla telefonia, abbiamo già dato”, è la battuta che si attribuisce all’ad Francesco Starace, che però sa benissimo di non potersi sottrarre ad un eventuale coinvolgimento per la semplice “posatura” dei cavi di fibra ottica qualora il governo glielo dovesse chiedere, stanco del “braccio di ferro” con Telecom. E quell’operazione di sostituzione dei contatori elettronici, per la quale sono stati stanziati tre miliardi di euro, sembra fatta apposta per sfruttare le squadre d’intervento del colosso energetico, a prescindere se la banda larga tanto cara a Renzi arriverà percorrendo viale Telecom o corso Metroweb.

http://www.lultimaribattuta.it/26634_26634

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